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Oggi, sul Sole, una analisi di Claudio Tucci evidenzia tutta l’inconsistenza del frastuono propagandistico con cui un esecutivo di treccartari sta cercando di ficcarvi in gola il fatto che l’economia del paese sta producendo occupazione aggiuntiva. Conoscere per deliberare, come sempre.

Un interessante contributo su beyondbrics del Financial Times getta luce sullo strano fenomeno della fascinazione culturale (che in alcuni casi si volge in azione sul terreno) che molti movimenti di estrema destra come di estrema sinistra (più in generale il denominatore comune sembra essere l’ultranazionalismo) europea nutrono per la Russia di Vladimir Putin.

Oggi sul Corriere, Antonella Baccaro intervista Roberto Perotti, economista bocconiano che affiancherà Yoram Gutgeld nella sempiterna “ricognizione” della spesa pubblica, per individuare aree di contenimento e razionalizzazione che possano evitarci di dover alzare, dal primo gennaio 2016, le imposte indirette per 12,4 miliardi di euro. Diciamo subito che le risposte di Perotti lasciano lievemente perplessi, e soprattutto danno quella spiacevole sensazione di eterno ritorno che da ormai molti anni caratterizza l’argomento.

Come informa Istat, a gennaio 2015 il fatturato dell’industria, al netto della stagionalità, diminuisce dell’1,6% rispetto a dicembre, registrando flessioni dello 0,9% sul mercato interno e del 3,1% su quello estero. Per gli ordinativi industriali totali, invece, si registra una diminuzione congiunturale (cioè mensile) del 3,6%, sintesi di un aumento dello 0,7% degli ordinativi interni e un calo del 9,0% di quelli esteri. Non essendo noi degli agitatori saltellanti delle prodezze del renzismo, siamo consapevoli che un dato non fa una tendenza. Ma ci sono anche altre cose di cui siamo consapevoli.

Oggi, sul Sole, un articolo dell’ottimo Morya Longo mette l’accento sull’apparentemente insufficiente afflusso di risparmio privato italiano all'”economia reale”, stimato in circa il 10% dello stock totale. Il tema è piuttosto delicato, e rischia di prestarsi a letture strumentali da parte del potere politico, soprattutto nell’attuale congiuntura del nostro paese. Anzi, no: la strumentalizzazione è già in atto.

E’ finalmente stata attivata la convenzione tra il Ministero dell’Economia, quello del Lavoro e l’Associazione bancaria italiana per i finanziamenti agevolati alle imprese che erogheranno per un triennio in busta paga il Tfr maturando ai lavoratori che ne faranno richiesta. Le linee guida sono costruite in modo nel complesso pulito, ferma restando l’ineliminabile complessità degli adempimenti. Il problema è che, come ampiamente prevedibile (e previsto) si crea un rischio potenziale in capo all’Inps, cioè al contribuente.

Scolpita oggi dal viceministro dell’Economia, Enrico Morando:

“Dobbiamo ridurre la pressione fiscale specifica sul lavoro e sulle imprese per renderla, nel 2018-2020, analoga per dimensioni a quella della Germania”. Lo ha detto, nel corso di un convegno, il vice ministro dell’Economia Enrico Morando, spiegando che “per raggiungere questo obiettivo dovremmo rinunciare a 36-37 miliardi di gettito annuo. Sono tanti ma sono poco più di 2 punti di Pil. Abbiamo iniziato questa strada attraverso diverse misure, il passo nella direzione giusta è stato fatto ma la strada è aperta, dovremo tenere il passo fermo per altri 3 anni”

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