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Ieri è stato pubblicato il mensile Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria. E porta buone notizie virtuali. Che tuttavia appaiono decisamente sopra le righe, a meno che non ci sfugga qualcosa. In attesa di precisazioni e condizionalità, vediamo alcuni dati che ci lasciano perplessi.

Caro Massimo,

poiché mi hai confidato di leggermi da anni, credo tu sappia o intuisca che non ho un carattere semplice. Uno dei miei peggiori difetti è quello di non riuscire a credere alle fiabe, per quanto mi sforzi. C’è poco da fare, proprio non mi viene. Eppure sarebbe così semplice, stare al gioco ed attendere diligentemente di essere cooptato dal “sistema”.

In attesa che inizi il negoziato tra il nuovo governo greco di Alexis Tsipras e la Ue sull’eventuale debt relief per Atene, numeri e grafici mostrano che entrambe le parti possono farsi molto male, se solo si impegnano. E forse non servirà neppure impegnarsi troppo, per fare precipitare la situazione.

Dopo la pillola di questa mattina, è d’uopo la versione estesa:

Inviando a Tsipras le «congratulazioni per una vittoria netta», Serracchiani ricorda al nuovo Governo greco che «grazie al lavoro svolto durante il semestre europeo sono stati conseguiti risultati importanti, anche per la Grecia, come il quantitative easing, il piano Juncker, la parità euro-dollaro e soprattutto un approccio più flessibile ai tempi di rientro dal debito»

Ma sia chiaro che questa di Debora Serracchiani è una lettura del tutto parziale e gravemente riduttiva dell’azione del governo Renzi.

Dopo lo spettacolare scatto delle quotazioni delle banche popolari che dovranno convertirsi da cooperative a SpA per volere del governo, si sono immediatamente levati cupi brontolii di insider trading, in particolare con riferimento al caso, piuttosto delicato, della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio. Si fa presto a dire insider, però. E comunque, uno sguardo rigorosamente esterno e basato su dati pubblici magari aiuta.

Oggi tutta la stampa italiana richiama la stima dell’impatto del QE della Bce sulla crescita del nostro paese elaborata dal Centro Studi Confindustria. Sono numeri molto vigorosi, tanto più se partiamo dal fatto che il Fondo Monetario Internazionale ha segnalato il rallentamento facendo girare il proprio modello già in presenza del deprezzamento del cambio dell’euro e del continuo calo dei rendimenti nominali sui titoli di stato.

  • E venne il QE della Bce. Bravo (come sempre) Draghi, ma servirà?
  • Un ministro Ogm: è un’anguilla che parla, non sempre secondo logica;
  • Si avvicina il momento in cui le Regioni dovranno decidere sui tagli ad esse assegnati dalla legge di Stabilità. La probabilità che tutto si risolva in nuove tasse locali è altissima;
  • Euro debole e petrolio dimezzato. Eppure la crescita italiana continua ad essere inesistente. Qualcuno ha detto crescita?
  • Il governo Renzi tenta di trasformare in spa le maggiori banche popolari italiane. In astratto andrebbe anche bene, sono le motivazioni ad essere (al solito) fantasiose ed inconsistenti;
  • Temevamo la rinascita dell’Iri, rischiamo quella della Gepi: per giunta tirando giacchetta e portafoglio ai fondi pensione;
  • Dopo lo shock sul franco svizzero, si contano le vittime. Dell’irrazionalità, soprattutto;
  • Liquami d’Italia: eravamo invidiosi degli integralisti di religioni altrui, ora tentiamo di recuperare;

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