Andrà molto peggio, prima di andare meglio

I gemelli del teatrino volante

L’ultima riedizione della crisi infinita di Alitalia sta inducendo un florilegio di dichiarazioni, interpretazioni, teorizzazioni che confermano che il Bar Sport Italia è sempre stracolmo di avventori. Dai romantici di sinistra, che ritengono di intravvedere nel no al referendum da parte dei lavoratori Alitalia l’ennesima alba della Nuova Era Progressista, ad editorialisti che riescono ad assimilare questo no a quello al referendum costituzionale del 4 dicembre, per motivi che ci sfuggono. Fino al sindacalismo di base, che mira a nazionalizzazione e, per i più spericolati, anche autogestione (inclusi chitarra e rutto libero, presumiamo). Poi c’è la politica, col suo codazzo di guitti smemorati e strateghi che plasmano il loro quotidiano lancio d’agenzia e di post sui blog in funzione dei borborigmi che sfiatano dai sondaggi.

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Buone notizie all’italiana: l’Iva diminuisce. Aumentando meno del previsto

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

ma, insomma, l’Iva aumenta o non aumenta? No agli aumenti di tasse, ha “tuonato” l’ex premier ed ex segretario del partito di maggioranza quando il Ministro dell’economia, non sapendo come fare per eliminare le clausole di salvaguardia che scatteranno il prossimo anno, aveva evidenziato l’opportunità dell’incremento dell’Iva, per finanziare la riduzione del prelievo Irpef sulle buste paga dei lavoratori.

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Benessere equo e sostenibile, l’indice che prova a nascondere la crescita zero

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La legge 163/2016 di riforma del bilancio dello Stato ha introdotto gli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) nel ciclo della programmazione economica e di bilancio. La funzione di tali indicatori dovrebbe essere quella di impegnare il governo a guardare oltre la stima “bruta” del Pil e delle sue variazioni, considerando le “dimensioni del benessere”. Questa innovazione, per il modo in cui viene presentata da più parti, politiche e sociali, appare il prodotto di spinte anti mercato, quando non più propriamente anticapitaliste, che spesso invocano in modo strumentale i presunti “padri nobili” del concetto di benessere equo e sostenibile.

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Rating, cosa bolle in pentola? La rana italiana

Dopo che l’agenzia di rating Fitch ha abbassato il merito di credito sovrano del nostro paese a BBB con outlook stabile, da BBB+ e outlook negativo, è iniziato l’abituale latrato pavloviano sul complotto di oscure forze del Male contro la Penisola. Nulla di nuovo sotto il sole, solo i soliti riflessi condizionati di rane in corso di bollitura in pentola.

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Il settimanale – 22/4/2017

Rassegna Stampa

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Le Belve e la consulenza finanziaria

Alla settima edizione del Forum Nazionale sulla consulenza finanziaria, organizzato da Ascosim, intervento di Oscar Giannino, Carlo Alberto Carnevale Maffè e del vostro titolare. Le sfide della consulenza indipendente, nel momento in cui il legislatore tenta di accompagnare il processo di “debancarizzazione” della gestione del risparmio ma declina l’intervento in modo differente dall’esperienza prevalente estera, concentrandosi su piccole e medie imprese domestiche. In un simile contesto, i risparmiatori rischiano non poco, stretti tra la droga fiscale dei nuovi Piani individuali di risparmio (Pir), il forte appetito delle reti di vendita a costruire prodotti di risparmio gestito ad elevate commissioni di gestione, spesso senza giustificazione ma al solo scopo di catturare per sé il beneficio fiscale, l’enorme bias domestico dei Pir, che rischia di mandare a monte l’esigenza di diversificazione in portafogli che non sono esattamente modelli in tal senso.

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Codice dei contratti pubblici, una riscrittura che non convince

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

il tanto celebrato nuovo codice dei contratti pubblici, che avrebbe dovuto rilanciare l’edilizia e l’economia, giunge ad un anno esatto dal suo iniziale varo ad un correttivo di ben 131 articoli su 220. Si ha quasi la sensazione che se a 365 giorni di distanza dall’entrata in vigore di una norma se ne corregga il 59,54% delle disposizioni in cui essa è articolata, probabilmente il testo iniziale non fosse di eccellente qualità. Sensazione confermata dalle lagnanze presentate praticamente subito dopo la sua entrata in vigore degli addetti ai lavori sulla solo presunta, ma per nulla verificata, capacità di rilanciare gli investimenti nell’edilizia.

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Nuove meravigliose idee per ridurre il debito pubblico

Sul Corriere compare una “analisi” sulla riduzione del peso del debito pubblico a mezzo di inflazione, relativamente all’ipotesi di scambio tra aumento Iva e riduzione del cuneo fiscale, avanzata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Si tratta di uno di quei non rari momenti in cui vorremmo che in questo paese non si parlasse di economia, se i risultati finiscono ad essere questi.

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Assegno di ricollocazione, se questa è una sperimentazione

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

in un recente post, l’ottimo Luigi Oliveri ha esaminato una serie di profili attinenti all’assegno di ricollocazione, partendo da uno scritto di Pietro Ichino. Prendo le mosse dal medesimo scritto per svolgere qualche altra considerazione, ma non sullo strumento – su cui Oliveri si è già espresso esaustivamente – bensì sulla sperimentazione di cui esso è oggetto. Quando il 7 febbraio scorso Ministero del Lavoro, Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) e Amministrazioni regionali raggiunsero l’accordo sulle modalità operative della sperimentazione dell’assegno di ricollocazione – intervento di politica attiva ai sensi del d.lgs. n. 150/2015, attuativo del c.d. Jobs Act – sembrò che, per una volta, anche i regolatori nostrani intendessero operare in conformità ai migliori standard internazionali (l’evidence-based impact assessment è previsto dalla Commissione Europea tra i principi di better regulation, nonché raccomandato in sedi internazionali, in quanto funzionale a qualità e trasparenza delle scelte di regolazione).

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Padoan e il baratto della dannazione

Nel clima spensierato della Pasqua è passata pressoché inosservata (ma domani tornerà a fare increspare le acque della nostra dichiarazia in decomposizione) l’intervista del Messaggero al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Il quale, dopo tre anni trascorsi a prestare una patina di rispettabilità tecnocratica al renzismo (ed affondare in parallelo la propria reputazione), sta progressivamente emancipandosi dal committente, attirandosene gli strali. A questo giro, Padoan rispolvera i “testi sacri” dell’economista per lanciare un’idea che sa di muffa ma che potrebbe non aver alternative, oltre ad essere probabilmente una sorta di moneta di scambio con la Commissione Ue.

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