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Come segnala Istat, a maggio gli occupati diminuiscono dello 0,3% (-63 mila) rispetto al mese precedente. Il tasso di occupazione, pari al 55,9%, cala nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali. Rispetto a maggio 2014, l’occupazione cresce dello 0,3% (+60 mila) e il tasso di occupazione di 0,3 punti.

Dopo la decisione del premier greco Alexis Tsipras di convocare un referendum popolare per consentire ai cittadini di esprimersi sull’ultima proposta dei creditori, è opportuno tentare di chiarirsi le idee su quanto accaduto e su quanto potrà accadere in Grecia, in queste ore di banche chiuse e controllo dei movimenti di capitale. E dopo aver letto e sentito commenti che spaziano dall’idealismo naif con venture utopistiche sino a forme di strumentalizzazione politica domestica che sono sinceramente ributtanti, per cinismo. Ma quello che tutti dovremmo avere chiaro è che qui siamo tutti sconfitti, pesantemente.

  • L’ennesima settimana della Grecia, sempre più stato fallito (in senso civile ed istituzionale, non solo economico), e che necessita di una rifondazione statuale che non verrà dall’estenuante negoziato con i creditori internazionali;
  • Se pensate che l’accecamento ideologico ed il distacco dalla realtà siano solo dal lato dei creditori della Grecia, ripensateci;
  • Grandi alchimie dei nostri tempi: un paese dollarizzato che potrebbe essere tentato di “stampare” moneta;
  • Non solo bad bank: un interessante esperimento, senza soldi pubblici;
  • Pensate se le banche dati della pubblica amministrazione si parlassero. Certo, come no;
  • C’era una volta, purtroppo c’è ancora: un elettorato che si beve di tutto e di peggio;

Ma voi ricordate la celebre promessa/aspirazione/obiettivo di Matteo Renzi, quando il medesimo stava dando la scalata al Pd, al Paese ad al governo? Un magico mondo di “banche dati che comunicano tra loro”, la fine dell’evasione fiscale ma anche della burocrazia asfissiante che spinge a moltiplicare le comunicazioni alla pubblica amministrazione, centrale e locale. “Una terra promessa, un mondo diverso dove crescere i nostri pensieri”, avrebbe detto Eros Ramazzotti. Sfortunatamente, le cose non sono cambiate granché (ehi, ma serve tempo, no?), e capita ancora che alcune amministrazioni pubbliche mettano dei simpatici ostacoli tra i cittadini e la promessa di minori tasse. Basta annunciare sconti fiscali in nome di “equità” e “socialità”, e l’intendenza (non) seguirà.

Torniamo ad occuparci dell’Ecuador, il paese talmente sovrano da essere felicemente dollarizzato dopo reiterati drammatici fallimenti di politica economica nel corso dei lustri. Riepilogo delle puntate precedenti: l’Ecuador ricava dall’export di greggio circa metà dei propri introiti in valuta e circa un terzo delle entrate fiscali. Come detto, il paese è dollarizzato dal 1999, dopo l’ultimo episodio di iperinflazione (non ditelo a Grillo, però). Che accade ad un paese del genere quando si produce uno deterioramento nelle ragioni di scambio, ovvero il prezzo del greggio cala?

Dopo un estenuante e spesso surreale negoziato, la Grecia ed i suoi creditori (Ue, Bce, FMI) avrebbero trovato il punto d’equilibrio e compromesso su un pacchetto di misure che tutto sono tranne che “riforme strutturali”. More of the same, direbbero gli anglosassoni. E’ il peccato originale della Troika, non solo della Grecia e dei suoi governanti pro tempore. Ed è anche l’evidente limite democratico degli attuali trattati europei. Come finirà? Male.

Che accade quando un paese scivola nel caos economico, che porta con sé quello istituzionale, sociale e civile, e vive immerso in una sensazione permanente di collasso imminente? Che le persone si sentono legittimate e giustificate a smettere di adempiere ai propri doveri di cittadini inseriti in un tessuto comunitario. E non parliamo di stato di necessità, badate. Parliamo di quel feeling da “tutti a casa” che segna la dissoluzione di una entità statuale e che può essere recuperato solo con un nuovo paradigma, che spesso nasce dal sangue e dalla sofferenza.

(Nota preliminare dovuta: questo post non è una marchetta ma solo una serie di considerazioni di buonsenso, a fronte di una iniziativa che sulla carta appare interessante)

Come segnala il Sole 24 Ore, sta per partire il progetto che vede coinvolte Intesa Sanpaolo ed Unicredit in quella che impropriamente è stata definita una bad bank ma che in realtà è qualcosa di molto più ambizioso: un esperimento che si colloca al confine del private equity, e che mira di fatto a disincagliare crediti fornendo mezzi finanziari e competenze per gestire ristrutturazioni aziendali.

Oggi sul Corriere c’è una meravigliosa intervista a Vasilis Vasilikos, lo scrittore autore del libro “Z, l’orgia del potere“, in cui si narra la presa del potere dei Colonnelli, in Grecia a fine anni Sessanta, e da cui Costa-Gavras trasse uno splendido film con Yves Montand, Irene PapasJean-Louis Trintignant. Lasciando da parte gli indubbi meriti narrativi e la patente democratica di Vasilikos, non è chiaro se alcune sue risposte all’intervista siano uno scherzo o una drammatica e grottesca deformazione della realtà. Tipico male degli idealisti, o della loro versione bacata, i populisti.

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