Andrà molto peggio, prima di andare meglio

San Mario e l’avanzo primario

Economia & Mercato/Italia

Gli ultimi dati Istat, riferiti al mese di marzo e relativi sia all’attività manifatturiera che al commercio al dettaglio, vanno letti con alcune accortezze statistiche, ad evitare di trarre conclusioni affrettate. Ma quello che trova conferma, su altri dati, è che, senza l’azione di Mario Draghi, questo paese sarebbe già colato a picco da tempo. Anche per questo motivo, alcune orgogliose rivendicazioni governative appaiono più frutto di propaganda che di effettivo impulso di crescita indotta da non meglio precisate “riforme”.

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Concertazione e flessibilità, il danno eccolo qua

Economia & Mercato/Italia

“Noi non pensiamo che la concertazione sia come la coperta di Linus della quale non si può fare a meno. Se c’è siamo più contenti e se si possono fare gli accordi noi siamo qui. Non è che noi siamo ideologici, siamo pronti a farli e li abbiamo fatti come nel caso Electrolux o Lamborghini”, disse ieri Matteo Renzi durante un forum a Repubblica TV, esibendo peraltro una discreta ignoranza nell’accomunare accordi aziendali di gestione di crisi alla più generale (e determinante, per le prestazioni del sistema-paese) politica economica sotto il marchio tossico-nocivo noto come “concertazione”, che infiniti guai addusse agli italici ed alle loro tasse, senza rilanciare alcunché di tangibile e produttivo. Ma nell’Era della coperta drammaticamente corta, anziché di Linus, e vista anche la moderata soddisfazione sindacale per l’incontro di ieri col premier, è lecito alzare le antenne, prima del sopracciglio.

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Venezuela, un paese a rotoli. Che mancano

Economia & Mercato/Esteri

Vi segnaliamo un commento sulla tragica ma farsesca situazione del Venezuela, quello che doveva essere uno dei paesi più ricchi al mondo e sta invece disintegrandosi sotto il peso della gestione criminale di Nicolas Maduro, figlio politico di Hugo Chavez. L’articolo, comparso giorni addietro su The Atlantic, è una galleria degli orrori di quello che può accadere quando follia ideologica, corruzione e criminalità si autoalimentano. L’esito è una catastrofe economica ed umanitaria. Attendendo la guerra civile, quando molti, dalle nostre parti, saranno sorpresi e cercheranno di dare la colpa al denaro sterco del demonio e che “rende tristi”, come ama dire un signore vestito di bianco che guida una monarchia assoluta al centro della Penisola italiana, e che tuttavia proviene egli stesso “dalla fine del mondo”, cioè da quella parte del mondo dove discese agli inferi di questo tipo si susseguono con impressionante regolarità, nei decenni, malgrado la “benedizione” di una ricca dotazione di materie prime. E chissà che la colpa non resti del kapitalismo.

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Brasile, l’inevitabile resa dei conti dopo il disastro Dilma

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Lo scorso 12 maggio, la presidente brasiliana Dilma Rousseff è stata sospesa dalle proprie funzioni per un periodo massimo di 180 giorni, dopo il primo voto del senato che ha dato avvio al processo di destituzione, che ad oggi appare certa, per manipolazione dei conti pubblici. Le è subentrato, per ora in qualità di facente funzioni, il vice presidente Michel Temer, un anziano notabile di centrodestra che ha assemblato una coalizione governativa di ben nove partiti, con l’obiettivo di risollevare il paese dalla peggiore recessione dagli anni Trenta, con il Pil visto in contrazione di quasi l’8% nel biennio 2015-16, inflazione intorno al 10% malgrado tassi ufficiali ripetutamente alzati dalla banca centrale sino all’attuale livello di 14,25%, disoccupazione in forte ascesa ed anch’essa oltre il 10%, conti pubblici fuori controllo.

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Il settimanale – 21/5/2016

Rassegna Stampa
  • In Italia oggi siamo in condizioni fiscali moderatamente ma inequivocabilmente espansive, anche dopo aver ottenuto da Bruxelles l’agognata “flessibilità”. Ma la produttività resta stagnante, la demografia ci gioca contro ed il rapporto di indebitamento non vuol saperne di scendere, perché la nostra crescita è insufficiente. Ecco perché le nostre banche rischiano di finire nel mirino dei mercati;
  • A proposito, in questo momento le nostre banche operano con un margine d’interesse che è basso in un modo preoccupante, proprio per mancanza di crescita vera;
  • C’è un calo nella spesa pubblica italiana per beni intermedi. Voi lo vedete? Neppure noi;
  • Il governo Renzi sta per inventarsi il private equity per il piccolo (ma neppure troppo) risparmiatore. Cercate di non fare danni;
  • Se volete capire cosa significa fare deficit di pessima qualità (i.e. buttare soldi), rivolgetevi al nostro incompreso premier, che è uno dei massimi esperti della materia;
  • Di mancia in mancia, la gentile signora con maturità classica che guida pro tempore il ministero della Salute combatte contro il declino demografico. Un po’ come il tizio che si è comprato l’auto per avere in omaggio i buoni benzina;

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La triste storia di Matteo, che non sapeva far di conto

Economia & Mercato/Italia

Dopo che l’eco per il grande successo italiano a Bruxelles sulla flessibilità è venuta meno, restano dubbi e conti che non hanno alcuna intenzione di tornare. Il punto è sempre quello: in poco più di due anni di governo, Matteo Renzi ha fatto deficit di pessima qualità, con poco o nessun impatto sulla crescita, dissipando risorse che il paese non aveva, ed oggi è costretto ad inseguire le sue stesse promesse, che tornano a dargli la caccia.

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Uno spread troppo basso

Economia & Mercato/Italia

Questo mese, nella consueta pubblicazione, l’Associazione bancaria italiana segnala un dato piuttosto interessante, una sorta di margine di interesse “al margine”, cioè la differenza tra il tasso medio praticato sui nuovi finanziamenti e quello medio pagato sui nuovi depositi. Un indicatore che può essere letto come il livello di “onerosità” che il settore dell’intermediazione creditizia esercita sulla società, oltre che (specularmente) come misura della redditività caratteristica di una banca, cioè della sua capacità di intermediare profittevolmente tra soggetti che risparmiano e quelli che hanno bisogno di prestiti. Ma questo numero significa anche un’altra cosa: la conferma della debolezza della “ripresa” di questo paese.

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Capitalismo per le masse, il rischioso entusiasmo dei neofiti

Economia & Mercato/Italia

Il governo sta pensando a misure di agevolazione fiscale per incentivare la “canalizzazione del risparmio” (cit.) verso le piccole e medie imprese. Iniziativa astrattamente meritoria, non foss’altro perché rimedia (sia pure in modo parziale) all’inasprimento di tassazione del risparmio che ha caratterizzato l’esordio di Renzi come gabelliere e cultore della neolingua, ma che tuttavia va costruita con molta attenzione, ad evitare di produrre distorsioni e guai che non sarebbero poi così dissimili dal disastro di aver permesso alle banche di inzeppare di obbligazioni subordinate il portafoglio di innumerevoli incolpevoli (ed ignoranti, nel senso etimologico del termine) risparmiatori retail.

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Il mistero dei risparmi fantasma

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

periodicamente, circa ogni mese, articoli di stampa ci informano con dovizia di stime delle mirabilie di risparmio sulla spesa per forniture e servizi che si determinerebbero, se tutte le amministrazioni acquistassero dalla Consip. In particolare, ci si informa che il risparmio medio consentito dall’accentramento della spesa ammonta a circa il 20% del costo di prodotti di largo utilizzo, come i computer, le stampanti e similari. Le informazioni vengono regolarmente completate, poi, con qualche dichiarazione di componenti o consiglieri del Governo, pronti a rilevare che grazie all’applicazione dell’accentramento della spesa si riesce a garantire qualcosa come 5 miliardi in un triennio di minore spesa sull’aggregato delle acquisizioni di beni e servizi, che ammonta a circa 131 miliardi l’anno, dei quali sono “aggredibili” circa 78-80 miliardi. Ma, egregio Titolare, qui le cose per chi scrive e capisce poco di economia si complicano.

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Il narratore incompreso

“Tutti gli indicatori dicono che i cittadini non stanno notando nessuna discesa delle tasse. Eppure c’è, eppure è evidente per gli addetti ai lavori, eppure nessun governo ha fatto quanto noi sulle tasse”. Lo scrive Matteo Renzi nella sua newsletter Enews. “Sulle tasse, dove ho sbagliato?”, si domanda il premier. E interpella i suoi lettori: “Gli italiani pensano che le tasse siano aumentate. C’è qualcosa che non funziona, che dite? Mi aiutate a capire dove ho sbagliato? L’email la sapete: [email protected]

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