Blog

Ed anche per questo mese siamo giunti all’appuntamento con il rapporto Istat sull’occupazione, la lettura più speculata e propagandata di questo bizzarro tempo italiano. Abbiamo il dato di gennaio 2015 e quello del quarto trimestre 2014. Ci sono luci, e ci sono ombre. A noi pare, complessivamente, l’abituale frastuono statistico ma, visto che in questo paese non ci facciamo mancare nulla quando decidiamo di giocare con numeri e parole, proviamo a buttare un occhio ai dati.

Ieri sui giornali italiani è apparsa la notizia sulle nuove carte depositate dalla Procura di Trani e relative al processo contro le agenzie di rating S&P e Fitch, che si aprirà il 5 marzo, accusate di “aver manipolato il mercato generando il panico e alimentando speculazioni ai danni del nostro Paese”. Nientemeno. Ora la procura di Trani ha “scoperto” un’altra nefandezza da komplottone carpiato contro l’Italia: Standard & Poor’s diventa il killer, e Morgan Stanley il mandante. Abbiamo inventato un sottogenere letterario entro il ricchissimo filone della cospirazione. Il problema è non solo e non tanto la procura di Trani, ma la stampa italiana. Tanto per cambiare.

Passata è la tempesta, odo scimmiette e cocoriti far festa. Istat prevede per il primo trimestre di quest’anno una variazione del Pil positiva per lo 0,1%. O meglio, questo è il valore centrale, cioè più probabile, in una forchetta previsiva che varia tra -0,1 e +0,3%. Saremo in grado di reggere questa accelerazione folle della nostra economia senza perdere la testa?

In una giornata di calma piatta in termini di flussi di notizie, ci resta un po’ di sano cazzeggio di alleggerimento, anche per permettere l’ossigenazione cerebrale ai piccoli condottieri da social network che scatenano le truppe brandendo posate di plastica, dentro i loro bunker con pareti imbottite. La correlazione causale del giorno vi è gentilmente offerta da Tuttosport.

Oggi, nel corso di una audizione in Commissione Finanze alla Camera, la responsabile della Direzione Debito Pubblico del Tesoro, Maria Cannata, ha fatto il punto sul cosiddetto mark-to-market dei derivati in portafoglio a via XX Settembre, cioè la valorizzazione di utili e perdite in caso le posizioni fossero chiuse oggi. Il dato finale è nel complesso rassicurante, e tra poco vedremo il perché. Anche se siamo certi che i complottardi in servizio permanente effettivo troveranno il modo di gridare allo scandalo.

La Uil ha  lanciato uno “spunto di riflessione” sulla contrattazione collettiva, da estendere alle altre sigle sindacali, per giungere ad un nuovo modello, pubblico e privato. E’ il tentativo, piuttosto velleitario, di riprendere l’iniziativa e contrastare le spinte sempre più forti alla decentralizzazione contrattuale in capo alla singola azienda. Tutto lecito, per carità, non si è mai vista una organizzazione complessa che attende il meteorite che ne causerà l’estinzione, ma è l’architrave della proposta che lascia perplessi, per usare un eufemismo.

Premio non sequitur del giorno a Stefano Fassina. Mentre si attende l’esito del dibattito interno al Pd sugli emendamenti da presentare al decreto legge relativo a misure urgenti per il sistema bancario (cioè la riforma delle banche popolari con attivi superiori a 8 miliardi di euro), Fassina ha delineato le proprie preferenze, che si indirizzano verso il reintegro del voto capitario o, in subordine, l’imposizione di limiti al diritto di voto in assemblea rispetto alla quota di possesso.

Resta aggiornato!