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Dell’intervista concessa oggi a Repubblica dal presidente della Corte costituzionale, Alessandro Criscuolo, vi offriamo ampi stralci e tentiamo (meglio, azzardiamo) un’esegesi. Pare che Criscuolo rivendichi l’assoluta autonomia della Consulta rispetto ad elementi “esterni”, inclusi quelli informativi, vissuti come momento di contaminazione e coartazione della libertà della Corte. Ora, è vero che i numeri sottoposti a tortura confessano qualsiasi cosa, soprattutto da quando a Palazzo Chigi c’è Renzi, ma forse qui stiamo lievemente eccedendo.

  • La settimana della Consulta: macerie che un giorno saranno vostre (nostre) in ossequio ad un bizzarro ed improbabile concetto di santità di contratti incastonati nell’ambra, come un paese ormai fossile;
  • Non solo la politica ma anche le istituzioni (incluse quelle più alte) sono inzeppate di gemelli. Resta da capire se ciò dimezza il loro costo pro capite o più verosimilmente lo moltiplica, per l’effetto maionese impazzita;
  • Le addizionali locali sono ormai un decimo del totale Irpef e rischiano di seppellirci, se qualcosa dovesse andare storto con la fantomatica spending review;
  • A che servono le dismissioni pubbliche? A far cassa! No, ad aumentare la competitività del sistema! Nuova spettacolare zuffa tra gemelli in Italia, una Repubblica dissociata basata sul lavoro (di pochi);
  • Il presidente dei vescovi italiani denuncia il peccato di lussuria aziendale, perpetrato dallo Straniero;
  • Radiografia del Pil tedesco del primo trimestre, attendendo quella dell’Italia. Perché c’è crescita e crescita;
  • L’illusione monetaria, sintomo di un paese pre terminale violentato dal liberismo e da un disumano eccesso di produttività;

(Post tecnico, ma solo il giusto. Per proseguire l’inane sforzo divulgativo e contribuire ad un dibattito pubblico sull’economia un po’ meno demenziale. Sono un illuso, lo so)

Oggi l’ufficio statistico federale tedesco ha pubblicato la disaggregazione del Pil del primo trimestre. E’ un dato importante perché consente di identificare quali componenti (consumi privati e pubblici, investimenti, scorte, commercio estero) hanno contribuito al dato complessivo. Tra poco capiremo il perché, non prima di aver precisato l’ovvio, e cioè che il dato di un singolo trimestre serve a ben poco. Ma tant’è, rispetto alla temperie culturale in cui siamo immersi in Italia, malgrado lodevoli tentativi di “laicizzare” la lettura dei dati economici.

Oggi sul Corriere l’intervista di Aldo Cazzullo al presidente della Corte costituzionale, Alessandro Criscuolo, conferma che il misterioso processo di clonazione delle nostre figure pubbliche ed istituzionali prosegue a tappe forzate. Resta da capire se questa duplicazione è destinata a restare in equilibrio, con la pacifica coesistenza di gemelli che si lanciano giocosamente dichiarazioni e proclami, oppure se ad un certo momento interverrà una resa dei conti, ed un’armata prevarrà sull’altra.

“La preoccupazione fondamentale resta l’occupazione”, servono visioni di ampio respiro che mirino a “rilanciare le eccellenze italiane; queste sono concupite da molti occhi stranieri, che a volte ne sono ormai già diventati i padroni”. Lo ha denunciato il card. Bagnasco alla assemblea della Cei (Ansa, 18 maggio 2015)

Quante domande possono scaturire da una affermazione.

Procedendo nella ricerca dei gemelli dei nostri esponenti politici, oggi vi segnaliamo l’interessante evoluzione del concetto di privatizzazioni nel nostro paese, in soli due anni (scarsi), nelle parole di uno dei più ascoltati consiglieri economici del nostro premier. Perché solo gli sciocchi non cambiano mai idea, ergo la nostra classe politica è tra le più smart sul pianeta.

Oggi sul Sole un articolo di Gianni Trovati descrive l’impressionante progressione dell’Irpef locale, quella di Regioni e comuni. E’ l’immagine plastica del dissesto fiscale italiano, e soprattutto suscita pensieri molto cupi su quanto potrà accadere, in ipotesi di mancato disinnesco della clausola di salvaguardia per il 2016, il cui cartellino del prezzo è di 16 miliardi di euro.

Pare che il premier abbia deciso di non impiccare i conti pubblici ad una sentenza della Consulta. Non è la prima volta che accade, nel corso della storia repubblicana, non sarà l’ultima. Pare peraltro che, per le erogazioni, verrà utilizzato il “tesoretto di deficit” che Renzi voleva immolare sull’altare delle ormai imminenti elezioni amministrative. Sublime nemesi, per gli esteti della politique politicienne. Ma sono altre, ben altre, le cose che ci inducono a pensare che questo paese non ce la farà.

Quella che segue è la traduzione di ampia parte di un commento apparso sul Financial Times a firma di Yannis Palaiogolos, scrittore e giornalista greco, sul modo in cui sinora Syriza (non) avrebbe gestito le radici “culturali” di corruzione e clientelismo che sono alla base del forte deficit di fiducia della società greca, oltre che del suo corporativismo esasperato e potenzialmente letale. Sono concetti che anche noi italiani ben conosciamo, ed in questa lettura ci rispecchieremo per l’ennesima volta. L’economia greca ha innumerevoli problemi, primo fra tutti un settore esterno di dimensioni risibili, ma le pervasive “eccezioni alla regola” ne minano la capacità di rifondarsi, quanto e più dei tragici errori compiuti negli ultimi anni da parte dell’ortodossia economica europea.

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