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Neanche tra di noi, il silenzio è rotto dagli spari tuoi. Di quali spari si tratti, valutate voi:

«L’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie a luglio rispetto al mese precedente e allo scorso anno, così come stabilito dai dati Istat diffusi in mattinata, certifica che il Paese è in una fase di crescita progressiva, con ottime prospettive di completare la ripresa entro la chiusura del 2016. Le riforme strutturali varate durante la legislatura hanno contribuito a dare una scossa decisiva alla nostra economia e, di conseguenza, a rilanciare il livello di fiducia dei consumatori su un trend positivo e costante». Lo dichiara il deputato del Pd Matteo Colaninno (Agenparl, 28 agosto 2015)

Prendiamo la serie storica Istat, va.

Guardando i numeri, cosa sta succedendo nel mercato del lavoro italiano?
«È molto semplice: il numero di occupati a giugno 2015 è identico a quello di giugno 2014, il numero dei disoccupati è cresciuto di 85 mila unità, e il numero degli inattivi è diminuito di 131 mila. Questo vuol dire che l’effetto complessivo delle misure adottate per il lavoro è stato finora nullo. Aggiungo che il numero di giovani occupati (860 mila, 80 mila in meno di un anno fa) è al minimo storico»

È cambiata però la composizione dei contratti.
«Sì, c’è un forte spostamento dai contratti a termine al cosiddetto “contratto a tutele crescenti”, anche grazie ai generosi incentivi a favore delle imprese»

(Enrico Giovannini, intervista a Repubblica, 28 agosto 2015)

In quella che è stata la giornata nera di Giuliano Poletti, che ha pure dovuto annunciare al popolo (ciellino e non), che gli ultimi quattro decreti legislativi di attuazione della legge delega sul lavoro non sarebbero passati dal consiglio dei ministri odierno (“c’è tempo, la delega scade a metà settembre”), ci pregiamo di segnalarvi il più che probabile arrivo a compimento della norma “solidale” a beneficio dei dipendenti di aziende defunte ma che, malgrado ciò, stanno per cambiare proprietà. Non stupitevi, e non chiamate un ghostbuster né un esorcista.

Che accade, in un paese “normale”, se un ministero fornisce un dato economico palesemente errato, lo difende con dotte argomentazioni metodologiche, sul filo di dare di ignorante a chi non avesse afferrato le determinanti del numerone, ed il giorno successivo se ne esce con una rammaricata nota in cui conferma di aver compiuto un marchiano errore? Negli altri paesi non sappiamo: in Italia prevale un assordante silenzio, soprattutto sui media.

In molti si sono chiesti per quale motivo, in occasione delle forti turbolenze di questi giorni sui mercati, la moneta unica europea si è apprezzata in modo vistoso, soprattutto contro dollaro. La risposta più verosimile risiede in quanto fatto sinora dalla Bce, o meglio nella reazione a tale apprezzamento.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

come abbiamo avuto modo di apprendere, le regioni hanno causato un buco di bilancio stimato nel massimo in 20 miliardi, grazie ad un trucchetto contabile. Invece di utilizzare le anticipazioni finanziarie concesse loro dal d.l. 35/2013 per sbloccare – finalmente – i pagamenti agli imprenditori a secco di liquidità, hanno considerato i denari loro assegnati dallo Stato come mutui, per finanziare spesa corrente nuova, lasciando indietro i pagamenti. E alterando le risultanze dei conti consuntivi.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il drammatico crollo dei mercati azionari di ieri, preannunciato nei giorni e settimane precedenti da sinistri scricchiolii, quasi tutti originatisi in Cina, segna la sconfitta epocale della tecnocrazia monopartitica di Pechino, sin qui considerata quasi onnisciente. Ma per indurre una simile deflagrazione planetaria è stato ovviamente determinante il concorso di mercati finanziari sempre più interconnessi ed integrati, e di condizioni di liquidità globale che è al contempo abbondante e scarsa.

Oggi su Repubblica un articolo di Valentina Conte spiega in dettaglio la proposta per rendere permanenti, dal 2016, gli sgravi contributivi per assunzioni col nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele cosiddette crescenti. Il piano è stato elaborato dall’economista Tommaso Nannicini ed è quanto ci si attenderebbe nell’Era del Fichi Secchi con cui tentare di andare a nozze, cioè ridurre strutturalmente il costo del lavoro. E poiché l’economia è la scienza delle risorse scarse, cioè dei tradeoff, l’esito deriva strettamente dalle premesse.

Cose che si sapeva come sarebbero finite: l’Italia è punto di approdo di ampia parte di migranti dal Sud del mondo. L’Italia chiede inutilmente aiuto agli altri paesi europei, in termini di condivisione dell’onere di accoglienza; non ottenendolo, oppure ottenendolo in modo molto sparagnino, l’Italia procede ad esercitare pressione sui partner europei, manifestando una benevola trascuratezza nelle procedure di identificazione e fotosegnalamento dei migranti.

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