Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Dosi di assurdo

Prosegue la sfilata di “esperti” che si avvicinano al M5S per dare una mano nella elaborazione di policy, partendo da un terreno condiviso. Dopo il sociologo Domenico De Masi, di cui ci siamo occupati in più occasioni, ecco s’avanza l’economista Giovanni Dosi, della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, che oggi si è esibito in un convegno alla Camera sullo “Stato innovatore”, a cui ha partecipato anche la vestale statale, Mariana Mazzucato. Dosi è stato intervistato ieri dal Fatto, e l’0ccasione ci è quindi gradita per valutare la sua visione su reddito di cittadinanza e dintorni, anche dopo che i grillini hanno rettificato le coperture in direzione di una bella stangata fiscale, di quelle che avrebbero fatto venire i lucciconi d’emozione a Fausto Bertinotti.

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La scure di Theresa sui seniores britannici

Economia & Mercato/Esteri

Negli ultimi giorni, nel Regno Unito è scoppiata una forte polemica su uno dei punti del manifesto elettorale-programmatico dei Conservatori di Theresa May, che tocca temi molto delicati per la popolazione, e destinato ad avere un forte impatto futuro sulla dinamica della spesa pubblica. Alla fine, e pare dopo una frana nei sondaggi elettorali, May ha dovuto capitolare, rimangiandosi la misura e tornando alla filosofia del precedente manifesto, redatto da David Cameron.

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Chi vive sperando

Economia & Mercato/Italia

C’è soprattutto un punto da segnalare, nel Rapporto di primavera sulle “Prospettive per l’economia italiana“, elaborato da Istat. Il fatto che (forse) nel 2017 “la dinamica della produttività tornerebbe positiva”, perché “dopo tre anni di tassi di crescita negativi, la produttività del lavoro, misurata come rapporto tra Pil ed unità di lavoro, è prevista in aumento poiché la crescita del Pil (1,0%) è stimata più elevata rispetto a quella delle unità di lavoro (0,7%)”. Son soddisfazioni.

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Macronomics, il successo della nuova Francia è appeso alla Germania

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il neo presidente francese, Emmanuel Macron, si è dato un ambizioso programma di riforme, tra le quali spiccano gli interventi sull’economia, finalizzati ad aumentare il potenziale di crescita, migliorare di conseguenza i conti pubblici e poter in tal modo presentare alla Germania le proprie credenziali per un rilancio della trazione franco-tedesca, che potrebbe giungere a porre le basi per quell’Europa a velocità multiple vagheggiata nelle scorse settimane.

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Riavvolgere il nastro, scavare più a fondo

Economia & Mercato/Italia

Notiziola domenicale sul Corriere, di quelle che non sai mai se sono state fatte scivolare nel giornale perché serviva spazio da riempire o se sono lo scoop dell’anno. Come che sia, se vera, sarebbe il segno che il paese sta procedendo a tuta randa in direzione ostinata e contraria ma sempre coerente con quella che pare una missione: gli scogli.

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Il settimanale – 20/5/2017

Rassegna Stampa
  • Riuscirà la Cina a sostituirsi agli Usa col soft power che accompagna gli investimenti in giro per il mondo? Non sarà semplicissimo ma con Trump alla Casa Bianca (finché ci resterà, almeno), tutto è possibile;
  • Cronachette dal relitto alla deriva in mezzo al Mediterraneo: su Alitalia, ci scopriamo improvvisamente liberisti e scordiamo per qualche minuto tutte le nostre aziende “strategiche”, quindi da proteggere dallo Straniero;
  • Golpe e lione: la doppia moneta del fu-Cavaliere, che per l’occasione verrà ribattezzato Berlusconio;
  • Il reddito di cittadinanza due anni dopo arriva alla prima revisione delle coperture. L’esito è sempre onirico-lisergico ma compare una robusta spremuta di tasse, il che indica che i grillini stanno -forse- diventando realisti;
  • Nel frattempo, il mistero s’infittisce: ci sono o ci fanno?
  • Della stessa serie ma d’Oltralpe, ecco la sciura Marine assediata dai dubbi;
  • Il Jobs Act funziona…nel produrre contratti a tempo determinato;
  • Ne resterà una sola. E sarà basata a Trani;

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Reddito di cittadinanza, una demagogica stangata epocale

A distanza di due anni, il M5S precisa ulteriormente le coperture per quella che è la sua mercanzia più pregiata, di quelle che si espongono con orgoglio nei mercatini delle pulci e nei mercati rionali: il reddito di cittadinanza. Come si evince da una tabella elaborata dal Sole, si tratta di “tanta roba”, in alcuni casi con palesi effetti allucinogeni, in altri gli importi recuperati sono del tutto fantasiosi. Ma tant’è. Soprattutto, la nuova versione delle coperture prevede una bella stangata fiscale per i “ricchi”.

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Liberisti ad ali alterne

Un paio di notiziole che danno la misura dello stato confusionale in cui si dibatte la politica italiana, e di conseguenza che si abbattono sui portafogli dei contribuenti italiani. Ieri, in audizione parlamentare, il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha confermato che il governo italiano ha una meravigliosa idea in mente: quella di diventare improvvisamente liberista e battersi contro una forma di protezionismo generata dalla Ue.

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La versione di Silvio e la moneta cubana

Intervista del direttore del Foglio, Claudio Cerasa, a Silvio Berlusconi. Nel corso della quale l’ex premier discute a tutto campo il passato, il presente ed il futuro del relitto che va alla deriva in mezzo al Mediterraneo chiamato Italia, della sua classe politica, di legge elettorale, crescita economica, populismi e quant’altro. Precisiamo che non c’è nulla di epocale ed assai poco di inedito. È il solito Berlusconi, che rilegge la storia à la carte, fa proposte bislacche e cerca di accreditarsi come il perenne “uomo nuovo” della politica, da ottuagenario che bivacca a Palazzo e dintorni da soli 23 anni. C’è tuttavia qualche spunto più bizzarro di altri.

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Soft Power alla cinese

Ecco l’ultimo video virale (o auspicato tale dai produttori) proveniente dalla Cina, che con l’iniziativa Belt and Road sta tentando di proiettare la propria potenza internazionale secondo canoni “occidentali”, fatti di cooperazione, tecnologie “green” ed una “comunità di destino condiviso per l’umanità”, niente meno. Nel momento in cui Washington non ha ancora deciso che fare da grande (visto il presidente che si ritrova, diventare adulti appare al momento una chimera), Pechino tenta pure col soft power, un tempo arma culturale occidentale e soprattutto americana, per dare spin al suo progetto neo-globalista.

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