Andrà molto peggio, prima di andare meglio

A volte ritornano

in Italia

Alla Festa nazionale de L’Unità di Genova, dibattito con Michele Santoro, Gad Lerner e Sandra Bonsanti (ex Repubblica). Il neo-deputato europeo Santoro si esibisce subito in un piccolo assaggio della sua demagogia tribunizia, affermando che lui non ce l’ha con gli Stati Uniti (tesi ormai frusta, invero), ma con Bush, che ha precipitato il mondo in una guerra sbagliata. Secondo Santoro, dopo l’11 settembre 2001, “la comunità internazionale avrebbe dovuto manifestare la propria vicinanza agli Stati Uniti cercando ovunque Osama Bin Laden, in ogni angolo della terra, anziché imbarcarsi nella guerra in Afghanistan prima e in Iraq poi”. Ecco un esempio da manuale di malafede. La guerra in Afghanistan è servita esattamente per stanare i vertici di Al Qaeda, è stata ratificata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ha determinato la formazione di una vastissima coalizione internazionale, ma tutto ciò, evidentemente, non basta a Santoro e ai demagoghi della sua parrocchia. Va bene la guerra al terrorismo, ma non esageriamo, che diavolo… Prima di imbarcarsi in un conflitto occorre la benedizione dell’Onu. Ma se per caso l’Onu dovesse autorizzare interventi armati, occorre dissociarsi dall’intervento sulla base della motivazione che il terrorismo non si combatte con i bombardamenti (certo che no). La malafede della sinistra prosegue, tetragona, e sfortunatamente si accompagna anche a robuste amnesie, visto che Piero Fassino, dallo stesso palcoscenico genovese, ha affermato, in una curiosa excusatio non petita, che Prodi “non rappresenta il candidato già sconfitto che viene ripresentato. No, Prodi ha già battuto Berlusconi”. Parole sante. Lo ha battuto nel 1996, prima di essere a sua volta battuto e abbattuto dal parolaio rosso Bertinotti, membro dell’allora coalizione di maggioranza dell’Ulivo, nell’autunno 1998, con la solerte partecipazione di Massimo D’Alema, in seguito lesto a spedire Prodi a Bruxelles ed attualmente intento a discettare di elezioni primarie dell’Ulivo, noto meccanismo per logorare dalle fondamenta un candidato troppo candidato al ruolo di premier.

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