Andrà molto peggio, prima di andare meglio

No blood for oil

in Economia & Mercato/Esteri

L’Onu alfine delibera: dapprima il Consiglio di Sicurezza approva, con 11 voti a favore e 4 astenuti (Cina, Russia, Pakistan e Algeria), una risoluzione presentata dagli Stati Uniti, che “minaccia di considerare” (sic) sanzioni petrolifere a carico del governo sudanese, se lo stesso non si impegnerà per porre fine alla pulizia etnica ed ai massacri perpetrati da milizie arabe filogovernative nella regione del Darfur, e che hanno finora prodotto oltre 50.000 morti e 1,2 milioni di profughi. La risoluzione è stata fortemente annacquata nella formulazione a causa della minaccia della Cina di porre il veto ad una versione più “aggressiva” e desiderosa di porre fine al più presto possibile a quello che è stato definito dalla stessa Onu “il peggior disastro umanitario del mondo”. Quello che non è stato evidenziato a sufficienza, soprattutto dai moralisti-progressisti-pacifisti di casa nostra, è il fatto che la Cina, nella propria inestinguibile sete di petrolio per sostenere il proprio tumultuoso decollo economico, ha stretto delle forti relazioni commerciali con il Sudan proprio finalizzate all’approvvigionamento di petrolio. Quasi nelle stesse ore l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (watchdog dell’Onu) approva una risoluzione che chiede all’Iran di sospendere immediatamente ogni attività di arricchimento e centrifugazione dell’uranio, considerate potenzialmente strumentali a produrre armi atomiche. L’Iran respinge la richiesta, affermando che l’arricchimento dell’uranio manca dello stadio finale, quello utile per produrre bombe, e serve unicamente a scopi civili. Ci siamo sempre chiesti perché un paese che galleggia sul greggio voglia costruire delle centrali nucleari a scopi civili. Qualche indigeno verde-rosso probabilmente ci direbbe che si tratta di una utile e lungimirante diversificazione delle fonti energetiche ma, battute a parte, l’aspetto più inquietante dell’intera vicenda, oltre ai tempi biblico-liturgici dell’Onu, la cui efficacia è prossima allo zero, è il fatto che l’adozione di sanzioni contro l’Iran da parte del Consiglio di Sicurezza finirebbe nuovamente ostaggio della voracità petrolifera cinese. Attendiamo fiduciosi le manifestazioni di piazza dei pacifisti di tutto il mondo sulle vicende di Darfur e Iran, e sul tragico legame che esse hanno con il petrolio. Una Halliburton cinese non sfigurerebbe nell’agenda investigativa dei media occidentali.

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