di MG*
“Giuseppe Pinelli e Luigi Calabresi accomunati da quasi quarant’anni, un tempo più lungo di quello che gli fu dato di vivere. Usati uno contro l’altro, in un braccio di ferro infinito, uno dei tanti che paralizza il Paese e lo tiene costretto con la testa rivolta al passato”.
Scrive così Mario Calabresi, il figlio di Luigi, nel suo bellissimo libro “Spingendo la notte più in là“.
In poche parole, la situazione del Paese descritta in modo perfetto, tagliente.
In Italia vi è da tempo ormai un abuso di queste vecchie categorie, abuso necessario ad una classe dirigente sorpassata per giustificare la propria esistenza, le proprie prerogative, le proprie immunità.
A Berlusconi serve sventolare il drappo rosso del pericolo della dittatura comunista anche se Stalin è morto da decenni e il Muro è ormai un souvenir, mentre a Bertinotti la lotta di classe è strumento per infiammare una platea di operai sempre meno numerosi, sempre più vecchi e comunque sempre più interessati ad imitare la borghesia, non a combatterla. A sinistra ci sono sia ottimi liberali, sia perfetti conservatori dello status quo, a destra grandi statalisti ma anche sinceri riformatori. I cattolici duri e puri gioiscono nel vedere un Papa conservatore che parla con il duro accento tedesco, ma nella grande maggioranza i fedeli dello stesso Papa considerano il divorzio un diritto inalienabile, i Dico un argomento di possibile discussione e l’eutanasia una dolorosa forma di carità cristiana. Ci sono intellettuali e politici di sinistra strutturalmente avversi alle forze dell’ordine, mentre al contrario la loro “base” desidera più sicurezza e più severità.
Destra e sinistra, cattolici e laici, liberisti e statalisti, conservatori e progressisti, comunisti e fascisti, Pinelli e Calabresi: tutte contrapposizioni vecchie, utili ai politici ed alla loro corte per ottenere potere e (pubblico) denaro, contrapposizioni invocate a gran voce per garantirsi l’attenzione della platea dall’alto dello scranno tribunizio di un qualsiasi giornale o televisione, contrapposizioni necessarie per ricevere il voto di questa o quella parte del bacino elettorale. Un sistema autoreferenziale dove per la politica è più facile e conveniente indicare il nemico da abbattere piuttosto che impegnarsi nell’attuazione di un programma.
E’ tempo di andare oltre, di dividersi e riconoscersi secondo discriminanti finalmente differenti. Etica del lavoro e della responsabilità sono la mia prima scelta. Mi riconosco in un sistema dove le regole definiscono la struttura in cui l’uomo è chiamato a competere, regole chiare, rispettate ed applicate: chi sbaglia viene punito, chi ha successo viene premiato. Un sistema dove tutti devono avere un’occasione ma nessuno deve sentirsi protetto da quelle immunità che nascondono inefficienza e parassitismo. Un sistema dove l’uomo politico con incarichi pubblici vive in una casa di vetro, dove il consumatore / risparmiatore è il vero centro del sistema economico e finanziario. Un sistema dove la religione attiene alla sfera privata ma la morale degli affari e dell’amministrazione sono questioni assai pubbliche. Un sistema che si prende cura dei più deboli ma capace di esaltare le capacità dei più bravi.
E’ tempo di andare oltre, di smettere di alimentare questo perverso meccanismo di contrapposizioni indotte, di stare con Tizio perché Caio è peggio. Un braccio di ferro infinito con la testa rivolta al passato, dice giustamente Calabresi.
E’ tempo di smettere di turarsi il naso: il Paese è degno di avere una classe dirigente che non sia “maleodorante”, non deve per forza accontentarsi del meno peggio, di quello che puzza meno.
Ho tante domande e mi mancano molte risposte. Ma so dove voglio arrivare.
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* MG, un disilluso cittadino italiano che si occupa professionalmente di finanza internazionale, è editorialista di Phastidio. Dopo aver lavorato per banche italiane ed internazionali, oggi vive e lavora a Parigi. Per il nostro sito ha già realizzato “Un italiano a Parigi“. E’ titolare del blog Ottimismoinformato
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