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Come finanziare la riduzione delle tasse sul lavoro

Sunday, 6 January, 2008

in Economia & Mercato, Italia

Tre economisti della Banca d’Italia (Lorenzo Forni, Libero Monteforte e Luca Sessa) hanno realizzato uno studio che simula l’impatto di politiche di bilancio sull’area dell’euro, dal titolo “Effetti di equilibrio economico generale della politica fiscale: stime per l’area euro“. I risultati del modello sono piuttosto scontati, ma vale la pena riassumerli: la riduzione delle aliquote fiscali produce impulsi espansivi più persistenti rispetto a quelli indotti da aumenti di spesa. La riduzione delle tasse sul lavoro, secondo le risultanze dello studio, favorisce anche gli investimenti mentre il calo delle imposte sul consumo induce un aumento dei consumi stessi a scapito dell’accumulazione del capitale. Quest’ultima conclusione è coerente con la teoria economica, ove si pensi che gli investimenti altro non sono che consumi differiti. Conclusione analoga anche per gli effetti della riduzione della tassazione sui redditi da capitale, che favorisce l’investimento e il prodotto nel lungo periodo e riduce i consumi privati nel breve. Ne abbiamo scritto in passato.

A giorni il governo e le parti sociali inizieranno il confronto sulla riduzione di fiscalità sui salari. Occorrerà trovare la copertura per gli interventi, e qualcuno già accarezza l’idea di tassare il risparmio, quello che il nostro marxismo alle vongole definisce “rendite finanziarie”, e che altro non è che reddito da capitale, secondo la definizione economica che ad esso pertiene.

Premesso che la fase attuale sui mercati finanziari (come abbiamo più volte richiamato) sembra deporre più per crediti d’imposta da minusvalenze che per gettito da plusvalenze, vale la pena tenere in considerazione i risultati del modello econometrico, che confermano la teoria economica: ogni riduzione della fiscalità sul lavoro va finanziata con tagli di spesa, non con aumenti di prelievo. Un aumento della tassazione sul risparmio si tradurrebbe in un aumento di breve periodo dei consumi e in un impulso di crescita effimero e di limitata magnitudine, mentre l’obiettivo di lungo periodo deve essere l’aumento dello stock di risparmio per finanziare investimenti, che accrescono la produttività. Vedremo con quali proposte i sindacati si presenteranno all’incontro: per ora, nulla di buono, ma questa non è esattamente una notizia.

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