Piccoli stati falliti crescono

by Editor on February 17, 2008

Oggi è nato un piccolo failed state nel cuore dell’Europa. Ne dà il lieto annuncio l’Unione Europea, o almeno parte di essa. Il nuovo piccolo stato sarà retto da una struttura clanistico-tribale, e sarà il nuovo hub europeo (sotto distratta supervisione Ue, s’intende) per traffico di stupefacenti, armi ed esseri umani, dal quale già oggi fattura intorno ai 50 miliardi di euro annui. Per raggiungere l’eccellenza anche nel post-vendita, il nuovo stato si occuperà anche di riciclare (con le proprie strutture finanziarie e creditizie), i flussi di denaro derivanti da tali traffici, oltre ad intercettare quelli più generali provenienti dall’Est Europa. Il nuovo stato nasce dalla distruzione dei principi di sovranità nazionale e dall’applicazione della dottrina dell’”ingerenza umanitaria”, ieri propugnata a suon di bombe su Belgrado dall’”Ulivo mondiale” di Clinton ed oggi (forse) dai neocon associati.

L’Europa, si diceva. Sei suoi membri non sono disposti, al momento, ad accettare il nuovo status di Pristina: Cipro, Romania, Slovacchia, Grecia, Bulgaria e Spagna. Chissà perché. Forse perché hanno in casa minoranze secessioniste turche (Cipro), oppure ungheresi (Romania e Slovacchia), oppure ancora perché parte dei propri connazionali sono albanesi, ed hanno anche la pessima propensione a riprodursi di gran lena, con tassi di natalità doppi e tripli rispetto a quelli delle altre etnie nazionali (Bulgaria e Macedonia, esattamente come accaduto in Kosovo), oppure ancora per via di baschi e (in minor misura) catalani? Chissà, chi può dirlo. Il piccolo stato fallito nasce dopo anni di sterili discussioni sul suo status. Date le premesse, forse non vi erano reali alternative, soprattutto per questa Europa impotente, ma il rischio di un effetto-domino e di aver battezzato un pericoloso precedente non va sottaciuto. Che accadrà ora alla Republika Srpska? Loro no? E i ceceni? Gli osseti del sud? I baschi? I corsi? I nordirlandesi? E nessuno tra voi insensibili realisti si preoccupa del destino della Transnistria e dei tedeschi di Bessarabia? Non c’è soluzione univoca per ogni problematica, questa degli stati nazionali che si sfaldano su basi etnico-demografiche è un’involuzione che mette angoscia, tale è la sua portata di destabilizzazione globale.

Ma non pensate a queste brutture: riscaldate il vostro cuore al fuoco delle analisi wilsoniane dei nostri politologi del Mulino Bianco, quelli che evidentemente hanno un debole per il nazionalismo etnico, nota sorgente di pace kantiana per l’umanità. Oggi nasce un piccolo stato fallito clanistico-tribale, i cui “cittadini” (perdonate la deliberata incoerenza terminologica) accade siano pure musulmani. Circostanza che non c’entra un fico secco con la problematica di cui parliamo, ma vediamo lo stesso di non deluderli, ché fa tanto ponte tra civiltà, signora mia.

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Da leggere: L’indipendenza del Kosovo, tra aspirazioni e realtà, di Andrea Gilli su Epistemes 

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Kosovo indipendente dalla Serbia, Europa indipendente dalla realtà : mariosechi.net
02.17.08 at 21:44

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