Dopo aver confermato un rapporto deficit-pil del 2,7 per cento per il 2007, il Ministero delle Finanze francese ha rivisto al rialzo il dato previsto per il 2008, dal 2,3 al 2,5 per cento. In Francia è in atto in questi giorni un bizzarro dibattito pubblico, con il presidente Sarkozy ed il primo ministro Fillon impegnati a negare vigorosamente qualsivoglia piano di austerità per ricondurre il bilancio pubblico verso il pareggio. E mentre la stampa parla di un “piano segreto” di ristrutturazione del budget, con congelamento per cinque anni della spesa, si scopre che il problema principale della finanza pubblica francese non è la spesa ma i crediti d’imposta (che non a caso nella terminologia anglosassone sono definiti anche tax expenditures).
La data di ieri, 30 marzo, ha visto il contemporaneo verificarsi di due eventi che rappresentano altrettante sconfitte per il sistema italiano di trasporto aereo. Il primo è il de-hubbing di Malpensa ad opera di Alitalia che, con l’entrata in vigore dell’orario estivo, ha cancellato 14 dei suoi 17 voli intercontinentali giornalieri, con tutto quello che ciò implica per lo scalo varesino in termini occupazionali diretti e indotti, oltre a circa 6 milioni di passeggeri in meno l’anno, 70 milioni di euro in meno nella casse della Sea e un danno per l’economia lombarda stimato da un’analisi dello Studio Ambrosetti in 15 miliardi di euro. Ma il 30 marzo è anche la storica data dell’entrata in vigore dell’accordo Open Skies, che consente alle linee aeree europee di trasportare passeggeri da e verso qualsiasi destinazione negli Stati Uniti e in Europa, oltre a poter stabilire i propri prezzi senza subire controlli governativi.
Il Politometro di Repubblica è uno degli innumerevoli divertissement presenti in Rete per testare il proprio posizionamento politico-ideologico, in relazione alle imminenti elezioni. Liberamente ispirato ad altri celebri test, il Politometro si basa su una matrice 2×2: conservatori-progressisti, confessionali-laici. Vi confessiamo che, mentre il secondo asse ci appare comprensibile, almeno in termini linguistici, il primo lo è assai meno. Chi è un “conservatore”? Secondo il De Mauro “chi in campo politico tende a mantenere l’ordinamento costituito, difendendo la tradizione e opponendosi a nuove ideologie, riforme o innovazioni.” Sulla base di questa definizione verrebbe spontaneo pensare che gli autentici conservatori siano i progressisti, almeno in Italia. Questa è logora? Forse si, ma nei luoghi comuni c’è sempre un fondo di verità. Noi vorremmo considerare tale dimensione in termini di conservatorismo fiscale, nel quale ci riconosciamo. Gli autori del Politometro sostengono di aver mappato rigorosamente le affermazioni rispetto ai rispettivi programmi elettorali. Ci chiediamo che metodologia abbiano utilizzato per eliminare il rumore (anzi, il frastuono) di fondo del flip-flopping di alcuni candidati. E’ curioso che questa mappatura polarizzi i candidati premier italiani lungo la diagonale confessionali-conservatori vs. laici-progressisti.
Premessa: Silvio Berlusconi ha un impressionante track record di fraintendimenti. In alcuni casi se li va a cercare scientificamente, con rodomontate che è poi costretto a rettificare nel giro di poche ore. Noi, ad esempio, ogni volta che il Cavaliere parla di Alitalia somatizziamo sotto forma di orticaria, ma questa è una trascurabile notazione personale. In altri casi invece, sono gli avversari politici di Berlusconi (con immancabile assist giornalistico) a scegliere di fraintendere. Oggi abbiamo avuto un esempio della seconda specie di fraintendimento.
L’ampia e ramificata crisi finanziaria statunitense sta sollevando un ampio dibattito circa le cause del meltdown ed i correttivi da adottare. Le linee di intervento dovrebbero, auspicabilmente, tutelare depositanti e contribuenti e non gli azionisti delle imprese finanziarie coinvolte, consentendo al contempo il libero dispiegarsi degli effetti delle forze di mercato, tra i quali va certamente annoverata l’innovazione finanziaria. Per giungere alla definizione delle linee di intervento occorre preliminarmente individuare le cause della crisi, che sono molteplici: eccesso di leva finanziaria, eccesso di complessità degli strumenti finanziari utilizzati e loro strutturazione sulla base di una modellistica errata, insufficiente regolamentazione degli intermediari finanziari, tassi reali troppo e troppo a lungo negativi negli anni successivi all’11 settembre.
Ieri Walter Veltroni ha presentato la proposta del Partito Democratico sulla rivalutazione delle pensioni. L’intervento previsto (che Veltroni e Morando sostengono essere coperto a livello finanziario, senza dettagliare come) riguarderebbe i pensionati ultrasessantacinquenni e determinerebbe un incremento di quasi 400 euro l’anno per le pensioni fino a 25mila euro l’anno e un incremento tra i 250 e i 100 euro l’anno per le pensioni di importo compreso tra 25mila e 55mila euro l’anno. Tecnicamente, verrebbero aumentate le detrazioni sia in funzione dell’età anagrafica (più una persona è anziana, più salgono le detrazioni) sia in base al reddito pensionistico (più la pensione è alta, più le detrazioni saranno basse). Veltroni considera tale intervento come la naturale evoluzione di quella che è stata propagandisticamente definita “la quattordicesima”: l’importo una tantum erogato dal governo Prodi e che ha beneficiato, con importi compresi tra 336 e 504 euro, tre milioni di pensionati ultrasessantacinquenni con reddito annuo non superiore a 8675 euro. Alcuni spunti dell’intervento sono apprezzabili, altri appaiono pura propaganda elettorale.
John McCain si esibisce nel repertorio di Barbra Streisand, durante una puntata di Saturday Night Live di un paio di anni fa.
“I’ve been in politics for over 20 years. And for over 20 years, I’ve had Barbra Streisand trying to do my job; so I decided to try my hand at HER job.”
Su EpistemesAndrea Gilli analizza le ragioni strategiche e geopolitiche della dominazione cinese sul Tibet, che è fondamentale per il contenimento dell’altro grande gigante asiatico, l’India, oltre che per la proiezione della Cina verso il Sudest Asiatico e l’Asia Centrale. Ipotizzando che la Cina non evolva, a breve-medio termine, verso un modello di democrazia, Gilli valuta quali opzioni di politica estera si pongano per l’Occidente, nell’ipotesi di uno scenario di evoluzione aggressiva (cioè espansionistica) o difensiva della potenza cinese. Per andare oltre il pur giustificato sdegno per la violazione dei diritti umani.