Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Plebiscito. Di ripulsa

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La registered independent Anne Applebaum spiega perché non può votare per un uomo che da sempre ammira molto, John McCain:

The appointment of Palin — inspired by his closest colleagues — turned out not to be a “maverick” move but, rather, a concession to those Republicans who think foreign policy can be conducted using a series of cliches and those in his party who shout down the federal government while quietly raking in federal subsidies. Although McCain has one of the best records for bipartisanship in the Senate, he’s let his campaign appeal to his party’s extremes.

Il riferimento ai pasdaran dello “stato minimo” che rastrellano sussidi statali è molto efficace, e ci porta alla mente quei blogger italiani di centrodestra che finora hanno preferito schierarsi senza se e senza ma (non è chiaro se per deficit d’informazione o per acritica adesione ideologica) con la dissipatezza fiscale e l’indebolimento geostrategico prodotti dagli anni di Bush. Dàgli al comunista Obama, quindi, ed al suo radicalismo fiscale che priverà l’America della libertà. Questo maccartismo pavloviano noi italiani lo conosciamo fin troppo bene. Ma qualcuno, in mezzo a queste analisi da stadio, cerchi anche di ricordare che i deficit vanno ripagati, prima o poi, purtroppo anche con maggiori tasse. E ricordi pure dove erano i conti pubblici americani otto anni fa.

Obama, se eletto, potrà fallire o riuscire. Quello che ci piace pensare è che l’America continui ad avere in sé le energie per rigenerarsi. Questo la rende realmente unica nella storia dell’umanità.

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