Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Quante divisioni ha Santoro?

in Italia

Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, tende a sovrastimare (per usare un eufemismo) il potere mediatico di Michele Santoro:

«“Annozero” è una trasmissione che ha obiettivi politici chiarissimi. Essa è collegata a un gruppo politico-giudiziario che ha come terminale giornalistico Travaglio e come punto di riferimento politico Di Pietro; in mezzo c’è una operosa componente giudiziaria che ha punti di riferimento in alcune procure, da quella di Palermo a quella di Potenza. L’obiettivo di questo network è quello di destabilizzare il quadro politico. Certamente di questo nucleo il dottor Santoro è la punta di diamante mediatica»

Pensare che Santoro, che ormai è diventato parte dell’arredamento Rai, e come tale è prevedibile e sostanzialmente “istituzionalizzato” (nel senso comune del termine, e non in quello alternativo, di “recluso”, che alcuni nel centrodestra vorrebbero per lui), sia nientemeno che un “destabilizzatore del quadro politico” rappresenta una manifesta distorsione della realtà, oltre che la spia di una incomprensibile insicurezza. Cicchitto e lo sbraitante Gasparri, che da sincero democratico quale è non manca occasione per inviare anatemi a tutti quelli che non la pensano come lui, si diano quiete: l’elettorato italiano ha convintamente scelto il Pdl, questo Pdl. I motivi non ci risultano chiarissimi, a dire il vero, ma nella perdurante assenza di un’opposizione adulta e di tipo occidentale c’è motivo per mostrarsi liberali e permettere al dissenso di manifestarsi, entro gli ovvi limiti del codice penale.

Fermo restando che giovedì Santoro non ha posto domande più tendenziose del solito. Il problema politico è semmai venuto da alcune risposte ad alto tasso di demagogia. Noi siamo assai più interessati a capirne di più sul cemento usato per le costruzioni “antisismiche” abruzzesi. Sperando che il procuratore capo de l’Aquila, travolto da improvvisa quanto pericolosa notorietà abbia ben chiaro che, con l’attuale codice di procedura penale, gli arresti non li decide la Procura, ma il Gip.

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