Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il diavolo nei particolari, edizione Bce

in Economia & Mercato/Unione Europea

Il governo romeno, nel disperato tentativo di far cassa per rimettere in linea di galleggiamento un bilancio pubblico disastrato e continuare a riscuotere le tranches successive di un prestito del Fondo Monetario Internazionale, sta andando incontro ad una serie di ostacoli legali tanto singolari quanto di alto profilo.

Dopo che nelle scorse settimane la corte costituzionale romena ha sentenziato che il taglio delle pensioni non s’ha da fare, ora arriva il parere legale della Bce, che di fatto cassa il piano governativo di taglio del 25 per cento delle retribuzioni dei dipendenti della banca centrale.

La Bce non ci sta, e ricorda che

“Ogni operazione tra la banca centrale nazionale e le autorità nazionali di uno stato membro dell’Unione europea deve rispettare le limitazioni imposte dal Trattato, ed in particolare il principio di indipendenza della banca centrale e la proibizione di finanziamento monetario [del deficit pubblico]”

Riguardo il primo aspetto, ricorda la Bce, “nessuna terza parte” dovrebbe essere in grado di esercitare influenza su una banca centrale nazionale e sul suo staff. Da un punto di vista contabile, secondo la Bce, “una riduzione delle retribuzioni del personale riduce i costi operativi della banca centrale, aumentandone  potenzialmente le risorse”. E qui si cela il diavolo: se i risparmi della banca centrale fossero trasferiti direttamente allo Stato, ciò equivarrebbe ad un finanziamento monetario del deficit pubblico, che ovviamente è proibito. Il principio è lo stesso contro cui si infranse la celebre e sfortunata operazione “oro alla patria” di Giulio Tremonti.

Quindi la legge romena va modificata, probabilmente nel senso che il taglio degli stipendi dovrà essere essere deciso dal governatore o da altro organo della banca centrale, e successivamente trasferito “per atto spontaneo” al Tesoro. La Romania non fa parte dell’Eurozona, ma è parte della Ue, e ciò determina la necessità di consultare preventivamente la Bce prima di assumere iniziative legislative che possano ledere l’indipendenza della banca centrale.

Il governo romeno continua nel percorso minato dei tagli di spesa pubblica, sperando di non trovarsi di fronte, al prossimo giro, a qualche vincolo delle autorità religiose ortodosse.

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