Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Piazzisti stressati

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Torniamo sull’esito degli stress test bancari europei per segnalare alcune chicche che erano sfuggite ad un primo sommario esame. Oggi abbiamo appreso che in alcuni paesi gli scenari di stress su mercato del lavoro ed immobiliare sono risultati in realtà piuttosto rilassati.

In Spagna, ad esempio, nello scenario avverso il tasso di disoccupazione passa dal 20 per cento corrente al 20,3 per cento. E’ piuttosto irrealistico pensare che, in ipotesi di flessione del Pil dell’Eurozona dello 0,2 per cento quest’anno e dello 0,6 per cento il prossimo la disoccupazione spagnola resti pressoché stabile. Potremmo ipotizzare che l’economia spagnola rimbalzi in senso relativo rispetto a quella di Eurolandia, ma saremmo piuttosto patetici. Ancora: secondo il regolatore austriaco, nell’ipotesi di recessione i prezzi degli immobili sono attesi crescere del 2 per cento quest’anno e del 2,7 per cento il prossimo. Viene voglia di comprare casa a Vienna, sarebbe l’affare anticiclico del millennio. Molto più draconiani, per l’immobiliare, si sono invece dimostrati gli spagnoli, ipotizzando un ulteriore crollo del 50 per cento ai prezzi degli immobili, sotto lo scenario recessivo. Quello stesso che però non smuoverebbe più di tanto la disoccupazione spagnola. La coerenza non abita in Europa.

Scopriamo inoltre che ben sei delle quattordici banche tedesche testate, tra cui il moloch Deutsche Bank,  si sono rifiutate di comunicare la disaggregazione delle proprie posizioni in titoli sovrani. Sono dei cultori della riservatezza, questi tedeschi: soprattutto quando si tratta di tenere nascoste informazioni per essi sgradevoli. Che dirà il guardiano dell’ortodossia monetaria, Axel Weber? Nulla, essendo egli il principale protettore dell’opacità del sistema bancario teutonico, e non solo a livello di Landesbanken. Se si aggiunge che i tedeschi hanno ottenuto dal CEBS di considerare non il Core Tier 1 ma il più onnicomprensivo, blando e scarsamente significativo Tier 1, si capisce sempre di più della intransigenza tedesca in casa altrui.

E da noi? Nel complesso esiti non esaltanti. Tre delle cinque banche testate finiscono di poco sopra la soglia minima del 6 per cento di Tier 1, nello scenario avverso. Venerdì pomeriggio, prima che gli esiti fossero comunicati, il ministero dell’Economia ha ritenuto di reiterare l’offerta a sottoscrivere i cosiddetti Tremonti Bond, in caso di necessità. Ieri, su il Giornale, Francesco Forte è giunto a dar man forte a via XX Settembre, e lo ha fatto dalle posizioni abitualmente più realiste del re che lo caratterizzano quando parla di Tremonti. Gli stress test sono andati bene ma non benissimo, è il succo del discorso di Forte, quindi le banche meditino sulla generosa offerta dei Tremonti Bond. Peccato che, delle tre banche che hanno conseguito risultati mediocri, ben due avessero già sottoscritto l’ibrido tremontiano. Peccato soprattutto che ai mercati interessino non gli ibridi ma il caro vecchio capitale azionario, senza se e senza ma. Peccato che i mercati oggi siano nel complesso accessibili, e che non ci troviamo più a inizio 2009, quando era in corso una sincope finanziaria i cui esiti parevano letali.

Le banche insufficientemente capitalizzate possono e debbono trovare vie autonome per rafforzarsi, senza escludere il ricorso ad aumenti di capitale, ove dismissioni e crescita organica non bastassero. Offrire supporto governativo in questo momento suscita il legittimo sospetto che qualcuno abbia interesse ad aumentare il grado di politicizzazione del credito in questo paese. Che poi è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.

Ultimi in Economia & Mercato

Go to Top