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L’età rende sinceri, allenta i freni inibitori delle convenzioni sociali, la nostra autentica visione del mondo si fa largo tra tabù e superego, forse un po’ deformata ma intimamente genuina, fino a giungere sulle nostre labbra. Quando si hanno 91 anni si è vecchi, molto vecchi. Che si sia stati o meno pure Grandi Vecchi, nei decenni precedenti. C’è una finestra temporale, prima del disfacimento finale di membra e mente, in cui si è se stessi davanti al mondo, e non si teme di dimostrarlo. Oggi è successo anche a Giulio Andreotti.
Con gratitudine, in memoria di Giorgio Ambrosoli (17/10/1933 – 11/7/1979)
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Paziente Zero
Come la sindrome italiana ha contagiato l’Europa (e l’Occidente)




