Andrà molto peggio, prima di andare meglio

E plastica ritornerai – 2

in Italia

Mentre persino un “indipendente-moderato” (tutto rigorosamente tra virgolette) come Enrico Mentana si permette il lusso (segno dei tempi?) di ricordare al Cav. che gli annunci dovrebbero essere seguiti dai fatti, il sindaco di Roma rispolvera un vecchio motivetto in auge dalle parti del Centrodestra da quasi un Ventennio (sempre con la maiuscola), ogni volta che le elezioni si approssimano. Non è detto che Berlusconi sia il candidato del 2013, dobbiamo riflettere, ponderare, ponzare, serve un colpo d’ala, una grande conferenza programmatica nazionale, ma sia ben chiaro che non verrà fatto nulla contro Berlusconi. Incredibile la ripetitività di questa gente.

Nel frattempo si moltiplicano rumours e boatos di trasmigrazioni dal Pdl a FLI, mentre nel partito del premier monta il malumore contro i coordinatori e le regole decise dall’ufficio di presidenza, che tuttavia accade sia guidato da Berlusconi stesso. Oggi è il turno del senatore Andrea Augello, postosi alla testa di 25 coraggiosi e volenterosi firmatari di un documento il cui contenuto è irrilevante per il futuro di questo paese e l’economia di questo post ma è fondamentale per la sopravvivenza dei tacchini pidiellini. E comunque sappiate che ogni documento prodotto in questi casi rappresenta “un sostegno sicuro per Berlusconi”, ça va sans dire.

Un anonimo deputato del partito di maggioranza relativa sintetizza in modo pregevole lo stato d’animo delle truppe neghittose ad andare al sacrificio supremo, oltre ad esprimere una valutazione del processo di selezione del personale politico del Pdl:  al prossimo giro “la Lega si piglia la metà dei nostri seggi e l’altra metà saranno veline“. Il partito non presidia il territorio (qualunque cosa, anche la più sinistra, ciò possa significare), gli amministratori locali sono lasciati soli, è la lamentela più diffusa.

I miracoli sono come i sogni, muoiono all’alba. Dalla monnezza napoletana, per la quale al premier si è strozzato in gola il grido di battaglia delle scorse settimane (“Rosa Russo Iervolino!“), alle camere ferme per impossibilità di legiferare su tutto quanto implichi decisioni di spesa (cioè tutto), è di ieri la notizia che, mentre a Roma si discute, Bruxelles impugna la forbice e revoca parte dei finanziamenti comunitari per le grandi opere ferroviarie.

A questo punto siamo curiosi di sfogliare, se mai arriverà, il famoso volume del Cav. sui mirabili achievements (come direbbero a McKinsey) del suo governo, e su quanto resta da fare. Cioè, tutto. In Rai Mauro Masi è assediato, e ci sono forse buone speranze (come da noi auspicato) che possa essere lo stesso centrodestra a liberarsi di lui, mentre Mauro Moretti si è autonominato ministro dei Trasporti e capo dell’Antitrust, in una dissolvenza incrociata tra l’8 Settembre ed un Carnevale permanente. Lo stato di decomposizione di esecutivo e maggioranza è sotto gli occhi di tutti (o quasi). Ma non è solo il tramonto di una legislatura, italian style: è la fine delle illusioni propalate per un ventennio da un pifferaio magico, che è rimasto al suo posto esclusivamente grazie al supporto implicito fornitogli da un’opposizione parlamentare decrepita ed a sua volta in avanzato stato di decomposizione.

Tutto bene, quindi? Riusciremo a consegnare Berlusconi ai libri di storia? Calma, non così in fretta. L’uomo ha molte risorse, anche se la sua capacità affabulatoria in questa legislatura ha subìto duri colpi, complice una crisi economica tanto epocale quanto stolidamente minimizzata. E soprattutto a nessuno venga in mente che l’eventuale uscita di scena di Berlusconi regalerebbe al paese uno statista in armatura scintillante. Di quelli non ce n’è, possiamo solo barcamenarci tra stagionati trasformisti, faccendieri in servizio permanente effettivo e tribuni della plebe che parlano un linguaggio ottocentesco che odora di nuovismo solo per confronto con la decrepitezza tematica e culturale dei loro “fratelli maggiori”, oltre a tentare patetiche strategie di coalition building a mezzo di improbabili pantheon, il gioco di società preferito dalla classe politica più inetta e screditata d’Occidente.

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