Andrà molto peggio, prima di andare meglio

La breccia di Pisapia ed il futuro di un paese

in Italia

Pare che ci tocchi un commento alle amministrative di questo fine settimana, giusto per non farci mancare nulla. Ad evitare fenomeni di rigetto, già elevatissimi, facciamola breve: questi sono i nostri due cents.

Parliamo di Milano. Aspettiamo l’esito dei ballottaggi, visto che due settimane sono un’eternità, in questo paese. Ha perso Berlusconi, e questo lo avrete già sentito altrove. Ha perso una sbiadita signora che ha subito negli ultimi cinque anni una mutazione genetica, ed è finita ad usare forme di violenza verbale la cui intensità è cresciuta in parallelo al numero di citazioni del termine “moderata”. E’ la sconfitta del “modello SS” (Sallusti-Santanché), quello dei moderati con la bava alla bocca e dei pensionati figuranti assoldati per andare a fare caciara ogni lunedì a Palazzo di Giustizia. E’ una interessante sconfitta anche della Lega. Milano non dovrebbe fare tendenza generale, ma la speranza è che l’elettorato centrista, moderato e borghese (ma esiste, in questo paese?) abbia per il momento cessato di bersi tutte le idiozie di nonno Umberto sul federalismo promesso e che si tradurrà, nella migliore delle ipotesi, in un aumento di pressione fiscale. Ma non vorremmo inferire (e neppure infierire) troppo da un esito parziale come quello di ieri.

Un consiglio al centrosinistra (che poi è molto sinistra e  poco centro) milanese: in caso di vittoria, ricordate che avrete comunque tra le mani una città assai poco di sinistra. In altri termini, che l’eventuale vittoria è figlia di una clamorosa sconfitta del berlusconismo, che (a dio piacendo) sta proseguendo il suo lento e non indolore tramonto. Quindi, evitate di assumere atteggiamenti “cubani” come quelli sentiti ieri sera, evitate il giochetto del tassa & spendi e le posizioni ideologiche come quelle che hanno caratterizzato il disgraziato biennio bertinottian-prodiano al governo nazionale.

Ricordate che Milano è città moderata ma nell’accezione migliore del termine, non in quella berlusconiana. Ricordate anche che Milano è l’unico grande comune italiano che non ha addizionale Irpef, che ha le tariffe di acqua e spazzatura più basse d’Italia; che il costo dei trasporti pubblici urbani, in termini reali, è in discesa da quasi un decennio. Ricordate che sono queste, alla fine, le cose che contano per un elettorato borghese e moderato, anche se in questo momento è molto facile cedere alla suggestione della Liberazione e intonare il Bella ciao per la (apparente) caduta del capocomico di Arcore. Anche se bisogna guardare in faccia alla realtà e prendere atto che Milano è in declino, esattamente come il resto del paese.

Solo da una gestione pragmatica e realmente riformatrice (che quindi nulla ha a che vedere con i dogmi della “fiscalità di classe”) è  possibile fare di Milano un laboratorio per la scena nazionale. Diversamente, tutto si risolverà nell’ennesima illusione ottica, che preparerà la strada al ritorno della destra peronista che da quasi vent’anni piaga questo paese.

Tanto vi dovevamo, buon ballottaggio.

(*Il credito per il titolo va inequivocabilmente al mitologico Massimo Gramellini ad Enrico Mentana)

Addendum – La sintesi definitiva è quella di Oscar Giannino:

«L’opposizione fa un salto avanti a Milano con Giuliano Pisapia, che alle primarie ha battuto il candidato Pd, Boeri. Senza gli antagonisti della Cgil e Vendola, Pisapia non sarebbe lì. A Napoli, si afferma De Magistris e l’ala giustizialista ultradipietrista. I grillini mietono altri successi. E’ noto che cosa queste componenti politiche propongano, in economia. Più rigidità ancora, nel mercato del lavoro. Più spesa pubblica e più tasse. Meno concorrenza, in nome del dirigismo pubblico. Per chi ha a cuore crescita e mercato, il passato è stato deludente perché non si è andati abbastanza avanti. Ma il futuro rischia di essere fosco, perché il rischio è di andare un bel pezzo indietro»

Già.

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