Andrà molto peggio, prima di andare meglio

La videotassa di destra

in Italia

Una domandina facile facile. Ma com’è che tutti questi prestigiosi anchorman di destra, ogni volta che si avventurano in televisione, sprofondano se stessi ed i conti della Rai? Dopo aver lanciato anatemi contro programmi comunisti che hanno margini di contribuzione fortemente positivi, cioè che portano soldi (Annozero, Ballarò, Report, Che tempo che fa), ci troviamo ora con il raccolto comizietto serale di Giuliano Ferrara, che è partito già come un costo secco per le casse di viale Mazzini, e con la precoce dipartita dal video di Vittorio Sgarbi, uno dei maggiori bluff della storia mediatica italiana, fermato dopo solo una puntata ma con un bel sunk cost di 1,5 milioni di euro. Non c’è nulla da dire, questa destra in televisione è una tassa, l’ennesima, che si abbatte sulle tasche degli italiani. Eppure non ci pare di leggere, in giro per altrimenti vocali blog di destra e sedicenti liberisti, nessuna considerazione in merito. Lo scriviamo da tempo: la dissonanza cognitiva ormai non è più patrimonio esclusivo della sinistra italiana.

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