Andrà molto peggio, prima di andare meglio

In un mare di tasse e di guai

in Economia & Mercato/Italia

Sintesi estrema degli eventi degli ultimi giorni, per chi ha fretta:

  • La manovra è fatta in larghissima ed inaccettabile misura di aumenti di entrate. Se se ne è accorta persino la sciura Emma, deve essere davvero così;
  • La cosiddetta “riforma fiscale” è fatta esclusivamente di aumenti di imposta. Scordatevi la triade magica Irpef 20-30-40 per cento;
  • La “riforma fiscale”, analogamente alla prima formulazione della patrimoniale ordinaria sul risparmio (cioè l’imposta di bollo, ma le cose vanno chiamate col loro nome), è ferocemente regressiva;
  • Scordatevi il quoziente familiare. Soprattutto voi, cari cattolici. Ma non lamentatevi troppo: il governo ha già pagato la sacra cambiale con la legge sul testamento biologico, e non verranno lesinate risorse pubbliche per sondini e peg;

  • Una domanda a politici, economisti e (soprattutto) psicologi: perché Giulio Tremonti costruisce manovre fortemente regressive, salvo modifiche successive? Perché è un bieco reazionario? Perché non capisce cosa sono gli effetti regressivi delle imposte? Perché spara nel mucchio per indurre nelle vittime la sindrome di Stoccolma? Ah, saperlo;
  • Una supplica alla stampa: piantatela di dire che la giornata di lunedì prossimo “sarà decisiva” per la reazione dei mercati. I mercati stanno già oggi scontando la manovra, e lo spread italiano sul Bund non rientra;
  • Se lo spread non rientra, siamo in guai seri;
  • La probabilità che almeno una agenzia di rating declassi il debito italiano prima dell’autunno, se lo spread non rientra, è non trascurabile. Che poi è un modo delicato per dire che rischia di diventare elevata; se ciò accadesse, saremmo in guai serissimi;
  • Se proprio volete appuntarvi sull’agenda o sullo smartphone una data potenziale per il giorno del giudizio, segnatevi il 5 agosto. In quella data sarà comunicata la prima stima del Pil italiano del secondo trimestre. Se quel dato mostrerà la ricaduta in recessione dell’Italia (probabilità non bassa, visto lo striminzito più 0,1 per cento congiunturale del primo trimestre e il calo di attività economica delle ultime settimane), quei cattivoni di speculatori attaccheranno il nostro debito pubblico, approfittando del fatto che in quella data i volumi negoziati saranno molto bassi, e con poche munizioni è possibile quindi giocare a fare dio con eclatanti risultati;
  • Il capo dello stato ha detto che in futuro occorreranno “ulteriori prove di coesione”. E’ auspicabile che Napolitano eserciti anche un’azione di sprone per intervenire – e pesantemente – sui costi della politica. Perché se è vero che tagli ai costi della politica da soli non risanano il paese (ma quelli della corruzione si, e quella è una metastasi dei costi della politica, e chi non lo capisce è uno sprovveduto o in malafede), è ancor più maledettamente vero che al momento la casta non sta condividendo alcunché, in termini di sacrifici;
  • Il Pd la smetta di fare la ruota come un pavone che ha sniffato trielina. Tutto ciò è solo patetico;
  • La domanda delle domande va al premier: perché in tutti questi anni non avete fatto riforme per stimolare la crescita, che ci avrebbero permesso di evitare o ridurre queste devastazioni? E per crescita da stimolare si intendeva quella economica, non quella del proprio organo sessuale, ovviamente.

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