Andrà molto peggio, prima di andare meglio

L’ostaggio e le schegge eversive

in Italia

Questa mattina, il consiglio dei ministri ha rinviato l’esame della ”Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese” che risultava all’ordine del giorno di oggi. Il rinvio è legato alla mancanza di “alcuni approfondimenti su piccoli dettagli” della Relazione, secondo quanto riferiscono fonti del Tesoro. E deve trattarsi di dettagli davvero minori, se sono tali da provocare la mancata approvazione di un documento fondamentale della nostra politica economica.

Nel frattempo il premier ha gonfiato i pettorali e ha dichiarato, stentoreo, che la decisione sul nuovo governatore della Banca d’Italia arriverà “entro il primo novembre”. Beh, si , visto che il primo novembre Mario Draghi si insedierà all’Eurotower. Dopo di che, per darsi ulteriore coraggio, ha scolpito che questa “è una decisione che spetta al presidente del Consiglio, che deve fare un nome al Consiglio superiore di Bankitalia. Dato che sono prerogative del presidente del Consiglio, le metterò in pratica”.

Sublime reiterazione del concetto, nel momento in cui l’uomo è ostaggio del ministro dell’Economia, che gioca di sponda con la Lega per imporre il proprio candidato alla guida della nostra banca centrale. A pensar male si fa peccato, ma qualcuno è arrivato ad ipotizzare che Tremonti l’altro giorno abbia scoperto la Papi’s Tax, il differenziale di spread a svantaggio del nostro paese contro la Spagna, proprio per “mandare un messaggio” al premier, in senso di invito a maggiore collaborazione con i suoi desiderata sulle nomine.

Ma dev’essere proprio fantapolitica, oltre che fango gettato su Tremonti: possibile arrivare a credere che il più importante ministro di un paese del G-7 arrivi a farsi sfuggire di bocca simili considerazioni al solo scopo di indurre il suo premier a più miti consigli? No, di certo non può essere così, e comunque cuius regio, eius religio, come direbbe Giulio nostro, anche se c’entra una cippa con il contesto. Ma forse il ministro ha un po’ troppi Grilli per la testa, chissà. Di certo, se fosse vera questa interpretazione, che circola oggi sui giornali (uno, in particolare), Tremonti assomiglierebbe molto all’Innominato di manzoniana memoria. Cosa che potrebbe comunque far piacere alla Lega, noto head hunter su base etnica.

Di certo, dopo Confindustria, ora anche il Corriere è caduto dal letto nel cuore della notte italiana. Dopo l’editoriale di ieri di Ferruccio De Bortoli, in cui si è per la prima volta ipotizzato che Bossi potrebbe avere qualche problema, oggi è la volta di Pierluigi Battista, che parla di “limite della decenza“, sottintendendone l’ampio superamento. Nel frattempo il governo è alacremente al lavoro…sulle intercettazioni. Che di certo saranno decisive per rimettere il paese sul sentiero della crescita, in congiunzione con il leggendario pacchetto “sviluppista” che arriverà a metà mese. Forse. Perché il premier ha precisato, questa mattina alla Camera: “Si tratta di una manovra non facile. Le manovre con i fichi secchi non si possono fare”. Bambole, non c’è un euro.

Altra idea a costo zero per la crescita potrebbe essere il cambio di nome del Pdl, che al premier non piace più. Questa mattina, in Transatlantico, Berlusconi ha scherzato suggerendo “Forza gnocca”. Noi, più modestamente, suggeriremmo “Forza Nerone“. Per tutto il resto, c’è Minzolini e la sua card.

Ultimi in Italia

Placeholder

Castelli in aria

Qui teniamo i commenti al minimo. Vi presentiamo l’autrice del progetto che
Go to Top