Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Che scarso, quel Monti!

in Economia & Mercato/Italia

Ma quanto ci delude, questo Mario Monti! Sono già sessanta giorni che è a Palazzo Chigi, e ancora non è riuscito a camminare sulle acque o, almeno, a dividerle. Ha solo approvato una riforma delle pensioni che non ha pari in Europa e nel mondo occidentale, rompendo un tabù intoccabile a sindacati ed alla “socialità” della politica, a destra come a sinistra. E ora si accinge a presentare non una lenzuolata ma un teatro-tenda di liberalizzazioni, di cui peraltro non ha ancora dettagliato i contenuti, ma siamo certi che ci deluderà.

Perché prendersela con i poveri tassisti, i poveri edicolanti, i poverissimi farmacisti? O magari con gli altrettanto poveri avvocati e notai, quelli che hanno impedito qualsiasi liberalizzazione al precedente, incolpevole, governo? Davvero uno scarso, questo Monti. In sessanta giorni non ha ancora trasformato l’Italia in una specie di Singapore, o di Hong Kong. Sempre detto che si trattava di un bluff.

E pensate: non ha ancora liberalizzato il trasporto ferroviario locale! Eppure, che ci vorrebbe? In fondo, si tratta di una materia di competenza delle Regioni, le quali hanno sottoscritto contratti di servizio con Trenitalia di durata pari a sei anni, e senza neppure gara europea. E certamente deve essere colpa di Monti, che in un paese in cui la “santità dei contratti” non è mai esistita, non ha ancora stracciato questi contratti di servizio, e neppure ha ancora sciolto le province e perché no?, anche le regioni e (soprattutto) il Tar del Lazio. Ma che minchia di liberalizzatore sarebbe, questo?

Questo Monti è un furbetto, che va in Europa con approccio tipicamente ed italianamente levantino, e presenta quel morticino del maggiore avanzo primario dell’Eurozona, ottenuto senza licenziare in tronco, all’indomani del giuramento, quei tre o quattro milioni di dipendenti pubblici (perché i dipendenti pubblici andrebbero cacciati tutti, sia chiaro!). E poi che pretenderebbe, questo Monti? Di trasformare l’Italia in una Germania, come ha suggerito in una intervista alla stampa tedesca, forse con eccesso di captatio benevolentiae? Come la Germania? E non ha ancora fatto nulla per i 70 miliardi annui di imposta da corruzione sul paese, e dopo ben sessanta giorni al governo!

Mica come quando c’era Silvio, signora mia. Negli ultimi vent’anni, o anche negli ultimi dieci: quelli più esaltanti. Che anni quelli: c’erano scosse, drizzoni, iniziative epocali, riforme della Costituzione per costruire un muro di tramezzo, si eleggeva a furor di tassisti un neanche troppo post-fascista in Campidoglio; c’era un avvocato ministro della Giustizia che si era riproposto di fare il sindacalista della categoria degli avvocati, e smantellare le (limitate) liberalizzazioni del passato. Che altro? Ah, si, c’era anche un ex ministro delle Comunicazioni che aveva deciso di fare chiudere le parafarmacie, ma erano dettagli. Perché le liberalizzazioni vere erano “altre”, come quelle delle reti gas e trasporti. E non è che da quel versante non si facesse nulla, anzi: si studiavano i dossier, e li si studiava così bene da recitarli a memoria ogni giorno, prima dei pasti principali.

E c’erano ampi ed esaustivi studi anche su come riuscire ad evitare che ogni maledetto anno la RC auto aumentasse in doppia cifra. Si respirava liberismo autentico, non la paccottiglia degli ultimi sessanta giorni. I watchdog della nostra libera informazione frustavano quotidianamente l’esecutivo, non prima di aver puntualizzato che i problemi erano “ben altri”, c’erano equilibri politici da contemperare ed analisi da compiere, e l’anno prossimo a Gerusalemme. E soprattutto c’era sempre qualcuno che ostruiva il progresso liberale. E dopo gli esaustivi studi, piovevano pacchetti-sviluppo e leggi annuali sulla concorrenza. Ognuno di noi doveva competere duramente: per un appalto, una raccomandazione, una donna.

Che ne è stato, di quella fulgida era? Oggi siamo tornati vittime di forze oscure e non identificabili, quelle che “se la prendono” con i tassisti ed i farmacisti, e a Palazzo Chigi non abbiamo più il miglior liberal-liberista degli ultimi 150 anni, ma un fake.

Siete davvero fantastici, cari liberioti d’Italia.

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