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Euro, scorciatoie inesistenti

Tuesday, 17 January, 2012

in Economia & Mercato, Unione Europea

Dopo Martin Feldstein, anche Ricardo Caballero e Francesco Giavazzi scoprono che, per tentare di iniettare un minimo di crescita nella camera a gas dell’Eurozona, potrebbe servire un deprezzamento del cambio. Ma, ripetiamolo, il problema è che non ci sono le condizioni fondamentali, a livello aggregato.

Secondo Caballero e Giavazzi, pur considerando che l’Eurozona è un sistema relativamente chiuso, visto che il grosso degli scambi commerciali avviene a livello intracomunitario, l’Italia avrebbe comunque da guadagnare, visto che il 55 per cento suo export avviene verso paesi extra-Ue quali Svizzera, Russia, Stati Uniti e paesi emergenti. Da un deprezzamento del cambio, quindi, l’Italia riceverebbe una spinta compensativa della stretta fiscale attuata.

Ma ancora una volta, questa considerazione si scontra con la realtà di una Eurozona che, ad oggi, non ha i fondamentali economici per invocare un deprezzamento del cambio dell’euro perché il saldo delle partite correnti, a livello di area, è in equilibrio, e non in deficit. Ma questa “somma zero” del saldo delle partire correnti deriva da un persistente surplus tedesco e da altrettanto persistenti deficit di paesi quali Grecia, Portogallo, Spagna, Italia e Francia. Dato questo equilibrio esterno, svalutare l’euro sarebbe visto come una forma di concorrenza valutaria sleale, e potrebbe alimentare ritorsioni, soprattutto da parte degli Stati Uniti. Stupisce che accademici come Caballero e Giavazzi non colgano questa semplice problematica, ma tant’è.

O forse qualcuno si attende che, per continuare a permettere alla Germania di godersi il suo surplus “cinese” e salvare l’Eurozona da morte certa, gli americani dovrebbero essere così generosi da accettare un apprezzamento del cambio del dollaro contro euro, non sorretto da motivazioni fondamentali, che ne danneggerebbe l’export, per di più in un anno elettorale. Pare la riproposizione, con altri strumenti, del ridicolo salvataggio della zona economica più ricca del mondo grazie ai soldi di paesi, quelli emergenti, che hanno un reddito pro-capite che è una frazione di quello europeo. Pensiamo ad altro, signori, è meglio.

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