Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Zelig all’Eliseo

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Unione Europea

Sul suo blog, il corrispondente di Libération da Bruxelles, Jean Quatremer, commenta la sortita pre-elettorale di Nicolas Sarkozy, che ieri ha rotto il patto neppure troppo tacito (vi aveva fatto riferimento lo stesso Mario Monti, poco dopo il suo ingresso a Palazzo Chigi) a non mettere in causa la Banca centrale europea attraverso sollecitazioni “improprie”, per rispetto formale dell’indipendenza dell’istituto di emissione guidato da Mario Draghi.

Sarkozy, durante un comizio a Place de la Concorde, ha detto:

«Voglio porre non soltanto il problema delle frontiere, ma anche quello del ruolo della banca centrale nel sostegno alla crescita. E’ una questione che non potremo eludere. Perché se non vuol perdere posizioni nell’economia mondiale, l’Europa deve assolutamente tornare alla crescita. Se la banca centrale non sostiene la crescita, non avremo abbastanza crescita. L’Europa deve smaltire il proprio debito, non c’è scelta, ma tra deflazione e crescita, non c’è più scelta. Se sceglie la deflazione l’Europa scomparirà, bisogna ricordarsi degli anni Trenta»

Secondo Quatremer (ed altri osservatori), Sarkozy starebbe inseguendo le estreme, non solo a destra ma anche a sinistra. A destra, per disinnescare l’erosione che rischia di subire da Marine Le Pen, l’inquilino dell’Eliseo ha dato in pasto alle folle la minaccia di sospendere Schengen, mentre alla sinistra più a sinistra di Hollande, impersonata da Jean-Luc Mélenchon, Sarkozy offre l’attacco alla Bce ed all’euro “troppo forte” per la Francia ed i francesi. Ad entrambi gli schieramenti, ed al nazionalismo transalpino in tempi di ristrettezze economiche, Sarkozy offre la minaccia/richiesta del congelamento della quota di contributo francese al bilancio comunitario.

Quest’ultima proposta viene calata nel dibattito elettorale nel momento in cui servirebbe il suo opposto, cioè spingere per aumentare la quota di “comunitarizzazione” delle spese, che permetterebbe di conseguire economie di scala, ad esempio nell’ambito della ricerca, oltre a migliorare la massa critica degli interventi mobilizzabili, e comunque di fare evolvere l’Ue verso qualcosa di più simile ad una unione politica.

Ma nulla di simile accadrà: continueremo ad avere leader politici miopi, che usano l’Europa solo come controparte negoziale e parafulmine di problemi domestici o causati dalla stessa Europa proprio a causa dell’approccio non integrato ma da sommatoria di stati nazionali sempre più gelosi della propria autonomia e del proprio sciovinismo.

E sempre, in questa manfrina pre-elettorale, continueremo ad avere i cosiddetti leader politici che si inventano audaci sceneggiature che poi rimettono nel cassetto ed elezioni concluse ed auspicabilmente vinte. La posizione attuale di Sarkozy sulla Bce è peraltro di difficile lettura, proprio perché non esplicitata. Ad oggi non si può certo dire che la Bce tenga il credito stretto in modo autolesionistico, come magari accadeva in passato, quando lo stesso Sarkozy strepitava contro l’Eurotower. Quindi, l’ipotesi è che Sarkozy invochi interventi diretti della Bce in acquisto sui debiti sovrani. In pratica, un easing quantitativo simile a quello attuato dalla Fed e dalla Bank of England. Suggerimento che suonerebbe come una revisione della famosa posizione sarkoziana che esaltava le iniezioni di liquidità triennale della Bce, ritenendole risolutive anche per il debito sovrano.

In tutto ciò, e visto lo stato di disperazione della politica di fronte ad una crisi che ci sta uccidendo tutti, ci chiediamo se non sia meglio, dovendo comunque morire, farlo divertendosi e con le armi in pugno, cioè con l’originale anziché con l’imitazione.

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Corriere 21 settembre 1974

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Quella che segue è la riproduzione quasi integrale di un articolo apparso
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