Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Fra elezioni, correlazioni e superstizioni

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Abbiamo ormai appurato che la ricerca delle cause di un fenomeno, per umana – e spuria – inclinazione, viene più o meno regolarmente sostituita dall’innalzamento della correlazione più evidente a spiegazione dell’evento. Il fenomeno è piuttosto datato, invero: su di esso poggia il pensiero religioso. Ecco perché, anche dopo aver visto le oltre tre ore di dibattito televisivo tra François Hollande e Nicolas Sarkozy, riusciamo soprattutto a sorridere quando leggiamo di nostri connazionali che prendono a modello la dinamica dell’interazione tra l’assai poco dinamico duo di galletti transalpini.

I quali galletti sembravano soprattutto due contabili impegnati ad accapigliarsi su chi dei due dovesse portare i libri aziendali in tribunale. Ma ora che l’austero contagio sta inesorabilmente viaggiando verso il cuore d’Europa, al quale peraltro la Francia non appartiene più, si può solo sorridere di inferenze di questo tipo, che noi italiani conosciamo benissimo:

Socialisti uguale disoccupazione, miseria e morte. Escluso il periodo in cui Zapatero esibiva la più vibrante economia d’Europa. Non per meriti suoi, quanto della bolla di credito che tutto avvolgeva. In termini di pensiero magico-superstizioso, si passa dal Berlusconi berlusconesque ai socialisti che, più che sgovernare, portano sfiga. La cosa più divertente è che esiste una non trascurabile probabilità che la Francia vada a sbattere durante una presidenza Hollande: evento che quindi “confermerebbe” la ponderosa analisi di Sarkozy. In fondo, è il sogno di ogni politico: non tanto non fare disastri quanto evitare il meteorite. Alla rielezione pensano le solite correlazioni fantasiose, di solito. Ma non temete, Hollande ha già fatto le corna, facendo affermare da esponenti del suo staff che grandi imprese francesi hanno congelato un diluvio di licenziamenti per scatenarli in caso di sua vittoria elettorale. Et voilà.

Se queste sono le premesse, oltre che le basi di confronto in quello che dovrebbe essere un momento di riflessione collettiva della comunità nazionale, viene spontaneo chiedersi se l’opinione pubblica, in Europa e non solo, sia davvero così sgarrupata. Se la risposta è affermativa, non stupisce che alla medesima possa essere venduto di tutto, dal risanamento delle finanze pubbliche a mezzo di tagli alle province e agli F35 fino ad arrivare alla fiaba della austerità espansiva e dei tagli di spesa che da soli fanno ripartire la crescita, anche se tutto intorno sta crollando. Attendendo lo sciamano, la prognosi continua a restare sfavorevole.

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