Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Narrative fantasiose

in Economia & Mercato/Italia

Durante una intervista concessa a il Mattino, il presidente della associazione dei costruttori edili (Ance), Paolo Buzzetti, ha sostenuto che oggi

«Le banche non erogano i mutui temendo di non poter disporre della liquidità necessaria all’acquisto di titoli di Stato. Il meccanismo si è inceppato per la crisi di liquidità e ora speriamo che, con l’intervento della Bce, la situazione migliori»

Le cose non stanno esattamente in questi termini.

Intanto, messa così, sembra che le banche abbiano una sorta di vincolo di portafoglio all’acquisto di titoli di stato, e la cosa non esiste, visto che nessuno impone loro una condotta del genere. La realtà è che le banche hanno aumentato l’investimento in titoli di stato (e sacrificato i prestiti) perché i primi non assorbono capitale di vigilanza, a differenza dei secondi. In questo momento le banche hanno bisogno di ridurre il proprio grado di leva finanziaria, cioè il rapporto prestiti/depositi, che è altissimo essendo in media intorno al 130 per cento, e liberare quindi capitale. Il movimento è stato inoltre esacerbato, in numerosi casi, dal deflusso di depositi, che ha accentuato le tensioni di liquidità (in una dinamica completamente diversa da quella immaginata da Buzzetti, che confonde liquidità e solvibilità, ma è in ottima e abbondante compagnia) e gli squilibri di indebitamento.

Altro elemento determinante della stretta al credito è la profondità della crisi, che sta facendo crescere le sofferenze. Le banche, di fronte ad un simile movimento a tenaglia, fanno quello che ogni agente economico razionale farebbe: limitano l’erogazione di credito. A latere di ciò, Buzzetti compie un’altra spericolata inferenza pro domo sua quando afferma:

«In Italia non c’è alcun pericolo di bolla immobiliare. Le case sono di proprietà, chi compra investe i suoi risparmi. Per questo è sbagliato penalizzare le famiglie che chiedono mutui e le imprese che vorrebbero lavorare»

Queste considerazioni dovrebbero partire dal rapporto tra il valore del mutuo e quello dell’immobile, quello che gli anglosassoni chiamano loan to value. Si scoprirebbe che tale rapporto non è basso quanto pensa Buzzetti, e quindi che non è esattamente vero che le famiglie comprano immobili soprattutto con mezzi propri. Se ciò fosse vero, peraltro, non servirebbero mutui né lamentazioni dell’Ance sulla mancata erogazione dei medesimi. E sarà pure sbagliato “penalizzare le famiglie che chiedono mutui”, ma se le famiglie sono a rischio di perdere il proprio reddito a causa della recessione, è evidente che il loro profilo di rischio creditizio si innalza, e le banche frenano. Il tutto in aggiunta a quanto sopra detto riguardo il tentativo delle banche di ridurre il proprio indebitamento.

Sarebbe quindi utile che il presidente dell’Ance trovasse qualcuno disposto a spiegargli come funziona realmente una banca. Perché se esponenti di quella che dovrebbe essere la nostra classe dirigente non trovano di meglio che uscirsene con “analisi” di questo tipo, voi capite che il paese mantiene un elevatissimo profilo di rischio, con o senza Draghi.

Ultimi in Economia & Mercato

Go to Top