Scopri la direzione del flusso causale

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Il “ritmo più lento della riduzione del debito” dell’Italia rispetto a quanto previsto “lo scorso aprile” è “fonte di preoccupazione, soprattutto alla luce di prospettive di crescita modeste”. Lo ha sottolineato il commissario Ue, Olli Rehn. E qui le domande sgorgano spontanee: l’ineffabile Rehn si è chiesto perché dall’inizio della crisi esiste un sistematico scostamento (in peggio) tra previsioni e consuntivi nelle metriche di deficit e debito dell’Eurozona? Forse perché il rapporto debito-Pil si sta autoalimentando a causa del fatto che la stretta fiscale ed il rischio sistemico d’Eurozona determinano un costo del debito che eccede quello della crescita del Pil nominale? E ancora: il signor Rehn sa che la metrica di deficit-Pil si calcola su base strutturale, cioè rispetto al Pil potenziale e non a quello effettivo? Forse Rehn è preoccupato perché la stretta fiscale non ha ancora indotto la famosa fiducia ricardiana che causa boom economici? Ma soprattutto, che abbiamo fatto di male, in questo stupido continente, per trovarci trai piedi burocrati e politici così irrimediabilmente ottusi?

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