Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Sulla “patrimoniale a carico dello stato”

in Economia & Mercato/Italia

Da qualche tempo si nota, da parte di Italia Futura, un utilizzo di slogan liberisti (detto nell’accezione più ampia del termine) pressoché identici a quelli di Fermare il declino. Uno di essi è relativo alla “patrimoniale a carico dello stato” e non dei cittadini. Alla cosiddetta convention di Verso la Terza Repubblica, sabato scorso a Roma, questo slogan è stato reiterato da Luca Cordero di Montezemolo e da Irene Tinagli. Poiché il sito che state leggendo ama fare uno straccio di fact checking, può essere utile andare a verificare in dettaglio cosa intendono con questo slogan ad Italia Futura.

Per effettuare l’analisi basta prendere quello che fino a pochi giorni addietro doveva essere il programma economico del movimento di LCdM, pubblicato ad agosto 2011 (prima del crac berlusconiano e del commissariamento montiano), e che avevamo recensito. Già all’epoca si parlava di “patrimoniale per lo Stato e gli enti locali”, a onor del vero, ma l’operazione prevedeva il transito attraverso l’imprescindibile Cassa Depositi e Prestiti. Nella scheda 1 del programma montezemoliano si poteva infatti leggere:

La Cassa Depositi e Prestiti – soggetto esterno alla P.A. – ha in essere mutui verso Comuni, Provincie e Regioni per complessivi 111 mld. di euro ca. che rappresentano debito pubblico per ca. 6 punti di Pil. Riteniamo che Comuni, Provincie e Regioni che dispongano di patrimonio immobiliare non utilizzato per fini strettamente istituzionali e/o affittato a terzi, debbano utilizzarlo per estinguere immediatamente, in tutto o in parte, i mutui già contratti con la Cassa Depositi e Prestiti (previa valutazione degli immobili da parte di un advisor nominato dalla stessa Cassa). La Cassa Depositi e Prestiti acquisirebbe gli immobili sostituendo nel suo attivo i mutui verso gli enti locali con le quote di un fondo cui gli immobili sarebbero successivamente trasferiti come equity e di cui la Cassa Depositi e Prestiti potrebbe limitarsi ad essere pro tempore il quotista di maggioranza relativa. Gli enti locali si priverebbero della parte non utilizzata del patrimonio immobiliare e contestualmente ridurrebbero l’indebitamento.

Come si nota, si tratta di una operazione di compensazione tra attivi e passivi pubblici, in cui alla CDP viene attribuito patrimonio immobiliare pubblico “non utilizzato per fini istituzionali o affittato a terzi”. In pratica, la CDP doveva divenire un enorme fondo immobiliare chiuso, la cui finalità sarebbe (verosimilmente) stata quella di assumere a fermo gli immobili per poi giungere a cessione, diretta o tramite quotazione. Le domande sono sempre le stesse: esiste un censimento degli immobili pubblici non utilizzati “a fini istituzionali”? Gli immobili sono rivendibili o necessitano preliminarmente di modifiche alla destinazione d’uso e/o ai piani regolatori? Quanti sono, in questo ipotetico censimento (ma esiste?) gli immobili ammalorati ed abbandonati?

Appare del tutto evidente che il concetto di “patrimoniale a carico dello stato” era una licenza poetica, in questo contesto. E’ vero che la proposta era caratterizzata da realismo, visto che pensare di vendere patrimonio immobiliare, oggi, è una chimera ma si conferma che, tra i proclami e slogan da una parte e realtà dall’altra c’è un enorme golfo, soprattutto in Italia. E l’obiettivo di colmare tale golfo non viene agevolato da considerazioni di questo tipo:

Per memoria, si ricorda che fra il 1994 ed il 2003 furono privatizzati asset per ca. 90 mld. di euro. Nel periodo 2000-2005 sono stati privatizzati immobili pubblici per circa 20,4 miliardi di euro, di cui 16,3 miliardi da parte dello Stato ed Enti previdenziali e 4,2 da parte degli Enti territoriali.

Per memoria, chioseremmo, il periodo 1994-2003 fu un periodo di eccezionale liquidità ed altissima crescita economica in tutto il pianeta, incluso questo ridicolo paese. E quanto agli immobili pubblici, dismetterne 20,4 miliardi di euro in sei anni (2000-2005), periodo in cui le banche regalavano mutui, fa comunque una media di 4 miliardi annui, in condizioni irripetibili ed antitetiche a quelle odierne. Quelli furono gli anni della SCIP, tra qualche luce e molte ombre.

C’è comunque da dire che la proposta di coinvolgimento della CDP nel piano di dismissioni immobiliari pubbliche è sparita dalla Agenda Italia 2013, sostituita da un approccio rovesciato, più liberista e mercatista, in cui la Cassa perde il ruolo di dea ex machina e diventa invece un esecrabile santuario di contabilità creativa:

Ad esempio: gli italiani hanno fatto di tutto e di più, ora è il momento di una patrimoniale sullo Stato per abbattere il debito pubblico con un piano pluriennale di dismissioni del patrimonio mobiliare e immobiliare di Comuni, Province, Regioni e Stato. Un piano di dismissioni che condizioni i trasferimenti agli enti locali alla concreta partecipazione di questi ultimi al piano stesso. Un piano di dismissioni che tocchi anche i santuari pubblici o pseudo pubblici. La Cassa Depositi e Prestiti, in cui investitori istituzionali esteri dovrebbero prendere il posto delle fondazioni bancarie.

Quindi, in poco più di un anno, ed in parallelo al drastico aggravamento della crisi, a Italia Futura sono passati dalla contabilità più o meno creativa alle dismissioni pure e dure, alla faccia della realtà, mantenendo lo slogan ma cambiando drasticamente il contenuto. Sorge il sospetto che l’opportunismo elettoralistico non sia la migliore delle armi possibili, soprattutto quando si è appena imbarcata ampia parte della sinistra social-cattolica del paese. Ma sicuramente siamo noi che di politica non capiamo granché.

Ultimi in Economia & Mercato

Placeholder

Bolle dallo stagno italiano

Sul Sole di ieri è comparso una tabella riepilogativa dell’offerta “pre-impacchettata” di
Placeholder

Dosi di assurdo

Prosegue la sfilata di “esperti” che si avvicinano al M5S per dare
Placeholder

Chi vive sperando

C’è soprattutto un punto da segnalare, nel Rapporto di primavera sulle “Prospettive
Go to Top