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Provaci ancora, Angela

Thursday, 22 November, 2012

in Economia & Mercato, Unione Europea

Sospesa l’erogazione della nuova tranche di aiuti alla Grecia, in attesa di un nuovo vertice dei ministri delle Finanze dell’Eurozona, previsto per lunedì 26, che dovrebbe sbloccare le erogazioni. Poiché pare che Atene abbia fatto i famosi compiti a casa, lo stallo deriva dal fatto che il Fondo Monetario Internazionale si è messo di traverso alla Ue, contestando la sostenibilità del debito greco e denudando brutalmente il re.

Per statuto, infatti, il FMI non può effettuare erogazioni a paesi il cui debito non appaia sostenibile, e la Grecia è ormai da tempo una evidenza palese di questa fattispecie. Questa è la ragione vera dello stallo, oltre che della pubblica disputa, giorni addietro, tra il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker ed il direttore generale del FMI, Christine Lagarde, con il primo ancora in modalità “universo parallelo” ad avanzare una surreale proposta di innalzamento del rapporto-target di debito-Pil per la Grecia con allungamento di un paio di anni del sentiero di aggiustamento, e Lagarde a scuotere vigorosamente la testa e restare ferma sulla soglia farlocca del 120 per cento al 2020, posizione contro la quale la Ue si va a schiantare.

La successiva ipotesi di ridurre il tasso sul costo del debito di emergenza concesso alla Grecia (da interbancario più 150 punti base a soli 25 punti base) è stata bocciata da Wolfgang Schaeuble con motivazioni di illegalità della mossa, più banalmente perché l’equivalente tedesco della nostra Cassa Depositi e Prestiti, la KfW, si indebita oltre il costo agevolato proposto per la Grecia. Più che un problema di legalità, questo appare come un caso di stupidità, ancora una volta derivante dal fatto che la Merkel ha fatto credere al parlamento tedesco che il salvataggio della Grecia non avrebbe richiesto ulteriori oneri. Ma quanto è antipatica la realtà, a volte.

Prima di ieri si era persino ipotizzato di dare altri soldi alla Grecia tramite il fondo EFSF, affinché Atene si ricomprasse il debito in mano ai privati, già ristrutturato mesi addietro infliggendo ai portatori perdite prossime all’80 per cento. A parte che ogni buyback di debito implicherebbe l’incravattamento della Grecia, il suggerimento faceva comodo ai tedeschi, visto che EFSF emette sul mercato e non prende perdite sino a default conclamato del debitore. Ennesimo tentativo di prendere a calci la solita lattina lungo la strada, come direbbero gli americani.

La triste verità è una sola: serve una svalutazione del debito greco detenuto dai governi europei, tutto il resto sono forme di crudeltà inflitta alla Grecia ed al suo popolo che gridano vendetta, così come grida vendetta la stupidità e la miopia con cui la Germania ha gestito da subito la crisi greca e quelle che ad essa hanno fatto seguito. Ora la Merkel dovrebbe andare davanti al Bundestag e dire: signori, ho sbagliato, non ho capito un accidente da subito, vi ho promesso di non subire perdite e non era vero, vi ho promesso di minimizzare il vostro esborso in questa vicenda ed invece ho operato per massimizzarlo, ed ora siamo in trappola.

Ovviamente non andrà così e la Grecia continuerà ad essere scuoiata viva, con buona pace dei buontemponi fuori dalla realtà che, anche nel nostro paese, hanno sposato da subito tesi e prassi tedesche, nel loro vaneggiamento di risanare i conti e dare una lezione a paesi sino a quel momento certamente indisciplinati dal punto di vista fiscale ma che da questa vicenda rischiano di uscire in drammatica povertà, oltre che di immolare la propria democrazia sull’altare dell’ottusità tedesca.

E c’è pure di peggio: Merkel punta ad arrivare alle elezioni tedesche del prossimo settembre (settembre!) in questa condizione di animazione sospesa, ma la realtà pensa altrimenti. Intanto il Portogallo, che appariva già idoneo a ricevere gli interventi della Bce, è rimasto fuori al freddo, pur ricevendo ad intervalli regolari gli elogi tedeschi e della Ue. Che questo stia accadendo perché i tedeschi hanno messo un veto informale ma decisivo alla procedura OMT fino a nuovo ordine? L’appiglio legalistico è che la Bce non può aiutare chi non ha ancora ripristinato l’accesso al mercato, ma questo è un ragionamento ridicolmente circolare e peraltro neppure del tutto vero.

Vista l’aria che tira, si comprende perché il buon Mariano Rajoy preferirebbe farsi impalare in mondovisione piuttosto che chiedere formalmente gli aiuti, anche se l’economia spagnola sta letteralmente marcendo, settimana dopo settimana. Dato il comportamento dei tedeschi ed i vincoli inconfessabili che gli stessi applicano ad accordi ufficiali europei, di fatto disapplicandoli, chi è in assistenza finanziaria è spacciato, o comunque è finito in una macchina medievale della tortura.

  • Lettura complementare consigliata: l’intervista di Tonia Mastrobuoni all’economista Paolo Manasse, con in omaggio una lieve frecciata ai pasdaran dell’austerità.
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