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Il gold standard condannato dalla storia e dalla variabile umana

Friday, 23 November, 2012

in Discussioni, Economia & Mercato

In un post sul suo blog, David Andolfatto, economista canadese della Fed di St.Louis, prende in esame tutte le incoerenze e le criticità di un eventuale ritorno al gold standard. Sono tutte cose più o meno risapute, ma è utile un bel ripasso, per immergersi nella realtà. Anche se Andolfatto dovrebbe spiegare perché ha successivamente rimosso quel post.

Andolfatto premette che, per essere credibile, un sistema aureo necessita che gli agenti economici abbiano fiducia nella volontà e capacità degli stati di rimborsare la moneta cartacea ad un tasso di cambio specificato. Agganciando l’offerta di moneta cartacea alle riserve auree si limiterebbe la capacità di un governo di finanziare le proprie spese attraverso la stampa, rimuovendo quindi la “tassa da inflazione” come metodo di finanziamento dei deficit pubblici.

Altra peculiarità del gold standard è, come noto, quella di ancorare il livello dei prezzi ed il suo sentiero temporale (cioè l’inflazione) alla dinamica di domanda ed offerta mondiale di oro. Ma questa è anche la vulnerabilità del sistema: nel diciannovesimo secolo, ricorda Andolfatto, una penuria mondiale d’oro causò la caduta del livello dei prezzi statunitensi, fin quando nuove scoperte minerarie nell’ultimo decennio del secolo, in Australia e Usa, invertirono la tendenza. Bisogna poi tenere presente che oggi la maggior parte dell’offerta di oro è esterna agli Stati Uniti, e proviene da paesi quali Cina, Australia e Russia. Adottare un gold standard, oggi, equivarrebbe per gli Stati Uniti a dare ad altri paesi una considerevole influenza sul potere d’acquisto del dollaro. E pare che questo sia un problema, che di solito i nostalgici del gold standard tendono a rimuovere.

Storicamente, peraltro, il gold standard non evita ampie oscillazioni del livello di attività economica. Nel caso statunitense il gold standard era in vigore durante le profonde recessioni post Guerra civile e durante la Grande Depressione. Molti economisti ritengono poi che un gold standard aumenti il rischio che una “normale” recessione divenga depressione conclamata. Un aumento della domanda di oro, per i più svariati motivi, causa un calo del livello dei prezzi, e di conseguenza un aumento dell’onere reale di ogni debito, perché i debitori devono rimborsare le proprie passività con moneta che è più costoso reperire. Al declinare del prezzo per i prodotti di una azienda, quindi, la medesima deve continuare a sostenere oneri fissati contrattualmente in termini nominali, stipendi inclusi. In deflazione, questa condizione causa un’impennata di licenziamenti e disoccupazione, che porta verso l’equilibrio di minori salari nominali. Analogamente, l’aumento dell’onere reale del debito causa un’impennata di fallimenti. Una specie di “purificazione” dell’economia, di quelle che piacciono ai seguaci del gold standard ma dai costi umani lievemente elevati, visto che il mondo senza attriti che porta ad aggiustamenti rapidi esiste solo nella fantasia degli economisti.

Riguardo la credibilità governativa verso un gold standard, inoltre, sappiamo che storicamente essa è venuta meno in periodi di guerra, consentendo il finanziamento dello sforzo bellico attraverso una tassa da inflazione. Andolfatto ricorda che il Regno Unito sospese il gold standard per circa trent’anni durante le guerre napoleoniche, e che gli Stati Uniti fecero lo stesso durante la Guerra Civile, oltre ad imporre un embargo aureo durante la prima guerra mondiale. Per non parlare delle innumerevoli svalutazioni al cambio tra oro e cartamoneta attuate dai governi nel corso del tempo. Già queste considerazioni basterebbero (bastano, in realtà) per accantonare il gold standard come l’ennesima nostalgia di soggetti convinti che la natura umana possa essere imbrigliata in un sistema di vincoli cogenti ed assoluti. Lo abbiamo detto più e più volte: questo modo di argomentare è tipico di una forma di pensiero totalitario, che crede che la variabile umana sia residuale e trascurabile, nel Grande Corso di una Storia dominata da un qualche teleologismo.

Andolfatto termina il post suggerendo una alternativa al gold standard sotto forma di credibilità della banca centrale, indipendente e dotata di un obiettivo di bassa e stabile inflazione, per neutralizzare l’instabilità nell’offerta di moneta che è tipica di un sistema aureo. Il problema è che questa è già la cornice istituzionale in cui operano le banche centrali dei paesi sviluppati, e guardate cosa abbiamo sotto gli occhi, oggi. La verità è che, anche utilizzando un sistema simulato di gold standard, come potrebbe essere quello di una banca centrale “aliena” ed  “automatica”, che cioè aumenti l’offerta di moneta in modo costante e non influenzabile da soggetti umani, il problema resterebbe: basterebbero variazioni impreviste nell’interazione tra domanda ed offerta di moneta, e si otterrebbero comunque boom e recessioni/deflazioni. E nel frattempo qualche genietto se ne uscirebbe con richieste di indicizzazione piena e completa di debiti e retribuzioni al livello dei prezzi (all’ingiù, soprattutto), spiegando che in quel modo il sistema si aggiusterebbe più in fretta agli shock.

La storia dell’umanità è segnata, anche sanguinosamente, dall’autoimposizione di vincoli, dogmi ed articoli di fede. E’ quindi del tutto inutile aggiungere una nuova divinità a quelle che già oggi intralciano le nostre esistenze. Di quella il genere umano si è già sbarazzato, per selezione naturale, qualche decennio addietro.

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