Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Rating e reato d’opinione nella illuministica Europa

in Adotta Un Neurone/Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

Nella giornata di ieri il parlamento europeo in sessione plenaria ha approvato a larghissima maggioranza il nuovo regolamento comunitario per le agenzie di rating. Nel complesso, qualcosa che oscilla tra una perdita di tempo, uno sfoggio di crassa ignoranza e (soprattutto) l’introduzione del reato d’opinione sul debito sovrano. L’ultimo dei grandi traguardi raggiunti dal continente che ci ha dato l’Illuminismo.

Tra le disposizioni previste, le agenzie di rating dovranno, alla fine di ogni anno, indicare un calendario a 12 mesi delle pubblicazioni di rating ed outlook non richiesti (unsolicited) su debito sovrano. Tali comunicazioni non potranno essere più di “due o tre l’anno” (?), e dovranno essere pubblicate solo dopo la chiusura dei mercati europei oppure almeno un’ora prima dell’apertura. Precetti banalotti ed in larga misura già rispettati dalle agenzie, peraltro. Il fatto di costringere ad indicare un calendario di date di pubblicazione per evitare le “market disruption” ha assai poco senso, se non quello di fornire una rassicurazione a legislatori confusi ed ignoranti, nel senso etimologico del termine.

Accantonata inoltre l’ipotesi di sospendere il rating sovrano in ipotesi di procedura di assistenza finanziaria sovranazionale, per evitare effetti segnaletici negativi sul costo del finanziamento. Ma va? Almeno questo termometro lo abbiamo salvato, ma c’è poco da rallegrarsi. Saranno anche vietati i declassamenti “di gruppo”, se non corredati da specifiche analisi dei singoli paesi. Questa appare una misura ansiolitica specificamente mirata sull’Eurozona, dove i riflessi sistemici sono massimi, per motivi evidenti ma non a tutti. Le agenzie, quindi, si limiteranno a fotocopiare il giudizio sui singoli paesi, ed avranno risolto il problema. Ma di certo, pensare che l’Eurozona non sia una entità sistemica ci fa dubitare che i legislatori europei abbiano anche solo una vaga idea di cosa stia accadendo, in questa crisi.

Viene poi introdotto uno specifico “reato d’opinione” delle agenzie, nel divieto di formulare conclusioni sulle politiche economiche nazionali e vietando raccomandazioni dirette agli stati sovrani. E qui vien da sorridere, se non ci fosse da piangere. Per l’ennesima volta: i rating sovrani sono opinioni d’investimento basate su dati rigorosamente pubblici (i conti degli stati). Continuare, come fanno da noi politici ed associazioni di consumatori, ad equiparare i giudizi e le opinioni unsolicited su rating sovrano ai rating richiesti dai debitori su emissioni strutturate (dove esiste al massimo grado conflitto d’interessi e rischio di porcate supreme) significa aver capito nulla di cosa sta accadendo, oltre a non aver mai preso in mano e letto un giudizio di rating su debitore sovrano. Su questa falsariga, chiunque potrebbe citare in giudizio un’agenzia di rating, sentendosi “fuorviato” dalle opinioni altrui. Ribadiamolo: questo è purissimo reato d’opinione, con venature di follia. Serve una caccia alle streghe per ridurre l’ansia, e neppure di fronte a schiaccianti evidenze della incapacità delle agenzie a condizionare la realtà, si riesce a rinsavire.

La soluzione (non serve uno scienziato per capirlo) è portare gli investitori ad evolvere verso un sistema di rating interno, tappa che dovrebbe giungere a compimento e completamento entro il 2020. Ma chi controllerà questo sistema valutativo interno agli investitori? Il mercato, azzarderemmo, premiando chi fa risultati. Non certo un qualche regolatore nazionale che metta il naso nel processo d’investimento dei gestori. Usiamo la finzione di linee guida light touch, e vivremo felici e contenti. Diversamente, ve la vedete voi l’agenzia pubblica che va a controllare i processi d’investimento caso per caso? E su cosa, poi, su altrettante “opinioni” sui rating sovrani? Che facciamo, rastrellamenti casa per casa?

Quanto alle altre levate d’ingegno, prevista la rotazione quadriennale di mandato alle agenzie su prodotti strutturati di ri-cartolarizzazione, ad evitare collusione tra debitore ed agenzie. Buona idea, se non fossimo in un mercato oligopolistico dal lato dell’offerta, e non ci risulta che si sia ovviato a questa “imperfezione” di mercato, ma possiamo sbagliarci. Per grazia divina, la famosa agenzia pubblica di rating europeo non vedrà la luce, per ora. C’è un limite anche alla stupidità, e pure in Europa, incredibile.

Archiviata questa misura epocale, servirà cercare nuovi untori. Per quelli, basterà guardarsi allo specchio.

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