Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Con i soldi del Maronopoli

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Intervista al Sole del segretario federale della Lega Nord, e candidato governatore della Lombardia, Roberto Maroni. Un esempio da manuale di come l’ignoranza economica, unita alla demagogia, possa produrre vaneggiamenti ad uso dei gonzi che ci cascano.

Intanto, Maroni si lancia subito all’inseguimento di Grillo, con la proposta di impignorabilità della prima casa. Ma non in reazione difensiva ad azioni di riscossione di crediti tributari, no: proprio “sempre e comunque”. Al che, Barbara Fiammeri domanda a Maroni che accadrà con le banche, se non potranno agire a tutela del proprio credito. Ma per Maroni questi sono dettagli, e la risposta semplicemente non è tale, visto che si risolve nella solita frusta accusa alle banche di aver incassato i prestiti della Bce e di essersi comprate i titoli di stato.

Maroni ovviamente non ritiene di doversi informare, e comprendere in tal modo che le nostre banche sono entrate in questa crisi con un rapporto tra prestiti e depositi compreso tra il 120 ed il 140 per cento, quindi fortemente squilibrato; che sono poi state travolte dalle richieste dell’Eba di ricapitalizzare e/o ridurre il proprio leverage e dall’avvicinamento a Basilea III (pur se ammorbidito); allo stesso modo, nessuno ha ancora spiegato a Maroni che il banchiere che, in tempi di pace, preferisse comprare titoli di stato anziché fare prestiti, verrebbe cacciato a calci nel posteriore alla prima occasione utile. Ma sono e restano dettagli.

Tutto ciò premesso, Maroni concede e tratteggia una risposta “vera”, nell’attesa della presentazione della proposta ufficiale, ci fa sapere che “servono garanzie sostitutive”, e che “esistono già dei fondi che dovranno essere adeguatamente rifinanziati”. Bontà sua. Quindi, par di capire, le banche sarebbero comunque soddisfatte, nel loro credito, attraverso l’interposizione e l’azione di non meglio specificati “fondi di garanzia”. Che accadrà, quindi? Che avremo strutture pubbliche che diverranno proprietari di immobili privati, con in omaggio ex mutuatari nel frattempo magari divenuti inquilini? Ma non dovevamo dismettere immobili pubblici, anziché acquisirne di privati e per giunta infruttiferi?

Ovviamente no, perché nessuno se li comprerebbe, e col credito imballato manca la linfa vitale per gli acquirenti, ma tutto serve, quando si tratta di promettere la luna usando il dito medio per indicarla. Naturalmente, Maroni non ha neppure contezza del fatto che l’Associazione bancaria italiana è impegnata ormai da tempo in una moratoria sui mutui prima casa, nel disperato tentativo di impedire che quei mutui si trasformino in sofferenze. Perché se Maroni sapesse questo, avrebbe anche scoperto che, al 31 dicembre scorso, la moratoria si applicava a ben 85.000 mutui, per un valore di capitale residuo pari a 9,5 miliardi di euro. Ecco un primo, riduttivo ordine di grandezza del fabbisogno dei fondi di “garanzie sostitutive” che devono essere “rifinanziati”.

Ma non c’è comunque problema, visto che in Lombardia stiamo per avere indietro 16 miliardi di tasse, per effetto della ritenzione in loco del 75 per cento delle nostre entrate tributarie, giusto? Perché, come dice Maroni, criticando Umberto Ambrosoli, “noi alle chiacchiere abbiamo preferito i numeri”. Darli, soprattutto. Nel frattempo, non risulta ancora pervenuta la sigla del “solenne” patto delle regioni del Nord a chiedere il 75 per cento, bloccando la Conferenza Stato-Regioni. Forse la sigla di quel patto avverrà sul Monviso, ma al momento fa troppo freddo. Oppure qualcuno si è reso conto che tirare dentro in questa rodomontata le regioni a statuto speciale è un pochino problematico.

Studiamola pure, allora, questa moneta locale che tanto piace ai nostri ossimorici protezionisti Dop da chilometro zero. E stampiamola anche. Le sue destinazioni d’uso sono già identificate. Tutti al Parco della Vittoria, ma attenti alla casella Imprevisti, che nella nuova edizione del gioco verrà sostituita da quella denominata Bufale.

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