Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Ogni promessa è debito

in Economia & Mercato/Unione Europea

Interessante notizia dalla Spagna, dove un gruppo di pressione ha raccolto un milione e mezzo di firme per una proposta di legge che modifichi il regime legale dei mutui ipotecari del paese. Qualcosa da far leccare baffi e orecchie a Berlusconi, Grillo, Vendola e consimili personaggi, ed anche qualcosa di socialmente molto creativo ed astrattamente altrettanto equo. Purtroppo la realtà si mette sempre di traverso, ma illustrare la proposta potrebbe tornare utile a qualche arruffapopolo di casa nostra, impegnato allo spasimo nella zona Cesarini delle elezioni più demenziali della storia della Repubblica.

La premessa è che i mutui spagnoli, come del resto quelli di tutta Europa (o giù di lì), differiscono dal tipico mutuo yankee per l’assenza della clausola di non-recourse, che i secondi hanno. In altri termini, il creditore americano può rivalersi sul proprio mutuatario esclusivamente per il valore del mutuo erogato, e non può aggredire altri beni. Per questo motivo, i debitori statunitensi impossibilitati a pagare le rate possono usare le cosiddette jingle letters, cioè spedire le chiavi di casa al prestatore, e togliere il disturbo.

In Europa, e nella fattispecie in Spagna, ciò non accade, perché il prestatore può aggredire altri beni del debitore, in caso di incapienza del valore di realizzo dell’abitazione acquistata col mutuo. La proposta della Plataforma de Afectados por la Hipoteca (“piattaforma delle persone colpite dai mutui ipotecari”) prevede l’introduzione della clausola di non-recourse sui mutui, come negli Stati Uniti ma anche qualcosa di socialmente più radicale, e cioè la possibilità che il debitore, impossibilitato a pagare le rate del mutuo per cause indipendenti dalla sua volontà, possa scegliere di pagare un affitto quinquennale al creditore, per un importo non eccedente il 30 per cento del proprio reddito. Entrambe le ipotesi (clausola di non-recourse e “affitto sociale”) si danno in caso di abitazione principale, s’intende.

Come valutare una simile proposta? Che, se passasse, il costo del credito ipotecario con tutta probabilità subirebbe un enorme aumento, per scontare il maggior rischio di perdite da insolvenza del debitore. Si avrebbe un aumento delle sofferenze su crediti ipotecari al quale le banche reagirebbero razionando e rendendo più costoso il credito. Al termine del processo di “aggiustamento”, il paese sarebbe severamente dissestato.

Ovviamente, occorre anche tener conto del fatto che la crisi è di portata tale che un numero crescente di persone sta perdendo e perderà la propria abitazione, e quindi anche le banche pagheranno comunque un prezzo elevato. L’ipotesi del social housing opzionale avrebbe senso, senza danneggiare le banche e comprometterne la capacità a prestare, se lo stato fosse in grado di farsi garante delle rate non pagate, sostituendosi al debitore ed evitando esecuzioni forzose sull’immobile. Servirebbe, in altri termini, quel famoso “fondo” di cui vagheggia (o vaneggia) il candidato governatore leghista della Lombardia, Roberto Maroni.

Solo che siamo in una drammatica crisi fiscale, e mancano i soldi per simili iniziative. Ovunque, tranne che nella fortunata Lombardia. Dove, come certamente saprete, stanno per arrivare sedici bei miliardozzi di euro caldi di forno, e presto il sole sorgerà ad ovest. Gli spagnoli, che non hanno questa buona sorte, non possono fare nulla per i propri concittadini percossi dalla crudeltà di questa crisi.

Ma almeno da oggi i nostri parolai di destra e sinistra possono ingannare i propri concittadini sofferenti con una proposta in più. Pregando che il risveglio dei sudditi sofferenti non realizzi davvero tali promesse. L’assalto ai forni del ventunesimo secolo, nell’austera Europa, potrebbe cominciare dal soggiorno di casa.

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