Le rassicuranti bugie di Draghi

Thursday, 7 March, 2013

in Economia & Mercato, Famous Last Quotes, Italia, Unione Europea

Quest’oggi, al termine della riunione di politica monetaria, il presidente della Bce, Mario Draghi, ha svolto alcune considerazioni sull’impatto sistemico delle elezioni italiane. O meglio, sull’assenza del medesimo, stranamente ma non troppo. Ciò significa che abbiamo davanti qualche tempo, comunque non troppo.

Sull’esito elettorale nel nostro paese, Draghi ha commentato:

«I mercati, dopo qualche agitazione dopo le elezioni, sono ora tornati più o meno a dove si trovavano prima [delle elezioni]. Credo che i mercati comprendano che viviamo in democrazie. Nel complesso, in questo momento i mercati sono assai meno impressionati dei politici e di voi [giornalisti]. Molto dell’aggiustamento fiscale compiuto dall’Italia continuerà come con il pilota automatico. Tutto ciò accade in un contesto generale dove abbiamo molti segni che la fiducia verso i mercati finanziari dell’area euro sta tornando»

Assai più prosaicamente, come vi spiegavamo ieri, i mercati stanno scontando un mutamento di scenario in Eurozona, che poggia su alcuni eventi. In primo luogo, i forti scostamenti negativi dagli obiettivi fiscali che pressoché tutti i paesi hanno fatto segnare implicano che il 2013 vedrà una pausa nel processo di consolidamento fiscale. I tedeschi sono d’accordo, dovendo arrivare con le minori turbolenze possibili alle proprie elezioni politiche, a settembre. Le condizioni per ottenere questo rinvio saranno con buona probabilità molto lasche, anche perché vi sono paesi, come la Francia, che già oggi possono vantare (almeno sul piano negoziale) una correzione strutturale del saldo di finanza pubblica che eccede l’obiettivo minimo.

Il nostro paese è in pareggio di bilancio corretto per il ciclo, quindi ha raggiunto in orario i propri obiettivi di consolidamento fiscale, oltre a disporre di un avanzo primario (eccedenza di entrate sulla spesa pubblica al netto della componente per interessi) che quest’anno dovrebbe collocarsi intorno al 3 per cento del Pil. Quanto al “pilota automatico”, esso è relativo soprattutto al fatto che dal primo luglio scatterà un aumento Iva. Se da un lato questo darà il colpo di grazia ai consumi del paese, dall’altro dovrebbe riuscire a produrre gettito fiscale aggiuntivo. Lo sappiamo, le cose potrebbero andare assai diversamente: ad esempio, il crollo di attività economica potrebbe essere tale che il gettito fiscale diminuirà anziché aumentare ma queste sono speculazioni, e comunque luglio è lontanissimo.

Per farla breve, il nostro paese si trova in una surreale condizione di “sicurezza” ed “equilibrio” (con molte virgolette) nei conti pubblici, quindi non necessiterà di correzioni aggiuntive, per il momento. Date queste premesse, Draghi ha buon gioco a presentare un quadro relativamente rassicurante, soprattutto per la sensibilità esasperata dell’opinione pubblica, che si sente (a torto o a ragione) ostaggio dei capricci dei mercati finanziari. I mercati rispettano la democrazia, quindi? No, più semplicemente prendono atto che per il momento non ci sono criticità immediate da affrontare, e che l’Eurozona pare avviata a prendersi un the caldo in questo 2013, come direbbe il buon Caressa, per gentile concessione di Angela Merkel. Ma Draghi soprattutto rassicura i mercati, lodandone l’asserito “rispetto” per la prassi democratica: tranquilli, l’Italia non è sistemica, qui ed ora. Relax. Una rassicurante bugia, insomma. O un dato di realtà, fotografata cogliendo l’attimo fuggente.

Quanto al ritorno della fiducia sui mercati dell’Eurozona, diremmo che le cose stanno effettivamente in questi termini. Ad esempio, negli ultimi sei mesi gli investitori comunitari ed extracomunitari hanno messo 38 miliardi di euro sui Bonos spagnoli, facendone calare rendimenti e spread. Cifre ancora più elevate sono arrivate sui nostri Btp. Il governo spagnolo è persino riuscito di recente a tornare ad emettere proprio debito sovrano denominato in dollari, sfruttando i margini di arbitraggio sui mercati swap tra dollaro ed euro, oltre (ovviamente) all’appetito degli investitori denominati in dollari. Una domandina ai nostri prestigiosi teorici del “rimborso” ai non residenti del debito sovrano dei PIIGS: com’è che, anziché il rimborso, gli investitori stanno aumentando l’esposizione al debito sovrano italiano e spagnolo? Andiamo pazzi per le cospirazioni ben riuscite, no?

Non confondetevi, e non chiamate il dottor Pangloss per festeggiare, però: non c’è ancora alcun “contagio positivo” dai mercati all’economia reale. Lo ha ammesso oggi lo stesso Draghi. I tassi d’interesse sono ancora stratosfericamente elevati, in Spagna ed Italia, dove è pure in atto un pesantissimo credit crunch su cui la Bce e la Commissione Ue dovrebbero fare una approfondita riflessione, prima che sia troppo tardi. Ma resta che, qui ed ora, non c’è acuzie di finanza pubblica ed i mercati restano tranquilli, dando prova della loro caratteristica miopia. Per panicare e vendere c’è sempre tempo, e comunque il cerino se lo becca sempre qualcun altro.

Sul piano del teatrino politico, questo significa che abbiamo di fronte un periodo non breve di stato confusionale, a cui anche l’ultimo arrivato partecipa attivamente, con i suoi stralunati proclami rivoluzionari, in attesa di andare a sua volta a fracassarsi sugli scogli della realtà. Prendetela come una bollicina spazio-temporale, l’ennesima, in attesa della resa dei conti.

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