Macromonitor – 10/3/2013

Sunday, 10 March, 2013

in Economia & Mercato

Indici azionari statunitensi a nuovi massimi storici, pur in assenza di revisioni alle stime di crescita globale e utili, mentre altri attivi rischiosi di fatto non partecipano al rally. C’è una disconnessione dalla realtà?

Mentre gli indici azionari statunitensi hanno toccato in settimana nuovi massimi storici di tutti i tempi, altri mercati azionari (Europa, emergenti) ed altre asset class (credito, materie prime, valutario emergente) non hanno di fatto seguito questo movimento. Esistono probabilmente divergenze di policy e posizionamento degli investitori tra regioni ed asset class alla base di questo differente andamento dei mercati, ma probabilmente esistono anche differenze non lievi di premio al rischio, cioè di ritorno atteso sull’investimento, corretto per la volatilità realizzata, rispetto a quello dato dalla liquidità e da titoli di stato “sicuri”. L’azionario statunitense presenta in questo momento uno dei più allettanti premi al rischio corretti per la volatilità, oltre ad evidenziare un’accelerazione nei fenomeni di riacquisto di azioni proprie, spesso finanziati attraverso l’emissione di debito proprio per sfruttare la grande differenza nel costo del finanziamento tra debito ed azioni. Considerazioni analoghe valgono per la ripresa dell’attività di fusioni ed acquisizioni.

Sul mercato dei titoli di stato, forte ascesa dei rendimenti sui Treasury statunitensi, col decennale ai massimi del corridoio di oscillazione dell’ultimo anno, spinti anche dal positivo dato sul mercato del lavoro in febbraio, pubblicato venerdì 8 marzo. Malgrado quest’ultimo dato, appare al momento difficile ipotizzare che la Fed abbandoni la propria politica di stimolo non convenzionale. In Regno Unito, aumenta la probabilità che il governo modifichi il mandato istituzionale della Bank of England in occasione dell’insediamento del nuovo governatore, il canadese Mark Carney, il prossimo luglio, dando alla banca centrale più tempo per ricondurre l’inflazione verso il target di lungo periodo. Probabile anche l’introduzione di una indicazione sul livello dei tassi ufficiali (guidance), come già oggi avviene per la Fed.

Mercati azionari in rialzo in settimana, con recupero superiore alla piccola correzione vista nella settimana successiva alle elezioni italiane.

Sul mercato dei cambi, il rapporto sull’occupazione statunitense a febbraio contribuisce a sostenere alcune delle tendenze emerse in modo più evidente sui mercati da inizio anno: azionario statunitense più forte, rendimento dei Treasury in ascesa, dollaro mediamente in rafforzamento e andamento contrastato delle valute di paesi produttori di materie prime. Quest’ultimo elemento è apparentemente incoerente, considerata l’accelerazione nella crescita delle economie asiatiche  (Giappone incluso), la continua espansione dei bilanci delle maggiori banche centrali (con l’eccezione della Bce) e l’impatto sinora contenuto di alcuni eventi di elevato rischio potenziale, quali le elezioni italiane ed i tagli automatici di spesa statunitensi. Probabilmente, su tale andamento cedente delle valute dei produttori di materie prime influisce il fatto che molte di esse sono in fase di allentamento di politica monetaria. Indirettamente, tale tesi trova riscontro nel fatto che solo le valute di paesi prossimi ad entrare in fase di restrizione monetaria stanno facendo segnare progressi, come nel caso del real brasiliano.

Lieve rialzo per le materie prime in settimana, anche se il bilancio da inizio anno resta negativo, in linea con i timori per la stretta cinese sull’immobiliare. Le materie prime hanno spezzato la propria correlazione con l’azionario, verosimilmente perché il rally di quest’ultima asset class è indotto più da considerazioni di valutazioni che da potenziale di crescita effettiva.

Share Button

Previous post:

Next post: