Macromonitor – 14/4/2013

Sunday, 14 April, 2013

in Economia & Mercato

Ancora una settimana positiva per le asset class più rischiose, con azionario giapponese e obbligazionario high yield statunitense a nuovi massimi di ciclo. La politica monetaria giapponese potrebbe avere un generalizzato effetto di reflazione globale.

Il massivo easing quantitativo giapponese potrebbe in teoria avere lo stesso impatto globale di quelli statunitensi, abbassando il ritorno sugli attivi privi di rischio, riducendo l’incertezza macroeconomica e determinando quindi ribilanciamenti di portafoglio verso attivi rischiosi. L’azione monetaria giapponese potrebbe in realtà avere impatti simili a quelli statunitensi solo nell’ipotesi in cui gli investitori nipponici decidessero di investire in attivi esteri, circostanza di cui al momento mancano evidenze, anche se i mercati sembrano aver comunque scontato un effetto positivo sull’obbligazionario globale.

Sul mercato del reddito fisso, in settimana si è verificato un lieve rialzo dei rendimenti nei paesi “core”, mentre l’attenzione resta puntata sugli effetti locali e globali della reflazione giapponese. Gli ultimi dati disponibili indicano tuttavia che gli investitori giapponesi hanno continuato a vendere obbligazioni estere, verosimilmente per prendere profitto sugli utili in conto cambi. In settimana si sono inoltre verificate importanti oscillazioni di prezzo dei governativi nipponici, da imputare alla incertezza di questa fase sulla direzione che i rendimenti domestici prenderanno per effetto dell’azione della banca centrale.

Sul mercato azionario si è verificato un rimbalzo delle quotazioni, con i mercati giapponese ed europeo a guidare i rialzi. Nella giornata di venerdì si è verificata una correzione indotta da dati statunitensi più deboli delle attese. L’inizio della reporting season statunitense del primo trimestre ha sinora mostrato (su un campione molto ristretto di aziende che hanno comunicato i propri risultati) un livello estremamente modesto di sorprese positive sugli utili, peraltro partendo da un consenso aggregato di utili per azione sull’intero indice S&P 500 che oggi è inferiore al consuntivo del quarto trimestre dello scorso anno.

Il dato più interessante e potenzialmente critico resta la divergenza tra gli utili per azione dell’indice, che sono pressoché stabili dal terzo trimestre 2011, e l’andamento delle quotazioni, che nello stesso periodo di tempo si è invece apprezzato del 35 per cento. Per giustificare una simile divergenza servirebbe quindi un aumento degli utili per azione, anche se la performance può essere giustificata sia con l’espansione dei multipli indotta dal crollo di volatilità “costruito” dalla Fed e dalla sua azione di politica monetaria non convenzionale, sia in termini di differenziale di performance degli indici statunitensi, spinti dalla liquidità globale, rispetto ai mercati azionari emergenti, europei e giapponesi. Questi ultimi, infatti, negli ultimi due anni, hanno visto flessioni degli utili per azione.

Sul mercato delle obbligazioni a spread, in settimana si sono verificati significativi restringimenti, di cui hanno beneficiato le obbligazioni High Yield europee e statunitensi. Anche le obbligazioni emergenti hanno registrato positivi risultati, con l’eccezione dei crediti asiatici, a causa delle tensioni nella penisola coreana.

Sul mercato dei cambi, la straordinaria debolezza dello yen non viene al momento contrastata, anche perché azioni di contrasto diretto da parte di singole banche centrali sarebbero viste come futili. Le reazioni al momento si limitano a segnalare il rinvio di rialzi dei tassi ufficiali che erano stati annunciati o ad aumentare la probabilità di tagli dei tassi per compensare la forza della valuta. In Asia emergente, l’andamento dello yen aumenta la probabilità di intervento da parte di Taiwan e Corea. In America Latina, le banche centrali brasiliana, cilena e colombiana sono entrate in azione per contrastare l’apprezzamento delle proprie divise già prima dell’annuncio da parte della Bank of Japan.

In settimana, materie prime pressoché invariate, con un rally dei metalli di base compensato da un ribasso dei prezzi dell’energia. Il mercato si attende tuttavia una debolezza dei metalli di base, visto che le scorte cinesi di rame continuano ad aumentare, mentre la repressione dei fenomeni di shadow banking e la stretta amministrativa nel settore immobiliare dovrebbero pesare sulla domanda futura di materie prime. I prezzi del greggio sono scesi in modo vistoso nelle ultime settimane. La domanda di greggio da parte delle raffinerie è ripresa di recente, e questo dovrebbe fornire sostegno alle quotazioni petrolifere.
L’oro ha rotto il corridoio di oscillazione di prezzo degli ultimi due anni. L’impressionante rivalutazione del metallo giallo (pari al 170 per cento tra il quarto trimestre 2008 ed il terzo trimestre 2011) è stata come noto indotta dai timori di collasso del sistema finanziario globale all’indomani del crack Lehman, e dalla espansione senza precedenti dei bilanci delle banche centrali, che hanno alimentato timori di un’esplosione inflazionistica. Questi due timori, come noto, si sono fortemente ridimensionati, e le quotazioni dell’oro si trovano da quasi due anni in un corridoio di oscillazione. La presa di posizione della Bce, secondo la quale Cipro deve usare il ricavato della vendita delle proprie riserve auree per coprire in primo luogo le perdite potenziali che la banca centrale potrebbe subire dai finanziamenti di liquidità di emergenza al sistema bancario nazionale (ELA), rischia di costituire un pericoloso precedente per il mercato del metallo prezioso.

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