C’è qualcosa di nuovo, oggi, negli acquedotti

Thursday, 25 April, 2013

in Economia & Mercato, Italia

Anzi, d’antico. L’affidamento ad Enrico Letta dell’incarico di dare un governo a questo disgraziato paese ha rimesso in pista i retroscenisti, giornalisti specializzati in narrative dal retrobottega politico, che in questi ultimi mesi non sono mai rimasti inoccupati. Ozioso segnalare i pezzi più pregiati, speziati e fantasiosi. Resta che questo paese, che ha disperato bisogno di normalità nell’emergenza, continuerà a ritrovarsi avvolto da una nebbia elettorale psichedelica in cui il Pdl, ormai padrone del campo onirico dopo la psico-disfatta del Pd (che sarà un crash al rallentatore, ed è appena iniziato), si trova padrone del campo e pronto a dettare condizioni le più fantasiose, per poter mandare tutto a pallino, tornare alle elezioni, vincerle e piantare le bandierone di Letta zio al Quirinale e del giaguaro non smacchiabile a Palazzo Chigi.

Non si può leggere altrimenti la riemersione di Daniele Capezzone, che fedelmente e fatalmente ripropone il libro dei sogni elettorali del Cav., in tutto il suo lisergico splendore. Come potete notare, si tratta di tagli d’imposta di entità non quantificata né (soprattutto) quantificabile, Irap inclusa. Da dove proverrà la copertura resta mistero gaudioso, ma il Pdl ha ormai davanti un’autostrada ed in più ha taroccato il Telepass, che manda l’addebito direttamente agli italiani. Come i più perspicaci tra voi avranno intuito, questi “punti qualificanti” del programma del Pdl, sono poi tutti quelli che i nostri eroi non sono mai neppure lontanamente riusciti a realizzare in un decennio di governo pressoché ininterrotto, ma fa nulla: oggi pare siano a portata di mano, durante la traversata del deserto, e si capisce: è in queste circostanze drammatiche che appaiono miraggi molto vividi. Ed è parimenti irrilevante che lo stesso Berlusconi, lanciando la sua idea meravigliosa di eliminazione dell’Imu sulla prima casa si sia più volte contraddetto sulla copertura, passando da trascurabili “limature della gran massa della spesa pubblica” ad aumenti di entrate a colpi di accise. Ma occorre portare rispetto a Silvio: ora che la Svizzera non ci darà più le dozzine di miliardi “a vista” con cui piantumare il Luna Park, qualcosa dovrà pure (re)inventarsi.

Ma non è rilevantissimo, alla fine: la realtà arriva sempre a riprenderci per le orecchie. Le idee non mancano, da sempre: una riforma elettorale sul tipo di quella delle comunali, quindi con doppio turno, sfiducia costruttiva, quattro airbag e navigatore di serie, alla fine del bicameralismo perfetto con riduzione del numero dei parlamentari, e così spero di voi. Per l’economia, però, restiamo in una condizione peculiare: abbiamo soddisfatto le richieste europee, col pareggio di bilancio su base strutturale, ma non siamo in grado di chiedere altro, a differenza di paesi con i conti pubblici disassati, Francia inclusa, che ottengono rinvii nel percorso di consolidamento. Il fatto stesso che Eurostat abbia certificato un deficit-Pil 2012 ad un chirurgico tre-punto-zero servirà a Bruxelles e a Berlino per farci togliere dalla procedura per deficit eccessivo presentandocela come una concessione, che si aggiunge al piano dei rimborsi dei crediti verso la pubblica amministrazione. E più non dimandate. Altro non si potrà fare, con buona pace di Berlusconi e Capezzone.

In bocca al lupo ad Enrico Letta, comunque, persona mite e di ramificato social networking, che qui sotto vedete dibattere col vostro titolare, lo scorso novembre, quando ad avere davanti un’autostrada senza caselli era il povero Bersani, parlandone da (politicamente) vivo. Allora la salvezza, nel discorso pubblico, era nella patrimoniale, oggi nei tagli d’imposta. Qualcuno si sta sbagliando, sono gli italiani. Unica certezza è che il dinamismo e la creatività con cui la sinistra sbriciola i propri leader farebbero dell’Italia un paese emergente, se applicati all’economia. Invece, siamo sommersi: da cosa, intuitelo da soli.

Share Button

Previous post:

Next post: