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Le sfide del nuovo governo e gli eterni ritorni

Monday, 29 April, 2013

in Economia & Mercato, Italia, Rassegna Stampa, Video

Puntata odierna di Unomattina, dibattito su quello che potrebbe attenderci durante il governo Letta I. Dopo il discorso programmatico (ampio, molto ampio), restiamo in trepida attesa del roadshow europeo di domani a Berlino, Parigi e Bruxelles, e delle modalità di copertura delle riduzioni d’imposta promesse da Letta. Da questo pomeriggio sappiamo che il governo tenterà di evitare l’aumento Iva e non farà pagare la rata Imu a giugno, in attesa di un più generale riordino dell’imposizione sulla prima casa. Molto interessante.

Visto che Letta ha parlato dell’esigenza di giungere ad una riduzione fiscale senza ricorrere all’indebitamento, e che per soprammercato ci ha messo pure il vagheggiamento di una qualche forma di reddito minimo garantito, oltre alla riduzione delle tasse sul lavoro (su quello stabile e sui nuovi assunti) e l’estensione ai precari degli ammortizzatori sociali, è evidente che serviranno corrispondenti (e robusti) tagli di spesa. A meno che, volendo essere maliziosi, si profili un rinvio degli inasprimenti fiscali e la sospensione del pagamento dell’Imu in attesa di una chimerica e provvidenziale ripresa, alla quale dovremmo giungere per via europea. Questo sarebbe il gambling, in attesa della realtà.

Ma è inutile divinare, ora: troppe chiacchiere sono state immolate sul futile altare del retroscenismo e della dietrologia. tuttavia, poiché siamo persone serie, ci rifiutiamo sin d’ora di prendere in considerazione l’ipotesi di finanziare il taglio Imu e la “riforma” dell’imposizione sulla prima casa con aumenti di accise e varia imposizione sui giochi. Dovrebbe esistere un limite anche all’idiozia, persino in Italia.

C’è comunque da dire che fa una certa impressione aver inteso dalle labbra del premier la frase

«Bisogna ridurre le restrizioni ai contratti a termine, aiuteremo le imprese ad assumere giovani a tempo indeterminato in una politica generale di riduzione del costo del lavoro. Non bastano gli incentivi monetari»

che è una sorta di “ma anche” veltroniano che nella prima proposizione suggerisce, da subito, lo smantellamento più che parziale della riforma Fornero. Riguardo la riduzione del costo del lavoro (cioè del cuneo fiscale), vien da dire “fate presto!”, o ci penserà la realtà a scardinare con violenza il sistema di contrattazione collettiva e le retribuzioni nominali. Ma la domanda torna, spontanea ed ossessiva: “si, ma i soldi?”

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In studio: Massimo Giannini (vicedirettore di Repubblica), Virman Cusenza (direttore de “Il Messaggero”), e da Milano Oscar Giannino (che è sempre un piacere rivedere) ed il vostro titolare.

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