Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Mezzogiorno, la banca che non c’è mai stata

in Articoli/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi abbiamo appreso cosa ne è stato di un vecchio progetto molto caro a Giulio Tremonti, la Banca del Mezzogiorno. Nelle intenzioni dell’allora ministro dell’Economia doveva essere una entità rivoluzionaria, la riscossa del sano localismo della piccola impresa meridionale, animata dalla rete delle banche di credito cooperativo, della cui missione Tremonti si era perdutamente innamorato nel periodo successivo alla crisi Lehman, quando proclamava, in ogni occasione, che le banche nazionali avevano fallito per incapacità di comprendere le esigenze del territorio.

Quello era anche il periodo in cui Tremonti esprimeva forte nostalgia per le Bin, le vecchie banche d’interesse nazionale, che “andavano molto bene”, anche se non è chiaro in cosa, mentre le privatizzazioni avevano snaturato il sistema. Tremonti era intimamente convinto che fosse necessario agevolare la raccolta bancaria nel Mezzogiorno attraverso fiscalità di vantaggio, ed erogare crediti a loro volta sussidiati (Ue e debito pubblico permettendo), incurante degli innumerevoli esperimenti falliti in passato, perché a Sud il problema non è l’insufficiente raccolta bancaria (in realtà ce n’è troppa) ma le enormi esternalità negative di un sistema in cui nulla funziona.

Ma per Tremonti questi erano dettagli: già si vedeva consegnato alla storia patria come demiurgo della riscossa del Sud, alla guida di un movimento di popolo, con realtà creditizie meridionali “a fare la fila” per entrare nella nuova banca, le cui azioni egli voleva fossero “vendute in tabaccheria, a un euro”. La realtà si occupò da subito di bucare con uno spillone il sogno tremontiano. Oggi, Banca del Mezzogiorno è una divisione di Poste Italiane, un guscio vuoto che si occupa di finanziamenti a grandi gruppi per investimenti nel Mezzogiorno e di cessione del quinto dei dipendenti postali.

Ennesimo fallimento di un sistema-Paese ove la “visione” politica si declina solo in capriccio, insipiente ambizione e cinismo elettoralistico.

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