Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Aveva cominciato molto bene, molto tempo addietro, con l’eccellente metafora del termometro. Unica sbavatura, la rodomontata della quantificazione del risparmio da tipico cacciaballe da bar:

«La Borsa italiana va a picco e il rischio sull’acquisto dei nostri titoli di Stato aumenta. Di chi è la colpa? Cosa c’è dietro? Le responsabili sono le agenzie di rating, come la Fitch, che fotografano la situazione. La colpa della febbre del nostro debito pubblico è quindi del termometro. Il debito italiano si avvia ai 2.000 miliardi con 100 miliardi di interessi da pagare nel 2012. La colpa è delle agenzie? Di un complotto internazionale? Lo Stato spende più di quanto incassa e il debito aumenta a colpi di 100 miliardi all’anno. Nel solo mese di aprile del 2011 vi sono stati 22 miliardi di nuovo debito. L’unica manovra da attuare, per evitare il default, è quella dei tagli sui costi inutili, ad esempio i finanziamenti ai giornali e ai partiti e il taglio delle Province. Si arriverebbe subito a 100 miliardi di risparmio, ma non avverrà» – (Beppe Grillo, 11 luglio 2011)

Poi si è berlusconianamente ricreduto, cosa che gli accade sempre più spesso:

«S&P è una delle tre parche insieme alle agenzie di rating Moody’s e Fitch Ratings. Una fila il tessuto, la seconda lo assegna e la terza lo taglia. Le tre parche sono tutte americane, hanno sede negli Stati Uniti. Fanno gli interessi della Fed e del Governo degli Stati Uniti. Di loro non dovrebbe f0ttercene di meno (scusate il francesismo). Prima della disastrosa crisi del 2008 (di cui quella attuale è solo la conseguenza) dove erano i presidenti, i manager, gli analisti di queste agenzie? I fondamentali economici della UE sono migliori di quelli degli USA (…)» – (Beppe Grillo, 14 gennaio 2012)

Per poi giungere alla veicolazione del messaggio nella forma che i suoi adepti assimilano meglio, quasi per osmosi:

«2012 – Titoli pubblici in scadenza: UE 1.400 miliardi di dollari – Giappone 3.000 – USA 4.700. STOP Non c’è liquidità sufficiente nel mondo per tutti. STOP Si investirà nei titoli considerati più sicuri. Quelli con la tripla A. STOP Chi viene declassato paga interessi altissimi o salta. STOP Chi salta finisce in bocca ai pescecani dell’FMI dominato dagli USA. STOP Tre agenzie americane decidono se uno Stato è AAA o BBB. STOP Il gioco è truccato. Ripeto: il gioco è truccato. STOP Triplo vaffancul0 alle agenzie. STOP» – (Beppe Grillo, 17 gennaio 2012)

Tuttavia, nel tipico movimento pendolare che caratterizza anche il suo doppelgänger Berlusconi, oggi il Nostro invoca a gran voce il default sovrano italiano (anche se per fare dispetto “alle banche tedesche e francesi”, ça va sans dire), come ha ribadito anche oggi al Quirinale, agevolando in ciò le valutazioni delle agenzie di rating:

«Non c’è scelta. Il debito pubblico va ristrutturato (…) Si può rimanere nell’euro, ma solo rinegoziando le condizioni. O attraverso l’emissione di eurobond che ritengo indispensabile o, in alternativa, con la ristrutturazione del nostro debito, una misura che colpirebbe soprattutto Germania e Francia che detengono la maggior parte del 35% dei nostri titoli pubblici collocati all’estero. Non possiamo fallire in nome dell’euro. Questo non può chiederlo, né imporcelo nessuno. A fine 2011 i titoli di Stato italiani presenti in banche o istituzioni estere erano il 50%, le nostre banche grazie al prestito della Bce dello scorso anno, prestito garantito dagli Stati e quindi anche da noi, si sono ricomprati circa 300 miliardi dall’estero, tra titoli in scadenza e rimessi sul mercato, questo invece di dare credito alle imprese. E siamo scesi al 35%. E’ il miglior modo per fallire» – (Beppe Grillo, 10 luglio 2013)

Non possiamo fallire in nome dell’euro ma dobbiamo fallire restando nell’euro, solo che la chiameremo ristrutturazione del debito. Che poi, scusi Grillo, ma lei davvero vorrebbe fare default restando nell’euro, o addirittura vorrebbe fare default dopo aver inflitto alle solite “banche tedesche e francesi” perdite sul 35 per cento del nostro stock di debito ed a noi italiani perdite sul restante 65 per cento? E’ sicuro che questo sia “il miglior modo per fallire”? Così d’acchito non sembra la strategia migliore, ma certamente il suo grande fiuto politico avrà ragione. Però faccia attenzione: a volte a fiutare troppo si perde la trebisonda.

P.S. Noterella al margine: è appena il caso di ricordare che il nostro default sovrano determinerebbe il fallimento dell’intero sistema bancario ma sono dettagli, per chi mostra lo spirito tafazziano di Grillo.

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