Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Zanonato ha dichiarato

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Chi segue con regolarità i lanci di agenzia, avrà notato che da qualche tempo esiste un trend molto nitido: il numero di dichiarazioni del loquace ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, è in costante aumento. Il nostro discetta su tutto ed il contrario di tutto. Auspica, spera, promette, giura solennemente, ammonisce, persuade, rivede le proprie posizioni, chiosa sé stesso, si arrende agli ineluttabili vincoli di bilancio, si ribella ai vincoli di bilancio, è realista, sogna, sostiene tesi ed antitesi. Un torrente in piena, un olimpionico della dichiarazia da fare impallidire il mitico Gianfranco Polillo.

Il suo indisputato capolavoro risale allo scorso 1 giugno, e si occupava della ossimorica liberalizzazione regolamentata, un gioiello di dadaismo:

«Più si aprono grandi esercizi, – ha sottolineato Zanonato – più aumenta l’ingresso negli anziani nelle case di riposo» per la difficoltà di essere autosufficienti negli approvvigionamenti alimentari.
Il modello tedesco [della chiusura al sabato, ndPh.] è però un estremo non applicabile tout court, ma che andrebbe invece in qualche modo combinato al modello opposto, quello del liberismo più spinto degli Stati Uniti. In America aperture e chiusure dei negozi sono infatti totalmente liberalizzate, così come gli orari quotidiani degli esercizi commerciali. «In Italia – ha spiegato il ministro rispondendo ai commercianti della zona – sarebbe opportuno adottare un giusto mix tra il sistema tedesco e quello degli Stati Uniti» – (Ansa, 1 giugno 2013)

In sintesi, chiudiamo il sabato ma liberalizziamo selvaggiamente gli orari. Poi il Nostro ha avallato l’aumento di pressione fiscale contenuto nel Decreto del Fare, per la parte relativa alla estensione della Robin Tax alle imprese energetiche minori ma non se ne è crucciato più di tanto, perché la misura aveva un inequivocabile approccio equitativo:

«La Robin tax il Governo l’ha trovata e ha deciso di allargare la platea con una norma più equa, anche se si può discutere se la tassa sia equa o meno». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato durante l’assemblea di Anigas – (Ansa, 11 luglio 2013)

Dove equità significa che l’imposta è stata estesa ad altre tipologie di imprese, senza corrispondente riduzione per quelle che già la pagavano. Se questo concetto di equità vi suona vagamente metafisico, consolatevi pensando che il signor ministro è disposto a dibattere con voi, e magari a darvi pure ragione, circa la più generale equità della tremontiana Robin Tax. Ma Zanonato ha fatto anche altro. Come noto, Tremonti aveva scolpito che la Robin Tax non dovesse essere traslata a valle, sugli utenti-consumatori. Perché Tremonti era fatto così, parlandone da politicamente vivo: un burbero benefico con scarsa o nulla dimestichezza con la teoria dell’incidenza delle imposte ma una inarrestabile tendenza a voler invertire la rotazione terrestre per riaffermare il primato della politica sulla realtà, più che sull’economia. Zanonato, oltre alla Robin Tax, ha trovato anche la traslazione a valle della medesima, sugli adorati utenti-consumatori, e si è prontamente attivato:

La norma che prevede l’obbligo di verifica dell’Autorità per l’energia sul divieto di traslazione in bolletta della Robin tax da parte delle aziende potrebbe cambiare. A parlarne è stato il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato, che ha detto di voler inserire la novità nel decreto fare, per passare dall’obbligo di verifica, che “ha costi enormi ed è inefficace”, a controlli spot. Secondo gli ultimi dati dell’Autorità, la tassa sarebbe stata trasferita sulle bollette in circa 199 casi, per un totale di 1,6 miliardi (Ansa, 20 giugno 2013)

Basta con questi lacci e lacciuoli burocratici, la tassa si riversi tranquillamente a valle. E se dovessimo scoprire qualcuno responsabile di ciò, dopo controlli casuali molto lievi resi necessari dall’esigenza di ridurre i costi della attività ispettiva, gli diremo di non farlo più. Un po’ come accaduto oggi, a ben vedere:

Il ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato ha disposto un richiamo ai petrolieri per quanto riguarda l’aumento dei prezzi dei carburanti. Lo ha detto a Piossasco a margine dell’inaugurazione dei lavori del nuovo elettrodotto Italia-Francia (Ansa)

Già si segnalano petrolieri asserragliati in bagno, a pentirsi delle proprie malefatte. In precedenza Zanonato aveva mostrato di padroneggiare perfettamente il concetto di elasticità della domanda al prezzo, manco fosse uscito dalla London School of Economics:

«Bisogna trovare le risorse per allinearci ai prezzi europei». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, a Falconara marittima per la riapertura della Raffineria Api, commentando con i giornalisti la denuncia della Cgia di Mestre secondo cui in Italia i carburanti sono i più cari d’Europa. «La cosa – ha detto il ministro – dipende dalla dimensione fiscale e dalle accise. Sui combustibili, in particolare sui carburanti che servono per l’autotrazione, siccome era ritenuto un bene in qualche modo rigido, ovvero all’aumentare del prezzo non calava il consumo, sono spesso state applicate accise per recuperare risorse e questo li ha resi i più cari d’Europa. E quindi dobbiamo trovare le risorse, perché bisogna trovare le risorse, per allinearci ai prezzi europei» (Ansa, 15 luglio 2013)

Che, detto dall’uomo che in consiglio dei ministri ha avallato un nuovo aumento delle accise per 75 milioni di euro di gettito annuo, contenuto tra le coperture del Decreto del Fare, è certamente una forma di autocritica molto pregnante. Perché, alla fine, Zanonato resta quello più avanti di tutti:

«Su questioni relative al Governo condivido l’opinione del premier Letta, non ci può essere questo carnevale di dichiarazioni»: lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato a margine dell’assemblea Anigas (Ansa, 11 luglio 2013)

A questo punto, non ci resta che confidare nella Quaresima.

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