Macromonitor – 8/9/2013

Sunday, 8 September, 2013

in Economia & Mercato

La settimana chiude con un lieve ripiegamento dei rendimenti obbligazionari, dopo giorni di rialzi che hanno portato il governativo decennale statunitense e britannico sopra il 3%, ed il Bund a superare il 2%. Il dato del mercato del lavoro statunitense di agosto e le revisioni del bimestre precedente raffreddano temporaneamente la corsa dei rendimenti,  ma il consenso del mercato resta per un inizio del tapering della Fed a settembre.

Le condizioni di crescita globale per i paesi sviluppati sono migliorate nel secondo trimestre e dovrebbero persistere nei prossimi mesi, come indicato dagli indici dei direttori acquisti, dall’andamento cedente dei livelli di scorte e da quello crescente degli ordini. Il rialzo della crescita è per il momento frenato da rendimenti obbligazionari e prezzi dell’energia in crescita. Le stime di crescita per i paesi emergenti, che sono state ripetutamente riviste al ribasso negli ultimi mesi, potrebbero essere prossime a stabilizzarsi: alcune case di investimento hanno rivisto al rialzo le stime di crescita cinese del terzo trimestre.

Riguardo il posizionamento nel ciclo economico, premesso che le azioni non convenzionali di politica monetaria sin qui attuate rendono difficoltoso individuare delle regolarità rispetto ai passati cicli, negli Stati Uniti siamo nel quinto anno di ripresa, poiché la fine della precedente recessione è stata datata al giugno 2009. In condizioni normali, a questo punto del ciclo si dovrebbe essere entrati nella fase di rialzo dei rendimenti di mercato, e l’imminente avvio del processo di conclusione dell’easing quantitativo pare confermarlo, anche se la parte breve delle curve dei rendimenti statunitensi resta ancorata in prossimità dello zero, in attesa delle previsioni al 2016 che saranno rese note nel meeting della Fed del 17 e 18 settembre. Riguardo le valutazioni degli attivi, malgrado il rally del mercato azionario in corso ormai da quattro anni, i premi al rischio per tale mercato, rispetto ad obbligazionario e liquidità, restano ben al di sopra delle medie storiche.

Sul mercato dei titoli di stato, in settimana i rendimenti dei mercati core hanno toccato i massimi degli ultimi due anni, per poi ridimensionarsi lievemente a seguito del dato di occupazione statunitense di agosto. Il rialzo dei rendimenti è sorretto da fiducia nel rimbalzo della crescita dei paesi sviluppati e da incertezza sull’imminente meeting della Fed. Le banche centrali appaiono in difficoltà nel controllare i tassi di mercato monetario attraverso la forward guidance. Le imminenti previsioni della Fed al 2016 dovrebbero evidenziare, a quella data, condizioni di pieno impiego e tassi ufficiali intorno al 2,25%, secondo il consenso. Si tratterebbe di un livello storicamente contenuto, rispetto a condizioni di pieno impiego, ed i mercati potrebbero quindi iniziare a dubitare dell’impegno delle banche centrali a mantenere i tassi bassi. Già nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un irripidimento della curva dei rendimenti, con rendimenti a lunga scadenza in rialzo. La Bce, per contrastare la pressione rialzista sui rendimenti di mercato monetario, potrebbe decidere di annunciare una nuova operazione di finanziamento straordinario triennale a dicembre.

Sui mercati azionari in settimana rialzi generalizzati, guidati dai paesi emergenti, premiati da quotazioni molto sacrificate e da posizioni generalmente sottopesate da parte dei gestori. Tuttavia, la cautela verso i mercati emergenti resta d’obbligo, per valutazioni fondamentali.

Sul mercato dei cambi, le prospettive di ripresa potrebbero favorire le valute di paesi produttori di materie prime, anche se la imprevedibilità delle mosse della Fed ha finora frenato l’apprezzamento di tali valute. Il rischio, ad uno scenario di indebolimento di dollaro e yen e rafforzamento delle valute legate alle materie prime, è quello di un picco di volatilità legato al voto del Congresso statunitense su un eventuale attacco alla Siria.

Le materie prime proseguono nel proprio movimento di recupero, sorretto dal miglioramento della manifattura globale, dall’andamento della domanda fisica e dalle prime revisioni al rialzo delle prospettive di crescita cinese, che dovrebbero beneficiare soprattutto rame e metalli di base. Le quotazioni dei metalli preziosi appaiono essersi stabilizzate ed in via di recupero.

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