Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Andati. Di testa

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«La decisione assunta ieri dal presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, di congelare l’attività di governo, determinando in questo modo l’aumento dell’Iva è una grave violazione dei patti su cui si fonda questo governo, contraddice il programma presentato alle Camere dallo stesso premier e ci costringerebbe a violare gli impegni presi con i nostri elettori durante la campagna elettorale e al momento in cui votammo la fiducia a questo esecutivo da noi fortemente voluto»

Scolpì il decadente Silvio.

In effetti, come dargli torto? Nei patti fondativi di questo governo si parlava di Imu ed Iva, non di accise, rispetto alle quali il Pdl e Berlusconi stesso mai hanno preso alcun impegno con gli elettori, come possono testimoniare anche i legali del Cavaliere, che comunque sono già pronti a ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo, in caso qualcuno non gli credesse e volesse imputargli la crisi.

Rallegratevi, comunque: se davvero il governo cadrà, c’è speranza che la “esenzione” sull’Imu prima casa salti, e con essa tutto il suo carico di coperture inesistenti o fittizie. Ma forse è meglio non dirlo a voce troppo alta: Berlusconi potrebbe rivendicare anche il successo nel ripristino dello status quo ante, e dire che sulla eliminazione dell’Imu era stato frainteso dai comunisti.

Ci fosse stato il grande Gaber, avrebbe dovuto aggiornare il testo e la tassonomia: l’Iva è di sinistra, l’accisa di destra. Gli italiani, invece, sono soltanto coglioni.

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