Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Malanni di una stagione senza fine

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Piccolo campionario minimo di pensieri complessi di uno degli uomini più influenti del paese. Un modo per capire perché non ce la faremo.

Il disco rotto:

“E’ evidente che sono interessati come è sempre stato evidente il nostro interesse per loro perché hanno un sistema multi-hub che ben si combina con l’esigenza di premiare i due hub che abbiamo, Milano e Roma”. Lo ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, parlando dell’incontro avuto questa mattina con i vertici di Lufthansa per discutere di Alitalia. “Abbiamo fatto una buona discussione stamattina. Noi siamo molto molto più compatibili con il loro sistema industriale, i francesi hanno un solo hub, loro ne hanno tre, Zurigo, Monaco e Francoforte, e avranno anche Vienna, diventando un sistema stellare. Sarebbe un’alleanza commerciale molto forte – ha concluso – che farebbe fruttare il mercato del volo italiano” (Ansa, 26 settembre 2008)

“Ci vuole un alleato, bisogna ricostruire Alitalia ma non credo che i francesi di Air France facciano al caso nostro perché loro vogliono solo il loro hub, tant’è che hanno detto che loro aderirebbero” all’aumento di capitale “alla sola condizione che Alitalia non apra nuove tratte internazionali e non acquisti nuovi veicoli. Anzi: hanno fatto di tutto perché noi fossimo bloccati nell’acquisizione di nuove tratte che rappresentano le occasioni più remunerative per un’azienda. Con loro noi andremmo in ulteriore default; meglio allearsi con i tedeschi oppure con altre compagnie di altre realtà regionali”. A dirlo, ospite del programma “L’Economia Prima di Tutto” su Radio1 Rai, è il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Bonanni inoltre respinge l’accusa che Cgil, Cisl e Uil debbano fare autocritica per aver fatto resistenza alla vendita di Alitalia ad Air France già 5 anni fa: “Air France da allora ha licenziato più di 10.000 persone e non capisco perché questo non venga mai sottolineato. Se fossimo andati con loro insomma a quest’ora saremmo peggio di una Cenerentola, avremmo perso molti più posti di lavoro. Purtroppo la crisi dei traffici è peggiorata ed ha fatto il resto insieme all’imperizia di imprenditori che hanno gestito in questo periodo, purtroppo , uno dei bacini più importanti del traffico internazionale aereo. E’ una ricchezza che spero verrà gestita con serietà e capacità” (Ansa, 14 ottobre 2013)

Quindi, in sintesi: cinque anni dopo la posizione di Bonanni non è mutata di un millimetro, e a poco serve ricordargli che la collocazione di Alitalia entro una partnership internazionale implica anche pesanti penali in caso di recesso. Il tutto tacendo delle reiterate prese di posizione di Lufthansa, che anche questa mattina negava ogni interesse ad acquisire nuove linee aeree. Per tacere del calcoletto sul numero di posti di lavoro persi. Il tutto sempre rifiutando di guardare in faccia la realtà: non esiste né può esistere, nel caso di Alitalia, un merger of equals. Però Bonanni non ci arriva, e non da oggi.

Alternative, quindi? Le migliori sulla piazza:

Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni vede “con molto favore una strategia unica tra ferrovie ed aerei”. Bonanni ha risposto così ai cronisti, sull’ipotesi di aggregazione Alitalia-Ferrovie, a margine di una manifestazione del sindacato a Longarone. “Non solo entrambi i soggetti possono migliorare fortemente – ha aggiunto – ma soprattutto possono compensare tutte quelle realtà di ritardo italiane che finora non sono state superate. Spero si capisca che possedere un vettore italiano, pur attraverso un’impresa che deve giocare un ruolo da privato, significa proteggere e sviluppare meglio il nostro turismo” (Ansa, 10 ottobre 2013)

Bisognerà informare gli svizzeri, che hanno perso anni addietro il “vettore nazionale” e proprio con un clamoroso ed umiliante grounding degli aerei a causa di insolvenza, ed ora hanno un “vettore nazionale” che appartiene ai tedeschi. Per non parlare di Iberia, finita con British Airways malgrado le grandi battaglie sui mari europei dei secoli scorsi tra i due paesi (questa non è un battuta ma l’argomentazione che i nostri leader politico-sindacali avrebbero utilizzato, fossero stati spagnoli)
Ma il Nostro è comunque felice, ora che l’alternativa nazionale è giunta (forse):

L’ingresso di Poste in Alitalia “è una buona cosa, Alitalia ha bisogno di un po’ di giorni per prendere fiato e vedere un po’ cosa costruire per utilizzare un’energia davvero potentissima”. Lo sostiene Raffaele Bonanni, segretario della Cisl. “Il nostro bacino utenti – ha detto – è il quinto del mondo, quindi molto appetibile. Ed è un peccato distruggerlo insieme ad un’azienda che oggi è in difficoltà per varie ragioni. Bisogna poi costruire una joint venture con altre realtà”

E’ confortante che il nume tutelare dei postini italiani valuti che una iniezione di liquidità di 500 milioni di euro (300 di ricapitalizzazione e 200 di nuovo debito) potrà servire ad Alitalia  per ottenere “un po’ di giorni per prendere fiato”. Quanto alla “energia davvero potentissima”, i contribuenti italiani la attendono da lustri. Quanto alla joint venture, siamo disposti a farla con “altre realtà” ma non con la realtà.

Ma Bonanni non si dedica solo ad Alitalia. E’ soprattutto un universalista del welfare, un guerriero degli outsider contro gli insider:

“E’ inutile parlare di salario minimo garantito quando il prezzo, pesantissimo, sarebbe a carico di tanti lavoratori che perderebbero la cassa integrazione. Non capiamo cosa vuole dire il ministro quando propone il salario minimo garantito”. E’ la posizione del segretario della Cisl Raffaele Bonanni. “Dico al ministro Giovannini: prima vivere, poi filosofare”, ha aggiunto Bonanni (Ansa, 11 ottobre 2013)

Che è perfetto per tenere in vita aziende decotte, con la cassa integrazione in deroga sine die. E chi è fuori dal mercato del lavoro, problemi suoi. Ma di certo non è un problema di risorse: basta arrestare tutto il paese con l’accusa di evasione fiscale, ed il gioco è fatto. Fallire, e falliremo.

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