Andrà molto peggio, prima di andare meglio

La minaccia deflazionistica

in Economia & Mercato/Italia

Nel mese di ottobre, secondo la stima preliminare Eurostat, l’indice tendenziale dei prezzi al consumo in Eurozona dovrebbe situarsi allo 0,7%, da 1,1% di settembre. Per il nostro paese, atteso 0,7%, da 1,2% di settembre. Qualche considerazione molto spicciola, rinviando ad un momento successivo l’approfondimento.

In una situazione di pressione disinflazionstica/deflazionistica, i paesi con il maggiore rapporto debito-Pil tendono a soffrire di più, quindi per noi italiani questo dato è oggettivamente una brutta notizia. Nel mondo esiste una combinazione potenzialmente letale di alto debito (pubblico e privato) e bassa crescita. Ci sono inoltre regioni che “producono” deflazione: la Cina, col suo eccesso di capacità produttiva in molti settori; il Giappone, con il forte deprezzamento dello yen. La stessa Eurozona, con la sua crisi infinita e l’incapacità/mancanza di volontà politica comunitaria di reflazionare opportunamente l’economia.

Una situazione di deflazione di debito avrebbe un esito letale sulla ripresa, vera o presunta, del nostro paese. Più propriamente, sarebbe il detonatore di condizioni di dissesto conclamato. Attendiamo quindi Mario Draghi, che è già stato sconfessato dagli eventi, visto che negli ultimi mesi ha più volte detto che la pressione disinflazionistica appariva “temporanea”, mentre oggi possiamo dire che le cose stanno in termini piuttosto differenti. Ma Draghi non è il Padreterno, soprattutto di fronte a vincoli politici-statutari della Bce.

L’unica cosa che possiamo auspicare è che i nostri politici non giungano a rallegrarsi della attuale pressione deflazionistica, vedendola come opportunità per alzare nuovamente ed a cuor leggero l’imposizione indiretta. Questa crisi dell’Eurozona ha già buttato nello sciacquone ottant’anni di ricerca economica, aggiungervi la stupidità conclamata sarebbe solo l’ultimo chiodo alla bara di un paese che appare sempre più con le spalle al muro della propria inconsapevolezza.

Aggiornamento – La Bce, per bocca di una portavoce, ribadisce che il calo dell’inflazione a ottobre è dovuto a “fattori temporanei”. Ora, potremmo anche essere d’accordo, se ci limitassimo a guardare l’andamento dei prezzi dell’energia, in calo tendenziale ad ottobre dell’1,7%. Ma se guardiamo il dato di inflazione core, cioè al netto delle componenti volatili di alimentari ed energia, siamo ad un tendenziale dello 0,8%, da un già debole 1% di settembre. E’ giusto non impiccarsi al dato headline, cioè a quello complessivo (come invece fece Trichet, alzando i tassi e causando una ricaduta), ma tenere l’occhio sul dato core racconta qualcosa di realmente problematico.

P.S. Affermare che “questa crisi dell’Eurozona ha già buttato nello sciacquone ottant’anni di ricerca economica” significa che il passato pare non averci insegnato nulla. Pareva scontato, ma alcune reazioni indispettite di richiesta di esami del sangue per poter appartenere alla purezza ideologica di categoria rendono necessaria la precisazione. Capita, quando una professione si ritrova coi nervi scoperti.

Ultimi in Economia & Mercato

Go to Top