Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Alla ricerca della copertura perduta

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Salirà dal 20% al 27% la tassazione su “interessi, premi e altri proventi” conseguiti con “operazioni di compravendita concluse entro le 48 ore”. Questa imposta sarà “indeducibile ai fini delle imposte sui redditi e Irap”. Lo prevede la copertura dell’emendamento che congela fino all’1 giugno l’aumento della tassazione delle sigarette elettroniche approvato dalla commissione Affari Costituzionali del Senato al Dl milleproroghe.

Si tratta, spiega il presentatore della proposta Stefano Candiani (Lega) delle “operazioni speculative pure”. Nello stesso tempo, Candiani riferisce che la norma di copertura potrebbe cambiare in Aula: “potrà essere rivista dal relatore” spiega. Una modifica aggiunta in Commissione prevede che ci sia un tetto di spesa di 150 milioni.

Non sappiamo se questa proposta vedrà mai la luce. Quello che si può osservare è che i nostri eroi continuano a ricorrere a nuove entrate per coprire entrate cessanti o rinviate, e questa è la patologia più pura e perniciosa del sistema. Inoltre, mettere mano in modo così estemporaneo alla fiscalità sulle transazioni finanziarie (anche in improbabile funzione sostitutiva dell’agonizzante Tobin Tax), senza cioè che si sia deciso che fare da grandi sull’intera materia, è alquanto stupido, per usare un eufemismo, e rivelatore della natura vieppiù dilettantistica del nostro cosiddetto legislatore.

Immaginiamo che la misura sia asimmetrica, nel senso che perdite realizzate entro 48 ore continueranno a produrre crediti d’imposta al 20% e non al 27%, ma poco cambia realmente. Non vi parleremo neppure della riduzione di liquidità sul mercato causata da questa ennesima distorsione, perché il problema potrebbe essere meno acuto di quanto si ritenga. No, quello che segnaliamo alla vostra attenzione è il giochetto di entrate che coprono altre entrate. Non si chiede di essere fondamentalisti e sostituire minori entrate con tagli di spese, ma almeno evitiamo questi riflessi pavloviani e soprattutto cerchiamo di evitare di mettere mano in modo altrettanto “spot” alla tassazione delle attività finanziarie.

Perché, di questo passo, e vista anche l’ambizione renziana di un costosissimo sistema di sussidi quasi universali sul lavoro, ovviamente privi di copertura realistica, il prossimo passo sarà quello di inasprire la tassazione sul risparmio previdenziale integrativo. Solo che occorrerà trovare nuove etichette di stigma, perché chiamarlo “rendite finanziarie” esporrebbe gli autori al rischio di essere presi a calci al fondoschiena. Tutti sacrosanti, peraltro.

Aggiornamento – contrordine, legislatori: come segnala l’agenzia Public Policy,

(…) la Ragioneria dello Stato, da quanto si apprende, avrebbe sollevato dei dubbi sul perimetro della copertura e per questo si starebbe pensando di riformulare la seconda parte dell’emendamento, trovando una copertura alternativa alla tassazione sulle rendite “spot”. Allo stato attuale l’ipotesi più accreditata è che il relatore Giorgio Pagliari (Pd) o il governo riformulino l’emendamento trovando una copertura diversa. La partita però potrebbe anche concludersi con la soppressione dell’intero emendamento, e quindi uno stop allo slittamento della sovratassa per le e-Cig, con il proposito di ritornare sul punto alla Camera, dove il decreto è atteso dopo il via libera di palazzo Madama.

Che si diceva? Quando dilettantismo ed improvvisazione si accoppiano a rapacità e ideologismo, questi (ed altri) sono i risultati.

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