Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Tra rating, pantofole e sprid

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Oggi sul Corriere (a pagina 9) c’è una intervista di Lorenzo Salvia al procuratore per il Lazio della Corte dei conti, Angelo Raffaele De Dominicis, quello che vuole spezzare le reni alle agenzie di rating. Leggendola, si trasecola. Deve certamente essere uno scherzo di Carnevale, un complotto ai danni di De Dominicis medesimo, o un tiro giocato a Salvia da parte di qualcuno che si è spacciato per un alto magistrato contabile. O forse la Zanzara di Giuseppe Cruciani si è trasferita su carta stampata.

Intanto, l’apertura dell’intervista:

«Guardi che se lo sprid sta calando…». Lo spread, intende. «Sì, insomma, se scende è perché dopo che noi ci siamo mossi quelli si sono dati una calmata con i down ground». I downgrade. «Ecco, quelli. E poi anche Obama li ha chiamati a rispondere. Voglio dire: se non avessi lanciato il mio sasso nello stagno non sarebbe mica successo. Non le pare?»

Che ne dite, è possibile che il procuratore regionale per il Lazio della Corte dei conti (che il giornalista presenta scrivendo che ha “30 pubblicazioni scientifiche nel curriculum, più un libro di poesie e un saggio che intreccia le vite di Giulio Andreotti, Paolo Conte e Tinto Brass”) si sia espresso in questi termini? E non finisce qui.

A quanto ammontano i danni che verrano richiesti alle agenzie, quindi? Sono davvero 234 miliardi di euro?

«Non hanno letto bene. I miliardi sono di più, 351: 117 per il costo delle manovre che il governo italiano ha dovuto approvare dall’inizio della crisi. Più altri 234, il doppio delle manovre: il danno morale causato dalla perdita di credibilità internazionale»

Riguardo il patrimonio artistico, si conferma la chiave di lettura berlusconiana-fortisiana, cioè dell’aggredibilità da parte dei creditori. State allegri:

«Il concetto è semplice anche se l’hanno buttata in caciara, come si dice. Se tu sei il mio debitore a me non interessa sapere quanto guadagni ma quante case hai, quanti titoli, quanti soldi in banca. È sul patrimonio che mi posso rifare, non sulla busta paga. Con gli Stati funziona allo stesso modo»

Chiaro, no? I creditori possono stare tranquilli, quindi: siamo ben più ricchi ed aggredibili di quanto emerga dai dati ufficiali. Però pare che il dottor De Dominicis sia anche e soprattutto un patriota:

L’indagine parte da una denuncia? «No, dalla lettura dei giornali. Mi è sembrato subito chiaro che ci fosse un attacco all’Italia. Ci invidiano perché siamo tra i più ricchi al mondo». Ma un attacco di chi? «Questo lo dovreste scoprire voi. Resta il fatto che i tagli del rating erano immotivati. Ed avevano come unico obiettivo far scendere il valore delle nostre aziende, per poi comprarle a prezzi convenienti. E’ la prima volta nella storia del mondo che un Paese onorato e onorabile come il nostro viene aggredito così».

Purtroppo per l’Italia, De Dominicis non entrerà in politica. E ne ha anche per i colleghi magistrati contabili, dei quali ci regala un’immagine plastica:

Sembra pronto per la politica. «Scherza? Non accetterei mai. Guardi che sono stato io a sollevare la questione di legittimità costituzionale sul finanziamento ai partiti. Faccio solo il mio dovere, gli altri non lo so». Gli altri chi? «La verità è che sono isolato. Dalla politica poche parole. E anche qui alla Corte dei conti… quel comunicato che parla di possibile archiviazione sembra una smentita. I colleghi se ne stanno tutti in pantofole chiusi nelle loro stanze»

L’intervista termina qui. Non ci resta che attendere che il vero De Dominicis riesca a liberarsi e batta un colpo, mettendosi in contatto con il giornalista del Corriere. Destinazione Italia, e sai cosa bevi.

Aggiornamento – Pare che fosse proprio lui. Ora scusate, ma avremmo una valigia da preparare.

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