Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Vita in provincia – L’occupazione spagnola che non vi fu

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Esteri/Famous Last Quotes/Italia

Oggi il presidente del consiglio, Matteo Renzi, conversando con Alessandro Milan a Radio24, ha commentato il non troppo brillante (ma probabilmente non del tutto veritiero, per pessimismo) dato del Pil italiano del primo trimestre con un acrobatico esempio di “correlazione causale”, di quelli che solo i politici italiani, nella loro disperazione che si nutre di pensiero magico, possono sviluppare.

Sostiene Renzi:

«I dati del Pil indicano che paesi come la Spagna, che hanno fatto una riforma del lavoro che adesso stiamo facendo noi, sono avanti»

Certo Matteo, certo. Sono molto avanti. Noi, che come Renzi amiamo dare i numeri (solo in modo lievemente differente), vi segnaliamo l’ultimo dato sul mercato del lavoro spagnolo, riferito al primo trimestre 2014, confrontato con lo stesso periodo dello scorso anno. Come i più analitici tra voi osserveranno, nell’ultimo anno il totale degli occupati spagnoli è diminuito dello 0,47%, mentre il tasso di partecipazione alla forza lavoro è calato dello 0,71%. Per contro i disoccupati, in valore assoluto ed in percentuale, sono diminuiti.

Ora, al buon Renzi probabilmente non balza alla mente che il calo del tasso di disoccupazione, da solo, non significa assolutamente nulla, se non viene contestualmente raffrontato con i dati di occupazione. Il calo percentuale dei disoccupati può avvenire quando la forza lavoro si restringe più del numero di quelli che dichiarano di star cercando occupazione. Ciò può essere a sua volta indotto dal fenomeno dei lavoratori scoraggiati o comunque che non hanno più convenienza a restare iscritti alle liste di disoccupazione, perché ciò non causa alcun beneficio di welfare.

Nel caso spagnolo disponiamo pure di altri dati, che ci permettono di vedere che nell’ultimo anno le cose non sono state esattamente un trionfo, per il mercato del lavoro. Il numero di persone che hanno cessato di essere occupate eccede, in termini assoluti ed in variazione percentuale, quello di quanti hanno cessato di essere disoccupati; le persone divenute disoccupate superano quelle che hanno smesso di essere disoccupate; il numero di persone che hanno cessato di essere economicamente attive eccedono ampiamente il numero di quelle che lo sono divenute.

Quindi, esimio presidente del consiglio, di che accidenti stiamo parlando?

Ultima nota assai pedante: se allarghiamo lo sguardo indietro nel tempo possiamo inoltre osservare che negli ultimi tre anni il mercato del lavoro spagnolo (riformato nel marzo 2012) non ha fatto che peggiorare, sotto ogni metrica. Se non credete a noi, date un occhio al grafico in calce a questo post, che è dell’INA, l’istituto statistico nazionale spagnolo.

Da Renzi, quindi, ancora un esempio da manuale di pensiero magico, “correlazioni maledettamente spurie (e quindi causali) e pure rigorosamente monovariate, ubriacatura di provincialismo ignorante (nel senso che ignora quanto accade realmente fuori dai confini, e non è certo la prima volta). Che speranza abbiamo? Che, finito il giudizio divino europeo, si smetta di raccontare balle e fiabe ad un popolo di bimbi rintronati. Però, in fondo, Renzi lo capiamo: deve competere con un personaggio che vuole dare la dentiera a tutti gli anziani oltre ad aumentare le pensioni minime a mille euro al mese, e con un altro che ha dei “consiglieri economici” che hanno raggiunto un livello di coscienza simile a quello che c’era durante il raduno di Woodstock. Come minimo, ci aspettiamo che Renzi prometta soldi a partite Iva, incapienti, pensionati, animali domestici ed alieni in trasferta nella Penisola. Quasi fatto, proseguiamo alacremente, la sveglia seguirà.

SpagnaEmpleo
Un successo inequivocabile

Ultimi in Adotta Un Neurone

Placeholder

Il cugino di Spagna

Di tutte le leggende metropolitane che fanno da metronomo all’orchestrina del Titanic
Go to Top