Andrà molto peggio, prima di andare meglio

L’inflazione di Pavlov

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes

Pubblicata oggi da Istat la stima preliminare dell’indice dei prezzi al consumo di giugno, che mostra una variazione mensile dello 0,1% e tendenziale dello 0,3% secondo l’indice nazionale riferito all’intera collettività. L’indice euro armonizzato è dello 0,1% mensile e 0,2% annuale. Alcune considerazioni “serie” ed altre assai meno.

L’indice core, al netto delle componenti volatili di alimentari ed energia, cresce dello 0,7% da 0,8% di maggio. La variazione di giugno, come informa Istat,

«(…) è in primo luogo imputabile all’accentuarsi della diminuzione dei prezzi degli Alimentari non lavorati; contribuiscono in misura minore anche le decelerazioni della crescita su base annua dei prezzi degli Alimentari lavorati, dei Beni energetici non regolamentati e dei Servizi relativi all’abitazione»

Senza voler negare l’esistenza di una tendenza disinflazionistica molto accentuata nel nostro paese, sarebbe utile considerare che le variazioni di alimentari ed energia sono per definizione le più volatili, e che non a caso vengono escluse dal calcolo dell’indice core, che Istat definisce “inflazione di fondo”, e che tende ad essere quello che conta per valutare l’esistenza di pressioni inflazionistiche o disinflazionistiche.

Sarebbe quindi utile che le sedicenti associazioni dei consumatori dessero tregua alle agenzie di stampa, anziché alluvionarle di comunicati pavloviani da tregenda su ogni variazione di uno o due decimi di punto percentuale. Prendete ad esempio gli ultimi commenti mensili di Codacons. Ad aprile, l’indice tendenziale complessivo passava da 0,4% a 0,6%, ed i Nostri ululavano in questo modo, enfasi nostra:

«Nonostante l’inflazione resti molto bassa, l’incremento è da record. Un dato preoccupante, specie se si considera che i consumi continuano a precipitare ed il rialzo dei prezzi non è, quindi, indicativo di una ripresa della domanda interna. (…) L’associazione dei consumatori evidenzia, infatti, come questa inflazione, “nonostante sia in termini assoluti bassa, equivalga, in termini di aumento del costo della vita, ad una stangata annua pari a 201 euro per una famiglia tipo di 3 persone. Per una coppia di pensionati senza figli, con più di 65 anni, è equivalente ad una tassa annua pari a 173 euro, mentre per un pensionato single con più di 65 anni corrisponde a 111 euro” (Ansa, 30 aprile 2014)

Tralasciamo le modalità attraverso cui si calcolano i maggiori esborsi, che sono come la ricetta della Coca Cola: ogni “centro studi” di queste organizzazioni si calcola le proprie. A maggio, il tendenziale headline passa da 0,6 a 0,5%: pare assai poca cosa, più che altro rumore di fondo. Ed invece il riflesso pavloviano cambia radicalmente:

La frenata dell’inflazione, che a maggio si ferma allo 0,5%, «è un dato tutt’altro che rassicurante, perché conferma come i consumi degli italiani siano in drastico calo». Così il Codacons, commentando il dato definitivo diffuso dall’Istat. «I prezzi scendono perché le famiglie non comprano più», spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi (Ansa, 13 giugno 2014)

Ora a parte, che per capire se salgono o scendono, i consumi andrebbero calcolati in termini reali, cioè depurandoli dall’inflazione (perché è quello il dato che entra nel Pil reale), non si capisce per quale motivo una variazione tendenziale di un decimo di punto percentuale (cioè un rallentamento del passo di crescita dei prezzi, non la loro riduzione in valore assoluto) autorizzasse il prestigioso economista Rienzi (con la i, non confondetevi) a parlare di “prezzi che scendono”. Mistero. In realtà al Codacons avrebbero dovuto piantarla da tempo di tirar fuori il testo prestampato del comunicato stampa e calcolare l’aumento del costo della vita con tendenziale allo 0,5% anziché allo 0,6%. Ma tant’è.

Oggi, con inflazione tendenziale headline allo 0,3% su base dati nazionale, ecco il puntualissimo lancio dell’Ansa:

Il dato sull’inflazione di giugno è per il Codacons “estremamente preoccupante”. “In particolare è assolutamente allarmante il calo dei prezzi per i beni alimentari, perché rispecchia la forte riduzione di spesa delle famiglie – afferma il presidente Carlo Rienzi – I prezzi scendono, infatti, solo quando i consumatori non comprano più, e se non comprano più migliaia di piccole imprese sono destinate a chiudere” (Ansa, 30 giugno 2014)

Anche qui: il dato che conta è quello reale, non quello nominale, senza nulla togliere alle criticità dei conti delle imprese di settore, colpite da perniciose flessioni di fatturato. Ma che farà, il noto economista Rienzi, quando scoprirà che l’andamento dei prezzi degli alimentari è in flessione su base europea? Beh, potrà sempre dire che “la crisi è europea”, che sbadati. Comunque, state sereni: se il mese prossimo il tendenziale dovesse risalire dallo 0,3% allo 0,4%, Codacons e le sue sorelle hanno già pronto il comunicato che denuncia il “drammatico impoverimento delle famiglie italiane a causa dell’aumento dei prezzi”.

E vissero tutti analfabeti e contenti.

Ultimi in Adotta Un Neurone

Go to Top