Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il mediano a luci spente

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Della intervista di oggi sul Corriere a Matteo Renzi si potrebbero dire molte cose. Altrettante dovranno essere taciute. Alcune sono irrilevanti, altre illuminanti. La sensazione è che in questo paese abbiamo molti problemi, e che tutti si tengano.

Intanto, lo stile di conduzione dell’intervista (di Maria Teresa Meli). Che dire? Nulla, è meglio. Forse l’autrice puntava sul colore, chi può dirlo. O forse è stata ingaggiata dai detrattori di Renzi per ricoprirne l’immagine pubblica di un denso strato di materiale scarsamente assimilabile al miele di castagno. Perché alla fine occorre essere consapevoli che il cazzullismo sta corrodendo il paese dalle fondamenta. Come che sia, del Renzi che fa “le ore piccole” e che sa “quasi a memoria” il bilancio dello stato, “tutto da solo”, segnaliamo alcune perle.

«Calcisticamente parlando, qualcuno pensa che io sia un fantasista, cioè quello che inventa il colpo a sorpresa, o il portiere fortunato, che para i rigori perché provoca l’avversario. Non hanno capito che, dal punto di vista amministrativo, io sono un mediano (o in termini non calcistici, accessibili anche a chi non si interessa di pallone, un mulo), che su tutti i palloni si mette lì e “butubum-butubum” studia le carte. Ma è meglio che non lo abbiano compreso: così arrivo a fari spenti lì dove voglio arrivare, con buona pace di tutti i commentatori e dei professionisti della gufata»

Non è chiaro a quale onomatopea corrisponda il “butubum-butubum. Forse è un’espressione inglese, di quelle che Renzi notoriamente padroneggia. Il nostro premier ama dare di sé l’idea di quello che “studia i dossier”. Nulla di male, per carità. Ognuno di noi è il fanciullo che ha avuto problemi e frustrazioni per giungere all’età adulta. L’immagine dei “fari spenti”, dove forse Renzi voleva trasmettere l’idea del blitzkrieg contro le Forze della Conservazione, veicola invece l’idea del guasto meccanico, come stanno accorgendosi in tanti, dentro e fuori da questo disgraziato paese.

Quanto al resto, Renzi non ha paura dei mercati né degli investitori internazionali. Lo invidiamo moltissimo, per questo. Anzi, arriva persino a sbertucciare “gli esperti di banche che dieci anni fa dicevano che l’Italia sarebbe fallita ed invece sono fallite le banche”. Questo è un esempio classico del famoso “cicca cicca” (“tiè”) che tutti noi ricordiamo, dalla nostra infanzia. Nel caso di specie, sfortunatamente, il “fallimento” delle banche (che ovviamente non è avvenuto, trattandosi -purtroppo- di istituzioni sistemiche, che come tali porterebbero tutti all’inferno con sé) ha comportato invece il quasi fallimento degli stati sovrani. Ma forse questo a Renzi è sfuggito, facendo le ore piccole sui dossier.

Sempre sulle banche, altro passaggio che conferma che Renzi non ha esattamente le idee chiare su come funziona quel mondo, e più in generale quello dell’economia. Infatti il Nostro è convinto che sia tutto un problema di liquidità:

«Le banche non hanno più alibi. Patuelli (presidente dell’Associazione bancaria italiana ndr ) che fa la lezioncina all’annuale assemblea dell’Abi non si può sentire. Ho molto apprezzato la reazione pacata ma tosta di Padoan. Le banche adesso sono piene di liquidità. Diano i soldi alle aziende, invece che lamentarsi. Con l’operazione Draghi non hanno più ragione di lamentarsi, né di mettere in sofferenza i piccoli artigiani, gli imprenditori del Nordest, le partite Iva. Navigano nei soldi, li spendano, grazie»

Capite? “Liquidità” uguale “ricchezza”. Un genio. Che poi manchi domanda di credito perché manca domanda aggregata, o che le sofferenze richiedano continue patrimonializzazioni, che nulla azzeccano con la “liquidità”, sono concetti che a Renzi sfuggono. Però è tanto pop strigliare i banchieri, molti dei quali sono effettivamente più finanziariamente analfabeti dello stesso Renzi, quando poi non decidono di fare delle scorribande nel penale, ad imperitura memoria delle proprie gesta.

Ma l’aspetto inquietante di tutta la vicenda è che Renzi ormai parla apertamente come Tremonti. Ma anche come Berlusconi, soprattutto quando sentenzia:

«L’Italia è molto più forte di come si racconta in sede internazionale: ha un alto debito pubblico, è vero. Ma ha ricchezza privata»

E infatti, messere. Lì una patrimoniale “è la morte sua”. Che poi, anche qui, altra similitudine: si va all’estero, si prendono sonori ceffoni (ricordate il Global Legal Standard di Tremonti?), si torna in patria e ci si fa intervistare da qualcuno dei nostri watchdog da riporto. Vabbè, che altro? Una chicca: lo “sblocco minerario”, per

(…) raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in Italia e dare lavoro a 40 mila persone e non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini.

Se una cosa del genere dovesse accadere, statua equestre per Renzi in ogni piazza italiana. Nel frattempo, torniamo a giocare con i soldi dei contribuenti per il trentasettesimo “salvataggio” di Alitalia. Però questa volta le chiameremo “politiche attive del lavoro”, non sussidi. E certamente cambieremo verso:

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