Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Così morti da sentirsi risorti

in Discussioni/Italia

All’indomani della sentenza di appello che assolve Silvio Berlusconi nel cosiddetto processo Ruby, le lancette dell’orologio italiano sono state gioiosamente riportate indietro, ed ora è tutto un affannarsi di retroscenisti politici (la categoria che meglio di qualsiasi altra incarna il declino del paese) intorno ai cosiddetti “nuovi scenari” che questo evento produrrà. Le cose non stanno così, ma quando si vive in una foresta pietrificata a volte i miraggi abbondano.

Non entreremo, qui, nella solita diatriba sulla clamorosa divergenza tra sentenza di primo grado ed appello. Non ne abbiamo le competenze “tecniche”, ma solo il senso comune di sentirci piuttosto spaesati. Dove invece riteniamo opportuno compiere qualche riflessione è sul “grande piano di rilancio” del centrodestra e del berlusconismo, che appare piuttosto grottesco, se solo si tenta di guardarlo da prospettiva minimamente esterna.

Dunque, ora Berlusconi fantastica del suo grande ritorno, di cambiamenti alla legge Severino, di una federazione del centrodestra, e di quant’altro. Tutto mentre il mondo è avvolto dall’angoscia per quanto accade al confine tra Ucraina e Russia e nei Territori Palestinesi, per dirne solo un paio. E tacendo della miserrima condizione economica del nostro paese, che sta sempre più scivolando verso la resa dei conti, che presumibilmente avverrà il prossimo anno, con la messa sotto tutela da parte delle istituzioni europee, in un processo inerziale che rischia di essere accelerato se la crisi con la Russia precipitasse verso una guerra economica da cui l’Europa sarebbe travolta, a partire dalla sua neghittosa locomotiva tedesca.

Eppure, ad ascoltare e leggere i nostri media, il legame tra lo scenario internazionale ed il nostro destino appare solo indiretto e mediato. Proseguono i cinegiornali Luce su Renzi in trasferta africana che fantastica di quante meraviglie riuscirà a realizzare nei prossimi mille giorni, a partire dal primo settembre. E se insorgessero problemi nel durante, non temete: ai mille giorni verranno applicati degli opportuni timeout, un po’ come le fattispecie interruttive della prescrizione o di un iter amministrativo della nostra pubblica amministrazione, quella che Renzi vuole sottoporre ad un mutamento futurista ed accelerato, ma solo sin quando la realtà non lo riconduce a più miti consigli.

E del resto, inutile biasimare Renzi: oggi, in termini maledettamente relativi, il giovine parolaio fiorentino è il meglio che passa l’italico convento, se non volete gettarvi dalla rupe scientologica del grillismo che fa e disfa le ideuzze dei suoi volenterosi giovani emergenti, dotati purtroppo (per loro) di una catena molto corta ma assai più efficace di futuribili microchip.

E poi c’è il redivivo Berlusconi. L’uomo che ha miseramente fallito in ogni sua esperienza governativa, negli ultimi vent’anni, in Italia e fuori. E che, malgrado ciò, non demorde (lui ed i suoi fedelissimi) a vedere complotti dietro ogni angolo. Berlusconi ha “guidato” in Europa un paese che è inequivocabilmente fallito, ben prima che la crisi della costruzione europea prendesse forma (basterebbe guardare le statistiche economiche ante 2008, per accorgersene) eppure è molto meglio dire che si è trattato e si tratta di un complotto esterno per depredare il nostro paese delle sue bellezze e della sua ricchezza. Quella stessa ricchezza che ogni premier italiano, negli ultimi anni, ha più o meno esplicitamente posto a garanzia della solvibilità del nostro debito pubblico, mostrandosi talmente conseguente da mettere mano ad una imposizione patrimoniale che va ormai verso l’esproprio.

Però ora Berlusconi vuole la “rilegittimazione europea”, singolare. Avendo così bene operato negli ultimi vent’anni su quello scenario, è certo che l’avrà. Soprattutto l’ha già avuta da noi italiani, sempre così pronti a trovare un nemico esterno che trama contro di noi. Più o meno quello che si dirà di Renzi, avversato dai poteri più o meno forti nel suo epico tentativo di rimettere in linea di galleggiamento la barca italiana, pur tentando di prendere le stesse scorciatoie affabulatrici di Berlusconi. Il problema è che si tratta di un galleggiamento che serve solo a raggiungere il bacino di demolizione, come la Costa Concordia, metafora abusata di un paese stremato dalla sua stessa credulità. Soprattutto nelle resurrezioni di chi è talmente morto da non essersene accorto.

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