Andrà molto peggio, prima di andare meglio

La legge delle rodomontate decrescenti

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Ci sono essenzialmente un paio di punti che meritano segnalazione, della lunga intervista che il premier Matteo Renzi ha concesso al direttore del Sole, Roberto Napoletano. Indicano l’ampio (e purtroppo crescente) golfo che esiste tra prassi di governo e realtà.

Il primo è la rivendicazione del premier di aver ridotto l’Irap. Con immediata obiezione di Napoletano sulle coperture:

Lo avete fatto aumentando le tasse sugli utili societari.
«Anche qui c’è una logica: abbiamo voluto spostare tassazione dal lavoro alla rendita finanziaria»

Da dove cominciare? Forse dal fatto che anche Renzi, dopo Padoan, è convinto che i redditi di capitale prodotti dal debito pubblico non sono “rendita finanziaria”. In attesa che qualcuno ci spieghi cosa sono (la vicenda si fa interessante), a Renzi sfugge che questa tassazione a carico di strumenti finanziari emessi dal settore privato ed acquistati da persone fisiche è fortemente penalizzante oltre che distorsiva ed iniqua. Salvo poi avere esponenti di governo e maggioranza che scoprono l’uovo di Colombo per stimolare gli investimenti delle Casse previdenziali, magari immaginando forme di agevolazione fiscale sui loro frutti. Nei giorni pari sono “rendite”, in quelli dispari sono “opportunità”.

Altro concetto esplicitato da Renzi è il seguente:

«Introdurremo in Italia il modello di lavoro tedesco, non quello spagnolo»

Qui sarebbe utile che Renzi e gli italiani sapessero che “il modello di lavoro tedesco” è utilizzato in un paese ricchissimo di risorse fiscali, utilizzabili quindi per un altrettanto ricco sistema di welfare. Per contro, il “modello spagnolo” (questo) è il sistema di un paese ferocemente depauperato di risorse fiscali, e che in nessun caso potrà permettersi una rete di protezione sociale come quella tedesca. E neppure tentare di avvicinarvisi. Secondo voi, l’Italia a quale polarità potrà mai appartenere, soprattutto pensando alle risorse necessarie per il nuovo sussidio universale di disoccupazione, previsto nel Jobs Act? Il tutto mentre siamo qui a sudare freddo per trovare ogni volta i soldi per rinnovare la cassa integrazione in deroga, che prima o poi andrà giocoforza soppressa.

Cose già dette più e più volte, inutile ribadirle. Prendiamo comunque atto che Renzi vuole essere rassicurante, quando propone il “modello” tedesco e non quello spagnolo, a cui tuttavia nel recente passato riconosceva virtù quasi taumaturgiche:

«I dati del Pil indicano che Paesi come la Spagna che hanno fatto una riforma del lavoro che adesso stiamo facendo noi, sono avanti». Così Matteo Renzi, a Radio24, analizzando il dato negativo del primo trimestre del Pil (Ansa, 16 maggio 2014)

Riguardo le risorse immesse nel sistema, cioè la nota modalità nozze coi fichi secchi, è utile esercitarsi con la memoria, che in questo paese è sempre drammaticamente carente, e che invece rappresenta la terapia perfetta contro l’annuncite:

«Il 31 luglio andiamo in Consiglio dei ministri e apriamo la procedura d’ascolto che faremo ad agosto» dopo la quale «dal primo di settembre saremo pronti a partire con 43 miliardi pompati» alle infrastrutture, «una sorta di angioplastica nell’economia italiana». Lo ha detto il premier Matteo Renzi all’inaugurazione della Brebemi. «Possiamo mettere in campo un’operazione sulle infrastrutture che soltanto sbloccando i vincoli che ci sono libera da settembre 43 miliardi di euro», ha spiegato (Ansa, 23 luglio 2014)

Lo Sblocca Italia si compone di “10 capitoletti”, il primo «sblocca cantieri, per grandi e piccole opere ferme e già finanziate sbloccabili con semplificazioni e interventi ad hoc, che attiva risorse per 30 miliardi di euro euro» e «il 57% delle risorse sono private». Così il premier Matteo Renzi illustrando i contenuti dello Sblocca Italia (Ansa, 1 agosto 2014)

Il Governo ha “approvato il decreto legge sblocca Italia”. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al termine del Consiglio dei ministri, spiegando che con il decreto “si sbloccheranno opere per 10 miliardi in 12 mesi” e che saranno destinati “3,8 miliardi di euro ad opere cantierabili a strettissimo giro” Radiocor, 29 agosto 2014)

«Ieri abbiamo preso provvedimenti molto seri, ci possono essere dubbi ma all’Anci rispondo che le risorse sono superiori a 3 miliardi». Così Renzi, lasciando Bruxelles, risponde alle critiche arrivate sullo Sblocca-Italia (Ansa, 30 agosto 2014)

Da Bomba a Petardo (bagnato, per giunta) il passo rischia di essere breve.

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