Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Spagna, rallenta la creazione di nuova occupazione

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri

Ieri l’altro il ministero dell’Economia spagnolo ha reso noto che, nel mese di agosto, il numero di iscritti alle liste di disoccupazione è aumentato di 8.070 unità (dato non destagionalizzato). Corretto per la stagionalità, il dato si rovescia, e segna un calo di circa 11.000 unità. Che problema c’è? Che in luglio il dato destagionalizzato di iscritti alle liste di disocuppazione era aumentato di 32.500 unità.

Alcuni dati sembrano indicare un rallentamento nella ripresa del mercato del lavoro spagnolo, solo in parte riconducibile a fattori stagionali. Peraltro, dopo la correzione per la stagionalità, il numero di disoccupati spagnoli è risultato in agosto maggiore che in maggio. Di per sé, questo dato non significa granché, visto che può indicare un reingresso nella forza lavoro di soggetti in precedenza scoraggiati, circostanza caratteristica delle fasi di ripresa economica. Se tuttavia si cerca riscontro indiretto nel numero di quanti versano contributi alla sicurezza sociale (un dato che quindi fornisce le dinamiche dell’occupazione), i motivi per rallegrarsi continuano a latitare.

In agosto, il numero degli iscritti alla sicurezza sociale è calato di 97.582 unità, dato non destagionalizzato. Agosto è tradizionalmente un mese sfavorevole, per questo tipo di dati; la correzione per la stagionalità riduce drasticamente il calo ma non lo elimina, producendo una flessione di 2.297 persone. Su base destagionalizzata, nel periodo giugno-agosto il numero di spagnoli che versano contributi sociali è aumentato di complessive 18.200 unità. Sarebbe un aumento medio di occupazione di 6.000 (seimila) unità al mese, nell’ultimo trimestre. Se per voi questo è un passo robusto di creazione di occupazione, avete un problema.

Possiamo quindi asetticamente affermare che, nell’ultimo trimestre, il mercato del lavoro spagnolo ha di fatto arrestato il proprio recupero. Se si tratti di fenomeno transitorio o di altro, lo scopriremo nei prossimi mesi. Nel frattempo, nel suo Employment Outlook 2014, pubblicato ieri (lo trovate embedded qui sotto, molto interessante pur se ponderoso, anche per scoprire come è messa l’Italia), l’Ocse ha segnalato che la Spagna è tra i paesi che hanno visto negli ultimi anni il maggior tasso di contrazione dei salari reali e del costo del lavoro per unità di prodotto. Inoltre, a conferma del fatto che la Spagna non ha modificato la natura dualistica del poprio mercato del lavoro, il rapporto Ocse segnala che, negli anni della crisi, la quota di occupati a tempo indeterminato nel paese iberico ha subito una rilevante contrazione, ed oggi si trova a solo il 24,5% del totale.

Ah, il tasso di occupazione, in Spagna, nel quarto trimestre 2013, era del 42,5%. Nel quarto trimestre 2007 tale valore era al 53,5% (pagina 42 del documento Ocse, qui sotto). Numeri che indicano la devastazione che la crisi ha inflitto all’economia ed alla società spagnole.

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