Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Quando c’è la logica, c’è tutto

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Facciamo un esperimento del pensiero, seguite la sequenza. Per avere occupazione, occorre che ci sia crescita. Non è sempre e comunque vero, a dirla tutta, perché nelle prime fasi di ripresa dopo una crisi economica l’occupazione non aumenta subito, visto che le imprese prima ricorrono agli organici esistenti. Ma sul principio astratto siamo comunque d’accordo, lasciando per un attimo da parte le magie della Renzinomics? Bene.

Ora prendiamo le motivazioni dell’ultimo downgrade di S&P al debito sovrano italiano. Tra le quali figura questa:

«Il downgrade riflette le ricorrenti debolezze che vediamo nella performance del Pil reale e nominale dell’Italia, inclusa l’erosione della sua competitività, che stanno danneggiando la sostenibilità del suo debito pubblico»

Poi prendiamo l’intervista al responsabile Economia e Lavoro del Pd, Filippo Taddei, pubblicata ieri sulle testate del Quotidiano Nazionale:

Professore, i nostri titoli di Stato sono considerati quasi ‘spazzatura’. Perché S&P ci ha tagliato le gambe?
«Non si fidano di noi. Parlano. Sta tutto in quelle perplessità sulla nostra capacità di implementare le riforme»

Si, ma proprio ora che il Jobs Act è diventato legge?
«Loro sono preoccupati per i decreti attuativi. Temono che tardino o cambino la sostanza della riforma che, da delega, è ora nelle mani del governo»

Avete sei mesi per emanarli.
«Partiamo subito con contratto a tutele crescenti e nuova Aspi (indennità di disoccupazione, ndr): saranno pronti entro trenta giorni. A quel punto, davanti ai fatti, Standard&Poor’s dovrà tornare sui suoi passi. Non solo mi aspetto che riveda le previsioni sull’Italia da stabili a positive, ma voglio anche che alzi il rating. E stavolta non ci accontenteremo del ‘BBB’ che avevamo venerdì prima del downgrade: ci dovranno assegnare un livello più alto»

Quando vedremo gli effetti del Jobs Act? Farà calare la disoccupazione?
«Non nell’immediato. Si va per gradi: il primo obiettivo della riforma è dare certezze alle imprese»

Quindi, riassumendo: siamo stati declassati sulla base di timori per l’assenza di crescita; ora però implementeremo il Job Act molto rapidamente, e le agenzie dovranno migliorare il nostro rating. E per quale motivo dovrebbero, forse perché il Job Act ridurrà la disoccupazione, il che significa che ci sarà crescita, quello che vogliono le agenzie di rating? No, il Job Act non ridurrà la disoccupazione “nell’immediato”. E allora, perché mai l’implementazione del Job Act dovrebbe portare a miglioramenti del rating? Questo loop a noi ricorda molto la scenetta del bimbo che chiede al padre: “Papà, che vuol dire pourquoi?” Ed il padre: “Perché”. Il bimbo, di rimando: “Così. Non me lo vuoi dire?”.

E non perdetevi questa:

Dei 315 miliardi promessi da Juncker ce ne sono solo 21…
«Sul piano Juncker ci sono alcune perplessità, la leva finanziaria secondo cui ogni euro pubblico messo dall’Europa ne attirerà altri 15 di investimenti privati non trova applicazione nella realtà. Ora Juncker deve trovare una soluzione: è per quei 300 miliardi che l’hanno votato»

Ecco, fine delle illusioni. Ora serviranno altri Colossei da vendere in televisione, per evitare che un Signor Nessuno uscito dal nulla spieghi ruvidamente come stanno le cose alle Brave Venditrici di turno.

E voi ancora vi stupite se lo iato tra realtà e governo Renzi è un golfo che sta diventando più ampio del Grand Canyon?

Ultimi in Adotta Un Neurone

Placeholder

Il cugino di Spagna

Di tutte le leggende metropolitane che fanno da metronomo all’orchestrina del Titanic
Go to Top